15. Le regole del pedinamento

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Mentre Alex rimaneva a osservare dal suo nascondiglio, giunsero altri esorcisti e portarono via la vittima. Alcuni di loro rimasero a setacciare la zona, ma lui approfittò di quelli che si allontanavano col corpo per coprire il suono dei propri spostamenti mentre li seguiva. Tutto ciò che doveva fare era scoprire dove avrebbero tenuto il cadavere e poi avvicinarsi quando lo avessero lasciato incustodito. Non era certo di trovare qualcosa, ma, a parte il pentacolo scritto col sangue, il corpo stesso rappresentava l'unico altro indizio. Non sapeva in quale momento per lui fosse diventata una gara, ma aveva tutte le intenzioni di dimostrare che quell'eliminatore della ESO che tutti disprezzavano poteva far meglio dei nobili esorcisti dell'isola.

Seguì il gruppo fuori dal bosco e, quando ebbero raggiunto il sentiero principale, verso il paese, in direzione sud. Trovarsi all'aperto lo faceva sentire troppo esposto, nonostante il talismano dell'invisibilità, quindi si mantenne vicino al confine con gli alberi per usarli come nascondiglio in caso di bisogno.

A trasportare il corpo avvolto in una coperta erano due guardiani, con le loro inconfondibili divise verdi. Era sorpreso di vedere dei guardiani fare il lavoro degli esorcisti, invece di sorvegliare l'Isola Piccola, e soprattutto seguire Valerio come se lavorassero tutti nella stessa squadra. Fino a tre anni prima non scorreva buon sangue tra guardiani ed esorcisti, ma forse le cose erano cambiate, o forse erano solo le circostanze ad averli costretti a collaborare.

A chiudere la fila, alle spalle dei due guardiani, c'era lo gnomo di Valerio. Teneva gli occhi socchiusi come se la luce lo ferisse e avanzava a balzi spostandosi su piedi e nocche. I raggi del sole facevano risplendere la sua pelle lattiginosa e non nascondevano niente del suo corpo magro e contorto. Assomigliava a una scimmia glabra. Alex aveva sempre trovato disgustoso l'aspetto degli gnomi alla luce del sole. Secondo lui c'era una ragione se erano nati per vivere nell'oscurità sotto terra e con tutta probabilità aveva a che fare col risparmiare la loro visione al resto del mondo.

Un soffio di vento gli scompigliò i capelli e lo gnomo fece scattare la testa nella sua direzione. Alex si immobilizzò mentre l'elementale si sollevava in posizione eretta e annusava l'aria.

«Ctonio» lo chiamò Valerio. «Hai sentito qualcosa?»

Anche il resto del corteo si era fermato e ora stavano fissando tutti lo gnomo. Alex non osò nemmeno respirare per paura che l'elementale potesse sentire anche quello.

Una brezza gentile accarezzò il viso di Alex, portando il suo odore lontano da lì, e lo gnomo tornò ad accovacciarsi a terra. Scambiò uno sguardo con Valerio e scosse la testa, poi ripresero ad avanzare.

Alex rilasciò il respiro che stava trattenendo e rivolse un sorriso a Iris, che era comparsa sulla sua spalla invisibile e sembrava sospesa nel nulla. «Non so cosa farei senza di te.»

Iris annuì con un'espressione soddisfatta prima di scomparire in uno sbuffo.

Alex riprese a seguire il quartetto e stavolta Iris si assicurò che avanzassero sottovento.

Man mano che si avvicinavano al paese la tensione di Alex cresceva. La gente era uscita dalle case dopo che la sirena aveva taciuto e ormai sembravano più incuriositi che spaventati. Lui già tremava al pensiero di come avrebbe fatto a evitare il contatto con tutti senza perdere di vista il corpo, ma a quanto pareva non era l'unico a essere preoccupato di incrociare dei curiosi.

Dopo aver dato risposte vaghe alle domande insistenti di un gruppo di ragazzini, Valerio guidò i due guardiani e il suo gnomo lontano dal sentiero e attraversarono i prati e i campi coltivati per dirigersi verso la caserma degli esorcisti, appena fuori dal paese.

Quando cominciò a scorgere i merli del castello che ospitava la caserma, Alex esitò. La nostalgia lo stava divorando e una parte di lui avrebbe solo voluto correre via e scappare lontano per tornare alla sua vita fuori di lì, in cui credeva di non avere più niente da perdere. Rendersi conto che i suoi più bei ricordi appartenevano al passato ed erano in gran parte legati a quel posto rendeva difficile ogni passo. Quello non assomigliava al ritorno felice in cui segretamente aveva sempre sperato. Non c'erano sorrisi ad accoglierlo, né i volti contriti del consiglio, pentito di averlo mandato via. Nessuno sapeva che era lì e quello che stava facendo era entrare di soppiatto come un ladro in una vita che non gli apparteneva più.

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