In dis-corsivo

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Lividi





- Te la senti?

- Cosa?

- D'essere.

- Essere, cosa?

- Essere lividi, i miei, brividi. I morsi, sotto le lenzuola. La lotta che diventa saliva, le mani che cercano una via d'uscita ed invece entrano, si fanno spazio. Essere persa, dentro ad un sorriso, tuo. Il buio che solo il sole sa regalare.

Le unghie che graffiano e dipingono, che uccidono la carne, che fanno sospirare. Uccidermi, con gli occhi che cercano amore, con le labbra che pensano d'essere ferme e stanno a tremare. Essere i baci, quelli che non so dare, venirti a prendere i miei disagi, le mie paure, farle diventare. Non so cosa, ma trasformare, trasformarmi in tutto questo.

Te la senti?

- Rab


•••





- Puoi farlo in due modi, sai?

- Quali?

- Il primo, quello solito, al quale ci costringiamo tutti, è con la testa.

Cominci a valutare tuti i pro, come se fosse un investimento bancario, neppure si dovesse scommettere su di un cavallo. Calcoli i contro, tendenzialmente vincono sempre loro, sulla lunga sono le cose peggiori a spuntarla. Specie se ci metti la testa in quello che fai, ti ritrovi immerso in solide realtà, sabbie mobili. Fatti di ricordi ed errori passati, rivivi gli orrori che ti hanno obbligato a stare sveglio e ci rimetti i sogni. Sicuramente il modo migliore per provare a non farsi male, ma è noto a tutti, le rinunce sono il malessere più grande che l'uomo possa sperimentare.

Non credi?

- I rimorsi, li conosco bene. Lentamente vedo gli anni passare e tutte le cose a cui ho rinunciato, un circolo vizio, un percorso senza ostacoli fatto di buchi grandi, se poi guardi indietro e ti fermi a pensare.

- Ecco, l'altro modo è opposto a questo.

- Il cuore?

- Piccolo ed impavido, proprio lui.

Spericolato come un quindicenne che s'innamora di un fiore, con le ginocchia sbucciate appresso ad un pallone o con le orecchie tappate da una canzone.

- Stai provando a dirmi che il modo giusto è questo? Lasciare spazio al cuore?

- No, non mi permetterei mai di dirti qual è il modo giusto.

Dico solo che ogni volta che ci ho messo il cuore, che ho dimenticato a casa i brutti pensieri, i ricordi, le unghie da mangiare, quelle volte lì, ho sentito di essere vivo veramente.

Ho baciato con forza labbra altrui, ho corso per arrivare in tempo ad un appuntamento, delle volte sono passato con il rosso, ho fatto inversione per riprendere un bacio da dove si era interrotto.

E si, me lo sai per chiedere, mi sono rotto.

Rotto il cuore, e rotto il cazzo, di non poter vivere in quel modo lì.

Perché la testa è fatta, secondo me, solo per essere appoggiata su di un cuore altrui, per copiarne il battito, per sbattere contro la fronte quando ci si distrae guardandola e sperare di non esser sembrati troppo deficienti.

Il cuore, fa questo, forse.

Ci rende stupidi.

Stupidamente, vivi.

Poeticamente scorrettoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora