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Ed era sempre più confuso, quella situazione era ormai un caos totale, non aveva quasi più nessun senso.

Doveva mettere insieme i pezzi, ma era ancora tutto confuso. 

Cassiopea gli si avvicinò e si posò con la testa sulla spalla. -Ora è tutto confuso, ma ha un suo perché...non crogiolarti...-

-Tu potresti rendermi meno confuso...-

Cassiopea storse le labbra. -Non è così che funziona, lo sai anche tu...-

-Lo so, ma non mi sta bene...noi dovremmo cambiare le cose...e non far parte di chi osserva e non muove un dito per aiutare!- Ed sbuffò. -Questo mi fa impazzire...che tu sai...tutto...e non intervieni...- Si passò entrambe le mani nei capelli.

-Potrei farlo, certo, ma non darei più a nessuno lo stimolo per proseguire la sua strada, con il libero arbitrio... chi sono io per decidere per gli altri. Non sono una dea, tu non sei un dio, siamo creature senzienti e viventi...ma non possiamo decidere per gli altri...-

Ed sbuffò spazientito, non riusciva a capire, e non lo voleva fare. 

Lei poteva fermare tutto, lei sapeva e non faceva nulla se non assistere alle sofferenze altrui.

-Non credere io sia insensibile...io soffro ogni secondo della mia esistenza, da quando sono diventata ciò che sono...-

-Ma continui a non fare nulla...-

-Ogni azione ha una sua conseguenza, Ed...e tutto questo fa parte del mio retaggio... Sì, io so tutto, e sì potrei modificare il futuro a mio piacimento...ma che ne sarebbe del libero arbitrio? Che ne sarebbe della vera essenza di ognuno? Io so bene anche come finirà questa discussione...eppure sono qui ad affrontarla, con te...a cercare di farti comprendere il mio punto di vista...-

Ed emise un ringhio, mentre i suoi occhi si tingevano di rosso.

Cassiopea posò una mano dolcemente sulla sua guancia, in una tenera carezza.

-Purtroppo, so anche che questa cosa, la comprenderai troppo tardi...tardi per te...e per me...- La draghessa tolse lentamente la mano e si allontanò da lui.

Ed la fissò a lungo per poi avvicinarsi a lei. 

La strinse fra le braccia. -Mi dispiace...- Sussurrò.

-Ti dispiacerà di più dopo...non farlo Ed...-

Ma l'altro non ascoltò, baciò la ragazza in modo quasi feroce. 

Mentre i suoi occhi rossi, cambiavano diventando bianchi e iridescenti.

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Silver ebbe un capogiro, era davanti a Wonder, cadde in ginocchio tenendosi la testa. 

L'altro preoccupato gli si avvicinò, accovacciandosi di fronte a lui.

Occhi negli occhi preoccupati entrambi.

-È iniziato...lo ha fatto...- Mormorò il drago.

Wonder emise un lamento. -Dobbiamo dirlo a Josh e a Tristan...-

Il drago annuì, tristemente.

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Naxos guardò il cielo fuori dalla finestra della camera che gli avevano dato. 

Si volse verso suo figlio.-Chiama Diamond, dobbiamo andarcene...ora...-

Star annuì, pochi minuti dopo rientrò nella stanza con la ragazza. Lo stregone avvolse i due con le sue braccia e scomparvero nel medesimo istante.

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Tutti i sigma contemporaneamente illuminarono i loro occhi di viola, con volti preoccupati.

Troppe emozioni colsero i loro volti, emozioni tristi, devastanti, che li fece piangere. 

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Albert guardò l'esile corpo di Cassiopea a terra. 

Era pallida, più del suo solito bianco, ma dal colorito sano, il colore della pelle invece di essere candido, era insano, da sembrare malato. 

Guardò Marcus vicino a lui che prese la ragazza fra le braccia portandola in casa lentamente. 

Ed era sparito, Naxos, Star e Diamond anche. 

I sigma erano tutti in condizioni pietose, per non parlare di Lucian. 

Silver e Crystal erano arrivati subito dopo che aveva posato il corpo della draghessa sul suo letto.

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J.J. alzò la testa di scatto. 

Esplosioni, sentiva esplosioni, urla. E odore di fuoco, e un odore che entrava nel cervello non abbandonandoti più. 

Odore di morte.

La porta esplose e dopo che polvere, legno e calcinacci si furono depositati. Sentì le manette ai polsi aprirsi.

J.J. guardava la figura sulla porta, era diverso da ciò che aveva conosciuto fino a quel momento. 

Era lui, ma non era più lui. 

-Libero te, perché non hai mai ucciso i tuoi simili...tutti gli altri...moriranno...-

-Ed...-

Gli occhi bianchi ebbero un riflesso rosso sangue. -No....-

-Cosa ne sarà di te...della tua anima? –

-Ho perso la mia anima...-Chiuse gli occhi per un attimo. -Non ne ho mai avuta una...Gli Hunter non ci saranno più...siete liberi...torna da loro...-

-E tu? Torna indietro...sei ancora in tempo...-

L'altro sorrise e scosse il capo. -Così forte, così fiero...così lupo...e così puro...-Si avvicinò di qualche passo, posando una mano sulla sua spalla. -Dì loro...che l'unico modo è uccidermi...-

-Ed...non è l'unico modo...-

Una risata sarcastica fredda, senza allegria si sprigionò nella cella. 

Poi gli sorrise, mentre il colore degli occhi per qualche istante tornava normale. -Quanto amore fra di voi...è quello che vi salverà...-

Poi un altro boato. J.J. si trovò all'esterno dell'edificio in fiamme. 

Urla di ogni tipo provenivano da dentro. 

Fece un passo per cercare di rientrare e salvare qualcuno, forse anche Ed stesso.

 Ma un crollo di fronte ai suoi piedi. 

Altre esplosioni.

 Altre morti. 

J.J. rimase là fino a non sentire più nulla. 

Nessun grido, solo silenzio. 

Lacrime scesero giù dai suoi occhi.

 Rimase là fermo, sapeva sarebbero venuti a prenderlo. 

Ma in quel momento non voleva vedere nessuno, non voleva condividere i suoi pensieri con il suo compagno.

Si alzò in piedi. 

Nelle mani il collare che si era aperto da solo. 

Chiuse gli occhi e lo indossò. 

Doveva lavorare nascosto.

 Senza pensare. 

Un attimo prima di chiudere il collare, Naxos lo prese fra le braccia e scomparvero insieme.

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