Soli, completamente soli, lui e Zack sono sopravvissuti a un sistema che più volte ha tentato di separarli, di manipolarli e di adeguarli ai propri principi etico-sociali.

Ma alla fine hanno sempre vinto ogni attacco, uniti dall'affetto e da una gran bella dose di testardaggine.

Gli anni sono passati in fretta, tra guai e speranze. Ora che è un giovane uomo, David difficilmente si fida del prossimo e per questo odia quando Zack gli dice, al contrario, di non preoccuparsi di niente, che va tutto bene.

Guarda il visetto da sberle del ragazzino minuto davanti a sé, che ad altezza raggiunge a malapena la sua spalla, e sogghigna amaro: non potrebbero essere più diversi! Non l'avesse messo al mondo dal proprio grembo, avrebbe seri dubbi riguardo alla sua paternità.

Non vede su di lui un fisico atletico, anzi, il ragazzino è di costituzione così gracile che ha temuto, leggendo il responso degli esami medici obbligatori, all'ultimo anno di primaria, avesse ereditato il gene Omega. Per fortuna, Zack è stato classificato come un ordinario Beta e David, al pensiero che il figlio avrebbe evitato il suo stesso doloroso percorso umano e sociale, ha potuto tirare un bel sospiro di sollievo.

"Vai a letto, signor NienteMiPreoccupa!"

Esortandolo, David gli scompiglia i capelli lunghi fino alle spalle.

"Domani devi puntare a un dieci tondo. Niente sbavature, se vuoi restare in corsa per la borsa di studio anche per l'anno prossimo! E sai quanto ci sarebbe utile, quella somma."

Zack alza i grandi occhi neri verso il soffitto e sbuffa: "Lo so, papà."

"Non sbuffarmi addosso, voglio solo che tu abbia presente la nostra situazione!"

"E ce l'ho ben presente, che siamo due poveracci che manco l'affitto regolarmente riescono a pagare!"

"Beh, non nascondiamoci dietro a un dito, è vero che in passato abbiamo avuto delle difficoltà" conferma David.

"Cerca di capirmi, Zack! Non vorrei sobbarcarti dei nostri problemi, ma io... "

Il discorso viene interrotto bruscamente dalla fuga felina del ragazzo; a grandi passi e con le mani in tasca, Zack guadagna la porta della piccola sala da giorno e la sbatte dietro di sé, lasciando David da solo, a scuotere il capo e a borbottare contrariato a se stesso.

Déjà-vu, pensa affranto: ogni discussione tra loro finisce sempre allo stesso modo, mai una volta che riuscissero a non accendere gli animi.

A David questo fa male, soprattutto perché ha il sentore che a poco a poco, lite dopo lite, Zack si stia allontanando da lui. E perderlo è fuori questione per lui, è la cosa che lo farebbe davvero a pezzi. Teme persino di immaginarsi un domani senza suo figlio accanto, che non potrebbe sopravvivere a una loro separazione.

Riflettendo su quanto appena si sono detti, se ne va via dal luogo della discordia strascicando i piedi. È stanco, molto stanco.

Avrebbe preferito evitare di terminare con quel battibecco una giornata, già segnata dalla fatica, ma ha imparato presto che la vita non va come dovrebbe andare e perciò, l'unica cosa da farsi è scrollarsi di dosso tutti i pensieri e riprenderli l'indomani, a mente fresca.

Certo, come no!

L'ansia gli ha concesso appena qualche ora di sonno intervallato da incubi e quando il mattino si è fatto vivo con i primi raggi tra i fori delle vecchie persiane, David avrebbe preferito una pallottola in testa piuttosto di abbandonare il tepore del letto. Ma deve.

Arrancando, raggiunge il piccolo bagno; sente le ossa rotte, la testa bollita per via della forte emicrania. Un risveglio del genere gli rende piuttosto complicato sorridere in rimando al buongiorno di Zack, urlato per lo stretto corridoio. Neanche ci prova a rispondere, la bocca impastata non ne vuole proprio sapere di emettere suoni. Opta perciò per un mugugno, davanti a uno specchio quadrato che gli mostra il suo volto cadaverico.

Io, OmegaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora