Prologo

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Lasciando finalmente il precario equilibrio della barca, Tyhchaio scese dal ponte, toccando con sollievo la riva. Ormai aveva quasi finito, doveva soltanto legare il piccolo peschereccio all'ormeggio, e avrebbe potuto lasciare quella maledetta imbarcazione. Spinse con un colpo secco la tavola di legno che faceva da ponte sulla barca; per fortuna finì subito sotto le due assi. Menomale, non avrebbe sprecato altro tempo in quel porto, nel quale stranamente non c'era nessun gendarme.

Non diede peso alla cosa, i suoi pensieri erano rivolti su un dubbio: andare subito a fare colazione o dirigersi prima ai fanghi? Infatti, visto che era tornato poco prima delle nove (come segnato dalla meridiana del porto), aveva la possibilità di fare un salto mezz'oretta ai rilassanti pantani. Optò per la seconda possibilità, voleva raggiungere subito i rilassanti fanghi, dopo quella stancante mattinata. Forse non troppo impegnativa, ma daltronde la svogliatezza era una caratteristica comune degli abitanti di Vulcano Porto, anche dei bassi ranghi. In fondo 3 ore di lavoro erano nulla in confronto già soltanto alle 7 ore consecutive dei pescatori semplici, sempre della stessa sua compagnia.

A questo punto sorse in mente a Tyhchaio la data di quel giorno, Peth 131\29\12 (29\12\1543), era da già tre mesi che lavorava nella compagnia delle spiaggie nere.

All'improvviso sentì una spinta forte sulla spalla, era una guardia vulcanistica, che non era affatto sola: infatti tutti i gendarmi che non vedeva al porto stavano aiutando le guardie vulcanistiche a bloccare l'accesso alle rocche di zolfo (nelle quali ci sono i fanghi).

Immerso nei suoi pensieri Tyhchaio era arrivato subito a destinazione, se non fosse per l'enorme mole di gente, tra cui risaltavano le divise verde chiaro dei gendarmi e quelle rosse delle guardie vulcanistiche, impacciatamente impegnati ad allontanare i curiosi. Infatti in quell'orario molti mercanti si recavano al Porto Di Levante per vendere le loro merci fin dal mattino, che però quel mattino non poterono esporre per colpa di qualcosa o qualcuno. Lui rientrava in quelle persone, semplice rifornitore di esche per le barche della Compagnia delle Spiagge Nere, in maglietta bianca con rettangolo grigio sul lato sinistro del petto e pantaloni neri (divisa della compagnia) a coprire i pochi muscoli del corpo esile di un ragazzo con occhi e capelli marroni. Dopo aver formulato in mente le ipotesi più varie per qualche minuto, il suo flusso di pensieri cessò insieme al vocio di un'altro centinaio di impazienti, interrotti da un fischio acuto, penetrante, fastidioso, che aumentò di volume e tono (diventando più basso, gassoso) in contemporanea alla comparsa di un veloce vapore lanciato dal terreno con prepotenza, quasi a zittire con impazienza il baccano di un centinaio di persone. L'immediato, pungente e pesante odore tipico di uovo marcio dilagò tra la folla, insieme al gas (ormai appurato essere Zolfo) agile tra le ginocchia degli spaventati. Nonostante i vulcanesi sappiano bene cosa sia zolfo e cosa no, scapparono come topi. Forse avevano paura dell'apertura di una frattura nelle Rocche di Zolfo, o forse solo l'irrazionale e istintiva reazione a qualcosa di anomalo. Dopo l'accaduto, alla tavola calda per i membri della compagnia, ripensando all'accaduto si sorprese di come un'enorme gruppo di impauriti e disorientati urlanti siano riusciti solo ad uscire dalla stretta stradina delle Rocche, che presi singolarmente non si sarebbero trovati neanche il naso in

faccia, ma che nel collettivo e seguendo la massa siano riusciti a fuggire da quella situazione "pericolosa". Lui però dalla vetrina della tavola calda riusciva ancora a vedere la strana situazione: adesso le guardie vulcanistiche stavano impacciatamente cercando di raggiungere il punto più vicino della nuova fumarola, che continuava a espellere nubi di zolfo gassoso che formava una nebbiolina che infestava il porto, facendo arrivare il pesante odore di uovo marcio fino alla tavola calda. Tutto questo sotto gli occhi distanti di un gruppo di gendarmi, quei pochi che sopportavano gli sfavorevoli e malsani livelli di gas nell'aria si facevano quattro risate vedendo i vulcanisti scappare impacciatamente al leggero aumento della pressione di espulsione del gas dalla fumarola.

Le Isole della Luna Rossa - Le Colonne di sabbiaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora