La televisione accesa, la fonte di luce dell'ambiente, gli evita di incappare negli ostacoli in sala mentre guizza via spedito, deciso ad andare incontro al genitore. Giunge a ridosso dell'interruttore, sta per premerlo quando una mano grande e accalorata si mette a ostacolo.

"Roma?"
La mano si ingentilisce anche se rimane lì, irremovibile guardiana sul punto luce.

"Non accendere, Zacky. Tuo padre non reggerebbe..."

"Ha qualche problema agli occhi?" si accerta.

"No, non proprio..."

Zack vede la sagoma nel buio torreggiare su di lui.
"Dave ha problemi a farsi vedere da te, in questo stato" bisbiglia. Ti prego, cerca di capire..."

Il ragazzo obbedisce e rinuncia alla luce, deglutendo la tensione dopo un sì. Ma nonostante tutto, non smette di cercare ancora suo padre nella penombra, fremente di sapere. Ed eccola, non distante, una figura barcolla fino a raggiungere Roma e ad aggrapparsi alla sua spalla per sostenersi. Geme e zoppica al fianco del suo soccorritore, procede ingobbita mentre si lascia guidare in un'andatura penosamente lenta, verso la camera di David.

"Papà..."

È appena un miagolio quello che sfugge a Zack. Prova a trattenere le lacrime che spuntano a quella penosa vista, ma quelle sono lame di acqua e sale che gli dilaniano gli occhi e scavano, spietate, le sue guance in fiamme.

E si ritrova a singhiozzare pietà e colpevolezza, nella notte, una lunghissima notte in cui scopre che no, suo padre è tutt'altro che indistruttibile, anzi. Suo padre soffre.

Soffre come un Omega qualsiasi per una natura che li vuole fragili, deboli e bisognosi di aiuto. Soffre a causa di un figlio, un Alpha che è stato arrogante e presuntuoso, che ha scommesso sulla forza paterna credendola inesauribile, e che adesso si tortura il cuore per averla dissolta con le sue stesse mani.

Se solo potesse tornare indietro... Ah! Se solo si riuscisse a compiere un simile prodigio, Zack proverebbe a risolvere in un altro modo la questione di James. Forse chiederebbe aiuto a Mark, o a Jay. Di certo, non ruberebbe a suo padre quelle pillole. Eviterebbe di ripetere l'errore e gli chiederebbe un parere, in quanto Omega. Soprattutto, in quanto amico. Perché David, malgrado i loro opposti punti di vista sulla vita, c'è sempre stato per lui.
Zack, invece, con questa vicenda teme di avere bruciato la sua unica occasione di esserci per David, e questo lo fa sentire una nullità.

Scusa, papà.
Vorrebbe dirglielo, Zack, ma tutto ciò che gli è concesso è di osservare il proprio genitore ridotto a uno schifo nascondersi in camera, nel cuore della notte, mentre Roma gli fa da guardiano e lo obbliga a rimanere in disparte, incurante di come questo lo faccia sentire male.
Una volta che la porta si chiude dietro David, l'amico gira i tacchi e a lunghe falcate guadagna l'uscita, lasciando il ragazzino col fiato sospeso, a vergognarsi di sé.

Nessun confronto tra i due, ma a Zack è stato sufficiente che Roma si tirasse dietro il portoncino blindato senza un saluto, per capire quale fosse il giudizio su di lui.
Le immagina bene, le accuse non dette, e fanno male perché le sente vere.

Colpevole. Ladro.
Zack tira su col naso e si asciuga gli occhi; incassare non è mai stato il suo forte e il più delle volte ha rimandato il colpo al mittente. Impossibile, però, questa notte, la maledetta notte in cui avrebbe preferito uno schiaffo in pieno viso da suo padre, piuttosto che saperlo ferito e distrutto a causa sua.

Sì, Zack è sicuro di meritare quelle accuse. Lo sdegno nel silenzio di Roma non solo gli sembra giusto, lo sprona persino a rimediare quello schiaffo che il padre avrebbe diritto di dargli.
Convinto che, per quanto mortificante possa essere, sarebbe senz'altro più lieve del pugno nello stomaco che gli ha sferzato la coscienza.

Io, OmegaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora