9 - Scusa

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Il metallico clack della serratura d'ingresso fa capitombolare Zack giù dal divano per lo spavento. Un battito veloce con le palpebre e poi il ragazzino si guarda un po' intorno, rendendosi conto solo dopo qualche attimo di non essere nella sua cameretta, bensì in sala.
È buio e il brusio della televisione accesa fa da inquietante colonna sonora al sinistro cigolio della porta.
Trattenendo il fiato tende l'orecchio in ascolto della familiare camminata del padre, ma il trascinarsi che avverte è ben diverso dalla sua solita leggerezza.
Tra l'altro, a quanto può dedurre dal ritmo dei passi sembrerebbe essere entrato in casa ben più di una persona.

"Papà?"

La voce squillante di Zack rimbomba e indietro gli ritorna poco più che un gemito. Di sicuro, è la voce del genitore, ma non sembra stare affatto bene.

"David, sei tu?"
Il movimento all'ingresso, d'un tratto cessa. E poi, finalmente, la sua voce.

"Zack... Fila a letto."
Nonostante la ramanzina, il ragazzo è sollevato di avere sentito una replica per bocca di suo padre. Dopo il messaggio in cui è stato avvisato da Roma che David non sarebbe tornato subito a casa per via di un malore, è rimasto così turbato che ha aspettato il suo rientro finché non è crollato poi per la stanchezza.
Certo, è stato piuttosto chiaro in proposito allo stare poco bene, ma non altrettanto sul motivo, per cui ha creduto che al ritorno il padre si sarebbe presentato in buono stato. Che tutto sarebbe stato come sempre, dopo un breve momento no.
E invece, l'eco dei rantoli di sofferenza pr il corridoio gli dice tutto il contrario.

Che sia a causa del suo ciclo?

Il pensiero gli suona quasi ridicolo, perché mai avrebbe preso in considerazione una sua fragilità vedendo da sempre in David una figura indistruttibile, capace di tutto ciò che un comune Omega non saprebbe fare. Eppure quel dubbio gli è nato dentro, ormai, e una patina di gelo gli imperla la fronte di colpo. Perché non sa come comportarsi di fronte alla sofferenza di suo padre. Perché non sa come far tacere la voce della sua coscienza, fino ad allora ignorata con forza, e ammettere le proprie responsabilità.

Sì, genio! Certo che è per via del ciclo! Tuo padre è un Omega che lo sta affrontando senza difese, per la prima volta dopo tanti anni. Starà malissimo per almeno una settimana!

"Oh, cazzo..."

Mugola sovrappensiero mentre, ancora appollaiato di sotto, con la mano destra prende a tastare i cuscini del divano, in cerca del proprio cellulare. Procede a tentoni sul tessuto sintetico, incontrando rimasugli di patatine, qualche cosa di morbido che fatica a definire, e buttando giù il telecomando della TV.
Vari tentativi dopo, il piccolo schermo del telefono si illumina all'incontro con i suoi polpastrelli e gli permette, allungando il collo, di leggere l'orario sul salva schermo.

Le quattro del mattino. Piuttosto tardi per lasciare che passi un semplice momento no.

Dal corridoio, un brusco colpo di tosse lo fa sobbalzare. Suo padre geme, sembra quasi sul punto di vomitare a terra.

"Vuoi fare tappa in bagno?" gracchia Roma. Zack avverte il suo tono preoccupato, cupo e rauco, e non può fare a meno di tremare di angoscia.

Diversi colpi di tosse dopo, arriva finalmente la replica di David.

"No... ce la faccio."

Sta male, senti? E adesso va' e guardalo! Guarda bene, Zack. Guarda cosa hai fatto a tuo padre. Perché lo sai, che è tutta colpa tua.

"Papà!"

Lo invoca a gran voce, in sfida al dolore che gli ha annodato la gola. Ha dovuto, Zack, è stanco di restare inerme. 

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