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Harry

Parcheggio l'automobile direttamente sotto il palazzo grigio e lascio l'abitacolo in tutta fretta. Non ho neanche telefonato in ospedale per chiedere dove diamine sia Niall Horan ma, se la memoria non mi inganna, oggi dovrebbe essere libero.

Il portiere mi accoglie all'entrata e mi sforzo di abbozzare un sorriso, mentre mi avvicino.

«Buonasera, dottor Styles», mi saluta.

«Salve. Niall è in casa?»

«L'ho visto rientrare qualche ora fa. Vuole che lo avvisi?»

Scuoto la testa. «No, farò da solo. Grazie.»

Senza aspettare oltre, mi allontano e mi dirigo verso l'ascensore aperto. Premo il pulsante che porta all'ultimo piano e picchietto le dita sulle porte metalliche una volta chiuse.

Sento l'adrenalina al massimo e spero che tutti questi anni di esercizio per mantenere un certo autocontrollo mi aiutino a non fare qualche cazzata di cui mi potrei pentire in seguito. È strano pensare che Niall possa essere coinvolto in qualche modo in tutta questa faccenda, ma ormai ho capito di non potermi più fidare di nessuno. D'altronde, se Daisy, la mia madre adottiva, mi ha tenuta nascosta la verità riguardo mia madre, tutto è possibile.

Le porte si riaprono e, senza perdere tempo, busso più volte alla porta dell'appartamento di Niall. È tardi, ma non mi interessa. Voglio delle spiegazioni e le voglio oggi.

Non ricevo risposta e busso ancora, stavolta più forte, finché non mi pare di sentire dei passi pesanti avvicinarsi. Niall apre la porta e, appena mi vede, aggrotta la fronte.

«Harry...»

Non gli do il tempo di finire la frase. Entro dentro casa sua senza tante cerimonie. «Dobbiamo parlare.»

«È notte fonda», risponde, chiudendo la porta.

Emetto una debole risatina. «Niall, dobbiamo parlare», ripeto.

«Non possiamo farlo domani?» chiede, soffocando uno sbadiglio.

«No.»

«Sono stanco.»

Inizia seriamente a darmi sui nervi e non ho tempo da perdere. Così, giusto perché lo conosco da anni e so benissimo come fargli paura, sfilo la pistola dalla fondina. Lui, come previsto, sgrana gli occhi e indietreggia, con le mani sollevate.

«Harry...»

«Niall, prima che faccia qualche cazzata, ti conviene starmi a sentire e rispondere alle mie domande. Sono stato chiaro?»

«Io non so niente, te lo giuro!» esclama, scuotendo la testa.

Un punto in meno per lui. Ammettere di non sapere niente, senza conoscere nemmeno cosa io voglia chiedergli, significa che sa qualcosa. Nonostante io sappia quanto sia sbagliato, sollevo la pistola e la punto in direzione della sua fronte. Non voglio realmente fargli del male, non potrei mai, ma una buona dose di paura lo spingerà a sputare il rospo.

«Niall», lo richiamo con tono fermo, «o parli, o non risponderò delle mie azioni. Sappiamo benissimo a cosa mi sto riferendo, perciò ti chiedo di evitare di farmi perdere di tempo.»

Doctor Dream (3&4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora