8 - Maledetto Istinto

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Due occhi dimenticati si affacciano nel buio.

Occhi timidi, occhi di bambino, guardano David in modo insistente. Sembrano due gocce di miele che colano curiosità su di un visetto paffuto e dall'aria impacciata. Impacciato è anche il fanciullo a cui appartengono, che non parla e guarda solo, al riparo della madre. Al sicuro dai giudizi, dietro alla gonna della donna, mentre il giovane David viene invitato a entrare in casa dal compagno di scuola che è al suo fianco.

D'un tratto il buio si dissolve nel grande verde delle pareti domestiche; ci sono mobili in arte povera, in questo ampio disimpegno in cui si ritrovano, e quadri all'apparenza costosi.  

Continua a fissarlo, quel ragazzino. La sua insistenza lo innervosisce. David mugugna un saluto intanto che lo ammonisce con un'occhiataccia delle sue. Ma non c'è da preoccuparsi, gli ha detto l'amico. Ha solo dodici anni, il suo fratellino, ed è curioso perché lui di compagni di gioco non ne ha. Dopo che è stato minacciato dallo sguardo del nuovo arrivato, in effetti il bambino smette di fissarlo e corre via, in camera sua.

David allarga un ghigno, tutto tronfio per il suo successo. Qualcosa, però, peggiora, da quel momento in poi. Invece che sentirsi meglio, il suo corpo è in preda a strani spasmi e a un calore insolito che lo mette a disagio. David sa di essere un Omega, ma non ha mai provato nulla che lo rendesse diverso dai suoi coetanei Beta. Sa anche che il suo migliore amico è un Alpha, e di colpo questo particolare gli ritorna in mente. Sente anche forte il suo odore, un'intensità di timo e legno che gli agita le viscere.

Si augura che l'amico non noti la sua improvvisa difficoltà e fa finta di nulla, entrando insieme nella stanza. Forti toni in azzurro, dentro: sulle pareti, sulle tende alla finestra, nelle lenzuola di un letto molto grande.  

La stanza di un Alpha, lo avvisa l'odore che lo investe da subito. Quel profumo gli stordisce i sensi, droga il suo corpo fino a comprometterne il controllo. E non solo il suo. Steven, amico e compagno di scuola, non sembra neanche più lui ora che gli si è gettato contro, baciandolo dappertutto. Non c'è più il ragazzino con cui ha scherzato e combinato guai, sin dal primo giorno di scuola. C'è un Alpha, un Alpha che non sa cosa sta facendo, soggiogato com'è da un tripudio di feromoni che profumano di seduzione.

C'è un Alpha che gli fa violenza, strappandogli la dignità insieme ai vestiti. Un Alpha che fa violenza anche a se stesso, piangendo di terrore mentre si muove dentro di lui, Omega che non è più in sé, tra dolore e piacere di entrambi.

Dolore, piacere. Paura. E poi, di nuovo, David scivola nel buio. E dimentica tutto, di solito.

Ma questa volta, no.  Questa volta è diverso, ricorda bene.

Ricorda che tutto ha avuto inizio a causa di quegli occhi. Quegli occhi, sono stati quegli occhi a dare il via al suo destino! Entrare in calore non è stato un dramma casuale, né per lui né per Steven. Ricorda che l'amico ha pianto tutte le sue colpe abbracciato accanto a lui dopo quell'atto animale e che poi, codardo, è scappato ancora mezzo nudo fuori dalla stanzetta. 

E adesso ricorda che niente sarebbe mai accaduto, non fosse stato per loro! Per quegli occhi di fanciullo, morbosi nell'ombra, hanno rovinato tutto!

Occhi di un futuro Alpha dai feromoni dominanti, occhi ingenui che inconsapevoli l'hanno marcato. E l'hanno distrutto.

Ricorda tutto, David. Per questo, risvegliarsi da un sonno senza riposo non è mai stato tanto difficile per lui, come in quel momento. Tutto intorno riprende la forma a prima che crollasse: l'interno in plastica e tela della vecchia macchina di Roma, lo avvolge con il suo colore bruno e l'odore di umido. Al suo fianco c'è l'amico e collega, che guida concentrato sulla strada inghiottita dalla notte. Il costante canto del motore accompagna una stazione di una radio a caso, che trasmette brutte canzonette da dimenticare.

Io, OmegaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora