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In ufficio il giorno dopo, Tom era distratto e pensieroso. Aveva considerato la possibilità di darsi malato o morto, ma non osava prendere per il culo Danse quando si era mostrato così comprensivo nei suoi confronti. Anche se Danse e comprensivo non andavano proprio bene nella stessa frase. Indulgente? Paziente, via.

In un certo senso era anche meglio uscire di casa e starsene qualche ora in ufficio, lontano da ogni cosa che potesse ricordargli la discussione che doveva avere con James più tardi, a casa.

Se ci pensava troppo il suo stomaco iniziava a torcersi e gorgogliare e gli si stringeva un nodo d'ansia nel petto.

Tom non era mai stato schiavo dell'ansia, non aveva praticamente mai sofferto di panico. Era uno stronzo piuttosto stabile e centrato, con poche fobie, il tipo di persona che non scattava sotto pressione.

Ultimamente invece si era visto scattare al punto di perdere il controllo più di una volta e questo non gli piaceva. Gli dava la sensazione fastidiosa di essere su sabbie mobili, su un terreno instabile che non era abituato a percorrere.

Quindi, meglio essere in ufficio dove di base tutto era sempre uguale a se stesso.

Danse lo convocò di fronte a qualche Alto Papavero dell'upper management per fargli i complimenti per aver scoperto il nascente cartello della droga a Red Rock, Louisiana, di tutti i posti del mondo.

L'Alto Papavero annuì con grande approvazione e ripeté per l'ennesima volta che era un gran bene che la Task Force vegliasse sulla sicurezza dei probi cittadini americani.

Tom lasciò volentieri l'ufficio di Danse prima che la sua paresi facciale tradisse cosa pensava veramente delle opinioni dell'Alto Papavero e Danse lo lasciò andare perché entrambi sapevano che pensavano la stessa identica cosa in merito.

Fu convocato di nuovo più tardi, per l'assegnazione di un nuovo sospettato. Danse gli consegnò la documentazione e le chiavi di accesso del programma monitor, salutandolo poi con un cenno della testa che voleva dire "non fare cazzate, Elliott".

Di ritorno al suo cubicolo, Tom trovò Sten assiso come una sirena grande, grossa e barbuta sul bordo della sua scrivania. Aveva l'aria profondamente imbarazzata e cincischiava con un mazzetto di graffette.

"Posso chiederti un consiglio?" bofonchiò Sten, infilando le graffette l'una dentro l'altra per creare una collana.

"Certo, non so se sono in grado di aiutarti, ma spara," rispose Tom, lanciandosi a sedere tutto svaccato nella sua poltrona.

Sten si guardò intorno per verificare se qualcuno fosse a portata di orecchio, poi abbassò comicamente la voce in un sussurro udibile su tutto l'open space dell'ufficio.

"Sto uscendo con qualcuno."

"Qualcuno, tipo Carrie?"

Sten divenne rosso fuoco ma annuì piano. "Sì," aggiunse dopo un attimo, raddrizzandosi tutto orgoglioso.

Tom gli sorrise, contento. "Beh, congratulazioni! Cosa posso fare per te?"

Sten divenne ancora più rosso.

"Fino ad ora siamo soltanto stati a cena. E al cinema. Volevo invitarla a cena a casa mia. So cucinare molto bene, e fare i dolci. Mi piacerebbe preparare la cena per lei. Però non vorrei che fraintendesse..."

Tom si chiese se il mondo meritasse una persona candida come Sten, che era tutto tranne che stupido o lento, ma aveva un cuore veramente immacolato.

"Beh, secondo me l'unica cosa è invitarla e vedere come reagisce. Non mi sembra il tipo da agitarsi per così poco, onestamente. E se anche tu la invitassi per... ehm... il dopocena, non ci sarebbe niente di male."

2 - Between a rock and a hard place - (COMPLETO)Leggi questa storia gratuitamente!