Rainbow Cruise

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Erano in missione sotto copertura sulla Rainbow Cruise da quasi una settimana e definirlo un buco nell'acqua era un complimento.
Si erano imbarcati su ordine dell'operazione congiunta tra la loro unità, quella di White Collar e Cyber. Il loro obiettivo era quello di scovare un pericoloso truffatore fingendo di essere una coppia gay, ovvero il target che il loro misterioso ricercato amava prediligere.
Tom e Danse si erano sbaciucchiati per giorni senza ottenere niente di niente e quello al Loco era l'ultimo tentativo che avevano per attirare il loro truffatore.
Erano in mezzo alla pista da ballo, pigiati tra decine di corpi maschili sudati e quasi nudi. Il dress code del Loco era a dir poco rilassato, in quanto il club queer friendly e l'unico posto in cui erano obbligatorie scarpe e maglietta era il bar della lounge interna.
Guardarsi intorno o parlarsi era impossibile, e onestamente Tom non avrebbe voluto farlo neanche se avesse potuto. Era schiacciato contro il petto enorme di Danse da un surfista alto dodici metri e coperto di tatuaggi che ballava con un ragazzetto bruno e sottile con gli occhioni languidi.
C'erano posti ben peggiori in cui era stato ed effettivamente forse se la stava godendo un po' troppo ma ehi, vedendo il corpo di Danse nessuno lo avrebbe mai giudicato.
Quest'ultimo lo afferrò per l'orlo dei calzoni e se lo tirò addosso. "A ore quattro," gli esclamò nell'orecchio, prima di mordergli il lobo.
Tom chiuse gli occhi per il brivido che gli percorse la schiena, ma si voltò comunque dalla parte che gli era stata indicata. Una persona che avevano già visto a un incontro sulla nave, il traduttore - gli sfuggiva il nome in quel momento, Gabriels gli pareva - era a bordo pista e, con le mani in tasca, si dondolava su una gamba e guardava la gente ballare. Era da solo e non sembrava stesse aspettando nessuno.
C'era qualcosa di strano in quel tipo, ma Tom non era sicuro di cosa. Dopo l'incontro con i giapponesi e le signore Donovan, lo avevano beccato a un altro paio di incontri con Oliver Mount, anche lui a bordo della Rainbow Cruise. Era subito parso strano a entrambi, ma da una conversazione con Jeremy, l'assistente di Mount,  aveva appreso che non era inusuale che dei freelance come Gabriels gestissero o coadiuvassero meeting lavorativi di diversi clienti. Erano molto più rare le persone come lo stesso Jeremy, dedite a un solo contratto.
Di fatto quello non lo rendeva interessante ai fini della loro indagine. Non potevano sospettare di lui solo perché lo vedevano più spesso di quanto ritenessero normale. Quasi sicuramente l'uomo era lì per divertirsi a sua volta, ma se Danse glielo aveva segnalato ci doveva essere un motivo?
A proposito di Danse: nel frattempo la loro danza si era fatta un po' più spinta, complice la vicinanza obbligata da scatola di sardine in cui si erano infilati. Le mani di Nick erano ovunque sul suo corpo e quello era di certo un bel cambio di registro vista la discussione mattutina che avevano avuto sul mantenere le distanze.
Com'era il detto? Go big or go home.
"Si sta spostando," comunicò al suo capo, con un cenno della testa.
Tom si allungò per baciargli il collo. Gli fece un sorriso svenevole e tenne d'occhio l'uomo, che sembrava essere solo intenzionato a prendersi da bere al bar della lounge interna. Difficile che desiderasse fare affari in quel posto, non fosse altro perché era impossibile parlare.
Ma se Danse voleva tenerlo d'occhio, allora Tom l'avrebbe tenuto d'occhio.
Gabriels scelse quel momento per voltarsi col suo drink in mano. Forse sentendosi osservato l'uomo sorrise direttamente a Tom e alzò il bicchiere come per fare un brindisi.
"Cazzo," urlò questi all'orecchio di Danse. Le sue mani enormi erano appoggiate appena sopra le sue chiappe, due distrazioni grosse e calde almeno quanto doveva essere il pacco di Dans--- no.
Cazzo Elliot, ripigliati.
Danse sorrise e spostò una mano per stringergliela intorno alla vita e spalmarselo addosso.
"Mi ha salutato col bicchiere. Ci ha visto."
"Possiamo dargli qualcosa da guardare," disse Danse, poi si chinò a baciarlo.
Tom si chiese-- non si chiese nulla. Smise completamente di pensare.
Erano su quella cazzo di barca neanche da una settimana, ma tra la vicinanza forzata, la mancanza di privacy, problemi a casa e tutte le grosse discussioni degli ultimi giorni, Tom si sentiva come una bomba pronta a esplodere.
Aveva bisogno di contatto fisico.
Danse baciava come faceva tutto il resto: aggressivo, forte e spietato.
Gli morse il labbro inferiore e gli invase la bocca con la lingua senza fermarsi a chiedergli nulla. Tom era preparato - a livello teorico - ma niente avrebbe potuto prepararlo al crampo istantaneo di desiderio che gli si arricciò nel ventre, spingendolo ad aggrapparsi alle grosse braccia di Danse per non inciampare nel mare di uomini intorno a loro.
Già, quelli. Avevano smesso di esistere. La musica non esisteva più, il caldo e il sudore non esistevano più.
Doveva staccarsi da Danse. Doveva schiarirsi la testa. Era lì per osservare, tenere d'occhio, non farsi guidare di propri lombi. Era più forte di così, della sua stupida cotta per il suo capo di cui pensava di aver spento le ceneri quando invece l'aveva solo spazzata sotto al tappeto.
Fu spinto contro un muro, con Nick che gli passava le mani sotto alle cosce e lo inchiodava tra la parete e il suo corpo enorme e bollente. Tom non stava nemmeno cercando di nascondere la propria erezione, che strofinava contro quella di Danse, il pensiero di Gabriels già volato fuori dalla mente.
Nick gli aveva anche slacciato la camicia e lo stava mordendo sul petto e il cervello di Tom era diviso da due entità, la prima che voleva disperatamente avere un minimo di soddisfazione e la seconda che gli urlava di concentrarsi e smettere di pensare con il cazzo.
"Calmati" gli ringhiò Danse, fermandosi per un misero istante. Lo guardò negli occhi e Tom ci lesse la furia. "Calmati. Respira."
Il giovane agente provò ad annuire e chiuse gli occhi, riversando la testa contro la parete. Sapeva come poteva apparire da fuori la scena, non era stupido. Era talmente su di giri che se in quel momento Danse si fosse slacciato i pantaloni si sarebbe inginocchiato senza nemmeno dire una parola.
"Non ci riesco" piagnucolò, spingendo in avanti il bacino. Le loro erezioni sfregarono l'una contro l'altra e anche il suo capo cedette. Gli morse il collo, il giorno dopo avrebbe avuto una collana di lividi.
"Cazzo."
"Capo, Gabriels se ne è—"
Danse lo sollevò ancora di più senza alcuna apparente fatica e gli ringhiò "Non mi interessa. Ti voglio."
A Tom girò la testa per quelle parole secche e oneste. Tra quello che aveva bevuto, la musica e l'odore maschile dell'uomo che lo stringeva, aveva smesso da un pezzo di concentrarsi sulla loro missione in favore del piacere che stava provando. "Allora prendimi."
Vide la frenesia negli occhi del suo capo. Non potevano farlo lì, quello era certo. "Vieni."
Lo mise giù di colpo e Tom ci mise un attimo a ritrovare l'equilibrio, ma la mano di Nick che gli stringeva il polso era implacabile e lo trascinò di nuovo nella massa di corpi danzanti per tirarlo fuori da lì.
Il posto più sicuro era la loro cabina. Per fortuna il ponte delle suite non era molto lontano e riuscirono ad arrivarci scansando coppie che mangiavano il gelato o frotte di ragazzini urlanti. 
Tom non sapeva cosa aspettarsi. Per tutta quella missione aveva faticato parecchio a tenere a bada la propria attrazione per il suo capo. Baciarlo e tenerlo per mano fingendo di essere un'amorevole coppietta era una cosa. Quello che stava per accadere invece era il suo sogno bagnato.
La porta si aprì al terzo tentativo con la card magnetica perché Danse era troppo impegnato a divorargli la bocca e tirargli fuori la camicia dai calzoncini che indossava quel giorno.
"Sei troppo vestito per i miei gusti, Elliott. Togliti quella roba di dosso" gli ringhiò non appena riuscirono a entrare nella stanza.
Obbedì, spogliandosi alla velocità della luce e rimanendo nudo di fronte a Nick, che stava facendo lo stesso.
"Cristo..." mormorò, quando lo sguardo gli cadde in mezzo alle gambe dell'altro e al cazzo più grosso che aveva mai avuto il piacere di guardare. Danse era... incredibile, quello era dir poco. Era alto due metri, con un torace come una portaerei, due braccia enormi e due cosce così spesse da essere in grado di esplodere la testa di qualcuno talmente erano forti. I capelli ingrigiti, la barba incolta della giornata e gli occhi glaciali completavano tutti i sogni bagnati che Tom aveva fatto su di lui.
In un altro momento, con più calma, si sarebbe preso tutto il tempo del mondo per adorare quel cazzo meraviglioso con la lingua, ma lì era sull'orlo dello scoppiare a piangere per la frustrazione se non lo avesse avuto subito.
Danse gli fu vicino in un lampo nonostante camminasse su una protesi. Lo afferrò per i fianchi e, senza alcuna fatica, lo spinse con la faccia contro il muro. "Sta fermo qui, cerco il lub—"
"Nella mia busta della roba per la barba" miagolò Tom, indicando un punto generico nel bagno alla loro sinistra. "Fai veloce, per carità di Dio, sto per scoppiare."
La risatina di Danse gli giunse dal gabinetto, ma l'uomo fu di nuovo alle sue spalle senza pensarci due volte. Si mise un preservativo e si versò il contenuto della bustina sull'uccello e poi spinse un paio di dita nel culo di Tom, che lo accettò con un sospiro.
"Sei arrivato preparato" gli ringhiò all'orecchio, continuando a prepararlo. "Sembra quasi che ci sperassi."
"Oddio sì." Tom dovette confessare per forza. Era inutile girarci intorno, quell'uomo lo faceva uscire di testa anche quando lo sgridava sul lavoro.
Senza dargli tempo di prendere fiato, Nick lo fece voltare e gli infilò le braccia sotto le cosce. Un attimo dopo Tom si ritrovò spalmato contro la parete, con le mani strette alle spalle dell'altro e un grosso cazzo che iniziava a penetrarlo.
Ci sarebbe morto, lì dentro.
Nick era enorme, in ogni senso del termine. Non era abbastanza pronto per quel tipo di cose e i muscoli del suo corpo dovettero piegarsi a forza contro l'intrusione, che Tom accettò di buon grado.
Era impressionato da tutto quel dispiegamento di testosterone. Tom non era un fuscello efebo, era alto quanto l'uomo che lo stava inchiodando al muro senza sforzo e pesava più di ottantacinque chili. Chiunque altro si sarebbe spaccato la schiena, ma si allenava con Danse ogni settimana al Bureau e sapeva bene quanto l'altro uomo era carico e forte.
Non era così eccitato da eoni.
"Sei pronto?" Gli chiese Danse, in un ultimo sprazzo di lucidità negli occhi spiritati. Tom annuì, convinto e gli piantò un bacio sulle labbra.
"Prendimi, capo."
L'ennesimo ringhio nacque dalla gola dell'agente più anziano e iniziò a fotterlo con brutalità e decisione. Tom stava per impazzire. L'unica cosa che poteva fare era aggrapparsi al collo dell'altro, graffiargli la schiena e piantargli i talloni sulla parte alta delle natiche.
Aspettava quel momento da anni, da quando aveva conosciuto Nick per la prima volta che era ancora uno SWAT con entrambe le gambe e lui un pischello a Quantico al suo primo addestramento.
"Più forte" lo implorò. "Baciami."
Nick obbedì senza perdere un colpo. Gli chiuse la bocca con la propria e a Tom non rimase che mugolare di piacere in quel bacio e al diavolo le conseguenze. Voleva i segni di quella notte addosso, voleva alzarsi la mattina dopo e sentire il culo dolorante per la forza con cui era stato posseduto.
"Cazzo, Tom." Danse non era meno eccitato di lui in quel momento. Era totalmente rapito dal modo in cui il suo giovane agente si apriva sotto ai suoi colpi. "A saperlo che eri una scopata così porca lo avrei fatto prima."
Elliott si morse il labbro e gli rivolse un occhiolino. "Fosse stato per me ti avrei succhiato il cazzo il primo giorno che siamo saliti su questa nave. Sei sexy vestito di lino."
Una risata si strappò dalla gola dell'uomo più anziano che, nonostante lo scambio verbale, non aveva accennato a rallentare. "E tu sei un maledetto demone con quel tuo costume da bagno troppo basso sul culo."
Tom lo ricompensò stringendo tutti i suoi muscoli interni e Nick raddoppiò la forza delle spinte. Il suo uccello strofinava contro gli addominali asciutti di Danse e gli mancava pochissimo per venire. Infilò una mano tra i loro corpi e si masturbò a tempo con le spinte poderose.
"Ci sono quasi" mormorò, sentendo il piacere montargli nel ventre come una spirale. L'orgasmo lo prese quasi di sorpresa e si tese all'indietro, con la bocca spalancata in un gemito che somigliava più al verso di un animale ferito.
Nick sussultò a sua volta, stretto nel calore accecante del culo di Tom. Ancora poche spinte e venne a sua volta dentro di lui, non facendo finire entrambi per terra solo per pura testardaggine.
Quando si riprese, lo staccò dalla parete e, portandolo in braccio, lo depositò sul letto che condividevano dall'inizio di quella avventura. Quando si sfilò da lui per togliersi il preservativo, Tom rabbrividì in un ultimo spasmo di piacere e si concesse il lusso di chiudere gli occhi per un istante e riprendere fiato.
Danse andò in bagno a darsi una sistemata veloce e tornò con un panno umido per pulirlo e Tom accettò di buon grado quelle cure con un sorriso sonnolento.
"Sono distrutto" ammise, sbadigliando.
"Vorrei ben vedere" rispose Danse, con un sorriso. Gli si stese di fianco e se lo strinse addosso, baciandogli le spalle abbronzate. "Dormi, Tommy. Non vado da nessuna parte."
Tom voltò la testa solo per rubargli un ultimo bacio e finalmente si addormentò tra le braccia del suo adorato capo. Alle conseguenze ci avrebbe pensato il giorno dopo.

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