16. Sotto accusa

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Il percorso fino alla Sala del Giudizio assomigliò sempre più a una sfilata della vergogna man mano che si avvicinavano. Prima fu la volta dell'incontro con Cris e Riccardo. Il primo non fece che lanciargli occhiate preoccupate, mentre il secondo gli rivolse uno sguardo cupo in cui ad Alex parve di scorgere un barlume di soddisfazione. Con loro c'era il consigliere Bianco e una parte di lui si sentì tradita quando capì che Cris stava vuotando il sacco col consiglio. Avrebbe dovuto immaginare che quella situazione non avrebbe fatto che porli di nuovo su fronti opposti, com'era stato fino a tre anni prima, quando erano solo due sconosciuti appartenenti a due colori diversi. Ciò non gli impedì di sentire la fitta amara della delusione nello stomaco.

Il consigliere Pacciani, insieme a un'esorcista e qualche guardiano, li precedette per andare ad avvertire il consiglio e il giudice. Cris, Riccardo, Valerio e il capitano guardiano rimasero con Alex e si assicurarono di legargli le mani con talismani di costrizione prima di mettersi in cammino. Riccardo parve infastidito rendendosi conto che lui di mani ne aveva solo una e che sarebbe stato difficile legargliele, talismano di costrizione o meno. L'esorcista, però, non si fece abbattere da quel contrattempo e, gettata un'occhiata disgustata al moncherino, gli torse le braccia dietro la schiena e pose il talismano all'altezza dei gomiti. Quando la fascia di pelle si strinse, fondendosi in un anello, Alex trattenne un'esclamazione di dolore mentre si slogava le spalle nel tentativo di allentare la tensione del talismano.

Riccardo gli rivolse un sorriso a denti stretti. «Ops, credo di aver stretto un po' troppo.»

Alex si produsse nel sorriso più rilassato che gli riuscì. «Niente affatto. Lo sento appena.»

Riccardo gli diede uno strattone alle braccia prima di allontanarsi in direzione del capitano guardiano. Cris scattò dietro di lui, probabilmente per perorare la causa di Alex, ma lui non ne aveva alcun bisogno e la sua espressione dovette farlo capire anche a Cris perché si fermò e tornò sui propri passi senza dire nulla.

Alex seguì il gruppetto fuori dall'arena e di nuovo sui prati che circondavano il castello di difesa, ripercorrendo i passi che solo poco tempo prima lo avevano condotto fin lì. Davanti a lui, ad aprire la strada, c'erano il capitano guardiano e Riccardo, mentre alle sue spalle c'erano Valerio e Cris. Sentiva i loro passi, ma si rifiutava di voltarsi a guardarli. In fondo si era aspettato di venire tradito da Valerio, ma non da Cris. E la cosa peggiore era che, con tutta probabilità, era convinto di averlo fatto per il suo bene.

Non aveva invece problemi a ricambiare le occhiate di traverso che continuava a gettargli Riccardo, come se si aspettasse che gli saltasse alla gola da un momento all'altro. Non che non avesse preso in considerazione quella possibilità, ma era giunto alla conclusione che la probabilità di finire con qualche dente in meno e qualche osso rotto era ben più alta di quella di avere successo. In fondo erano tre esorcisti armati e addestrati e lui era legato e senza liber spirituum. Senza contare che non era sicuro da quale parte si sarebbe schierato Cris. Gli piaceva credere che fosse il buonsenso a trattenerlo e non la paura.

Lo guidarono attraverso i campi incolti fino alla strada principale, che attraversava l'isola da nord a sud. Per un attimo si chiese se non lo avrebbero portato verso nord per buttarlo giù dalla scogliera e chiudere lì la faccenda, ma, quando Riccardo lo spintonò in direzione sud, Alex capì che dopotutto avevano davvero intenzione di portarlo al suo processo.

Senza rendersene conto, era arrivato a sperare di trovare le strade deserte fino alla Sala del Giudizio. Solo quando vide la gente in strada man mano che si avvicinavano capì che non sarebbe stato così fortunato. Si costrinse a raddrizzare le spalle e a tenere il mento alto. Per quanto lo riguardava, non aveva fatto nulla di male e non aveva nulla di cui vergognarsi. Che guardassero pure.

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