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J.J. sospirò. 

Era stato liberato dalle fasce che lo tenevano legato il primo giorno. Poteva passeggiare nella cella in cui stava in quei giorni, anche se passeggiare era un parolone, 5 passi avanti e indietro, per 6 passi in lunghezza, e un piccolo cubicolo come bagno nascosto. 

Veniva nutrito, sorvegliato, ma mai gli avevano posto domande, dopo quel primo giorno, nessuno gli parlava, c'erano solo quelli dagli occhi viola, o quelli albini che lo controllavano spesso. 

Una volta ci fu una bambina, albina pure lei, che gli sorrise. Era sola, gli aveva detto di chiamarsi Cassiopea. Era rimasta in silenzio per una buona mezz'ora, poi lo aveva chiamato con il suo nome completo, che lui era sicuro di non averglielo detto. 

Ed erano passati altri giorni e altre notti. Non dormiva che qualche ora, e anche quelle ore sempre in tensione e stress. 

Si mise seduto sulla branda che gli faceva da letto. 

Passò una mano fra i capelli.

Sentì aprirsi la porta dalla scala e una strana eccitazione mista al terrore lo pervase. 

Sapeva che aveva a che fare con la voce che aveva sentito il primo giorno. Lo sentiva, come se fosse il suo sesto senso a dirlo.

Scesero in 4 di fronte a lui. Un albino, uno dagli "occhi viola", il ragazzino che lo aveva catturato e uno che sembrava umano, ma sempre il suo sesto senso gli diceva che non lo fosse.

 La porta rimase aperta. 

Vide qualcuno che si metteva seduto. Ne vedeva i piedi, in delle scarpe da ginnastica nere, e delle gambe fasciate da dei jeans azzurri scoloriti con delle sfrangiature sul finale che sembravano sfiorare le scarpe. Sentì un lieve brusio venire dall'alto. 

J.J. si avvicinò alle sbarre della cella e guardò verso la porta, non vedeva molto nemmeno da quella posizione. 

Il ragazzino fece un passo verso le scale, fece un dolce sorriso di incoraggiamento.

E poi la sentì, di nuovo quella voce che gli entrava dentro facendolo tremare. 

Se avesse creduto di avere un anima, era quella che gli faceva tremare di più.

-Io sono Albert, sono un omega...sai cosa sono gli omega?-

J.J. annuì. 

Star gli fece di sì con la testa.

-Posso....posso sapere come ti chiami?-

Quella voce lo stava facendo uscire di testa, diede uno strattone alle sbarre.

-Ti...prego...solo il tuo nome...-

Chiuse gli occhi posando la testa su una di quelle sbarre metalliche fredde. Quella preghiera da quella voce lo faceva uscire di testa. Quasi senza accorgersene glielo disse.

-J.J..- La voce gli uscì roca, erano giorni che non parlava.

Tenne chiusi gli occhi, tenendo ancora la fronte su una di quelle sbarre, mentre le mani le stringevano con forza, tanto che le nocche gli si erano sbiancate.

-È un abbreviazione di due nomi, o la seconda "J." Sta per junior?-

Cercò di tenere chiusa la bocca, ma non riusciva a resistere a quella voce. A risponderle, come ne fosse ammaliato, come fosse un marinaio, su una nave, in mezzo al mare ammaliato da una sirena.

-Sono due nomi...- Gli rispose.

-Posso saperli?-

-Preferirei di no...-

Omegaverse: FabulousDove le storie prendono vita. Scoprilo ora