18. Innocente fino a prova contraria

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«Pretendo di essere liberato!» sbottò Alex. Scosse il braccio legato alla maniglia della finestra, giusto per sottolineare il concetto. L'intelaiatura di legno cigolò, ma non cedette. «Mai sentito di "innocente fino a prova contraria"? Non potete trattarmi in questo modo!»

Uno dei due guardiani che lo sorvegliava alzò lo sguardo, solo per poi riabbassarlo sul proprio pugnale e tornare a lucidarlo come se nulla fosse. L'altro guardiano era appoggiato a braccia incrociate alla parete e aveva un'espressione annoiata.

Alex non aveva più le braccia costrette insieme e di questo era già grato, ma avevano usato il talismano per legare la sua mano sana alla maniglia di quella dannata finestra e lui non era più libero di muoversi di prima. La fascia di pelle ricoperta di scritte malachim brillava ogni volta che lui la tirava, ma la magia le avrebbe impedito di rompersi in ogni caso. Solo il quadrato di pelle con le scritte di liberazione sarebbe riuscito ad aprirla, ma Riccardo aveva fatto in modo di tenerlo con sé.

«Forse avete paura che scappi?» chiese, scuotendo ancora il braccio. «O avete paura che vi attacchi? Avete preso il mio liber spirituum e le mie armi e, nel caso non l'aveste notato, mi manca la mano dominante. Avete paura che tenti di strangolarvi col mio moncherino? Toglietemi questo dannato talismano di costrizione!» Il cigolio del legno della finestra riempì il silenzio della stanza.

Non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso da quando lo avevano condotto lì, ma era sicuramente troppo e lui era stufo di aspettare. Stufo di continuare a chiedersi se lo avrebbero condannato, se da un momento all'altro il suo patrigno o uno degli altri consiglieri sarebbe entrato da quella porta, ordinando di portare a termine la sentenza. Non era arrivato fin lì solo per farsi portar via i suoi spiriti prima ancora di aver cominciato la ricerca. Invidia non era mai stato così vicino e lui aveva tutte le intenzioni di trovarlo.

«Mi avete sentito?» Il polso cominciava a fargli male per tutto quell'agitarsi. «Oppure siete troppo stupidi per prendere decisioni senza che vi venga ordinato?»

Il guardiano seduto di fronte a lui sbatté il pugnale sul tavolo e lo guardò. «Forse decideranno davvero di non punirti, forse saranno così stupidi da farlo, ma, anche se fosse, penso che nessuno se la prenderebbe se ti tagliassi la lingua. Anzi, qualcuno potrebbe persino ringraziarmi. Quindi ora chiudi quella fottuta bocca, se non vuoi ritrovarti senza un'altra appendice del corpo.»

«Tremo già di paura. Pensi che non sappia come siete voi guardiani? Non puoi alzare un dito su di me, se non è il tuo superiore a ordinartelo. Scommetto che devi chiedere il permesso anche per andare a pisciare!»

Il guardiano si alzò di scatto dalla sedia col pugnale stretto in mano.

Il suo compagno ora sembrava molto più interessato a quello che stava accadendo e aveva portato una mano all'elsa della spada. «Maccagni, non fare stupidaggini. Non vale la pena far infuriare il capitano Merli per un rifiuto come lui. Il consiglio gli darà ciò che merita. Mettiti seduto.»

La mano stretta intorno al pugnale tremava per la tensione e il guardiano non aveva distolto neanche per un istante lo sguardo da lui.

«Già, Maccagni, torna a sederti. Fa' il bravo cagnolino e non far arrabbiare il padrone. Potrebbe decidere di prenderti a cinghiate, altrimenti.» Alex gli rivolse il sorrisetto più odioso che gli riuscì e si mise a sedere più comodo sulla seggiola. «Evita di saturare la stanza con la tua stupidità e mettiti a sedere, da bravo.»

«Maccagni.» Il tono di avvertimento del suo compagno non servì a niente, perché l'uomo era già scattato verso Alex. Lui diede un ultimo strattone alla maniglia, che cedette con uno schiocco, poi sfruttò la sorpresa di Maccagni per colpirlo in faccia con quel pezzo di metallo arrugginito. Il corpo del guardiano si schiantò a terra e Alex si chinò per recuperare il suo pugnale.

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