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Inchiodato nel suo cubicolo in ufficio, Tom continuava a sfogliare il fascicolo della Dawson, ma non riusciva a capire quale fosse il pattern che la donna seguiva. Forse anche perché l'unica cosa che riusciva a pensare era all'appuntamento tra lui, James e Abigail che lo aspettava una volta uscito dal lavoro.

Aveva inoltre confermato a Dave che avrebbero girato il video e il sollievo sul volto del fratello lo fece un po' vergognare di averci messo così tanto. Ancora non riusciva a inquadrare la persona di Oliver Mount e nonostante tutto c'era un tarlo nella sua testa che non riusciva a scacciare. C'era qualcosa che non quadrava, esattamente come le azioni della signora Dawson e doveva veramente concentrarsi su quella roba, se voleva arrivare a sera ed essere in prima fila al momento in cui Abigail Hill avrebbe dato sia a lui che a James una sana dose di furia femminile sotto forma di strap-on.

Si schiarì la gola e ringraziò con un cenno della testa la stagista che gli aveva cortesemente portato un caffé e... "Carrie, Sten, tutto a posto?"

I due agenti balzarono dalle rispettive sedie. Erano entrambi dentro il cubicolo di Sten ed erano seduti molto vicini.

"Elliott, questo è il momento in cui torni a guardare lo schermo e ti fai i cazzi tuoi," gli disse la donna. "In ogni caso stiamo perfettamente."

Ah. Quindi era... Ben giocata Carrie, ben giocata.

Con un sorriso tornò alle proprie scartoffie. Era bello vedere che i due si stavano avvicinando, dopotutto avevano la stessa passione per lo spionaggio di tipi inquietanti e gusti questionabili in fatto di abbigliamento.

Finalmente il suo cervello tornò su quello che stava facendo e, tra un sorso di caffè e l'altro, si mise a esaminare tutti i movimenti della signora Dawson fatti tra un rewatch di Ranma e l'altro.

Cercò di levarsi dalla testa ogni altra cosa, iniziando dal retrogusto di cartone del caffé e proseguendo per l'avvicinamento di Carrie e Sten - cosa che lo divertiva molto - per finire poi con le promesse della serata.

Se non si fosse concentrato, non sarebbe andato a casa tanto presto e sicuramente non in tempo per il divertimento che l'aspettava.

Prima il dovere e poi il piacere, insomma.

Sbuffò di fronte allo schermo, poi prese una matita e un pezzo di carta da riciclo e si mise a tracciare uno schema, intervallato da mille stupidi disegnetti che avevano l'unico scopo di tenergli le dita occupate.

Allora: i fatti.

I fatti erano che la Dawson era una madre e una nonna. Era vedova e traeva sollievo dall'amministrare le faccende della parrocchia. Fin qui, niente di strano.

Quello che era strano era che passasse il tempo a ritoccare i conti, trasferendo di qua e di là somme che diventavano sempre più consistenti.

Era una truffa vecchia come Matusalemme. Bastava che la Dawson dichiarasse meno di quanto veniva effettivamente incassato - rigorosamente in contanti - e intascasse la differenza.

Stessa cosa con le donazioni per beneficenza. Se tutto era condotto in contanti e sulla buona coscienza dei contribuenti e degli operatori, era fin troppo facile approfittarsene.

Che fosse un crimine non c'era dubbio.  Ma perché il Bureau sentisse la necessità di occuparsi di una minuscola parrocchia sperduta e di una vedova che faceva la cresta sugli incassi del bingo, beh, questo era ancora da vedere.

Nella peggiore delle ipotesi sarebbe stata processata dalle autorità locali, magari condannata a qualche mese al fresco o a lavori socialmente utili e ovviamente licenziata dall'incarico.

2 - Between a rock and a hard place - (COMPLETO)Leggi questa storia gratuitamente!