13. La strada della diplomazia

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Il campo di addestramento era deserto. La sabbia portava ancora le impronte dei passi che l'avevano calpestata, una catena consacrata giaceva a terra dimenticata, mentre la rastrelliera delle armi era quasi spoglia, solo un paio di spade rimaste là solitarie. Soprattutto, però, non c'erano grida, rumore di metallo né altro, solo il frinire delle cicale. A Cris sembrava strano osservare quel posto e trovarlo così vuoto e silenzioso quando era sempre stato abituato ad associarlo al caos e alla confusione degli allenamenti. Essere là lo faceva sentire nostalgico, così come rimettere piede su quell'isola. Non pensava che avrebbe mai rivisto quei luoghi e ora che era successo sapeva che, qualsiasi cosa sarebbe accaduta, avrebbe fatto di tutto per restare.

Se i posti erano gli stessi, però, non altrettanto poteva dirsi delle persone. Se avesse dato retta al suo primo istinto, Cris sarebbe corso ad abbracciare Riccardo e Sara. Nonostante fossero trascorsi tre anni, lui continuava a considerarli i suoi migliori amici. Era evidente, però, che loro non la pensavano allo stesso modo. Riccardo non gli aveva ancora rivolto la parola, ma se ne stava appoggiato alla staccionata sotto i raggi impietosi del sole e continuava a fissarlo come se si aspettasse di vederlo tirare fuori una bomba da un momento all'altro. Sara aveva provato a essere gentile e Cris era felice di vedere che in quello non era cambiata, ma non aveva mai incrociato il suo sguardo mentre gli diceva che avrebbero mandato a chiamare il consigliere Bianco.

Forse avrebbe ottenuto più calore da loro se si fosse scusato per essersene andato tre anni prima, ma non sarebbero state delle scuse sincere perché Cris era ancora convinto di aver fatto la cosa giusta condividendo la condanna di Alex, anche se aveva significato rinunciare alla sua casa, alla sua famiglia e ai suoi amici. Gli faceva male vedere Riccardo e Sara tenerlo a distanza e trattarlo come un estraneo perché gli faceva capire fino in fondo quanto avesse perso, ma non si sarebbe scusato per essersi assunto le proprie responsabilità.

Cris cambiò posizione sulla panchina su cui era seduto, all'ombra del colonnato, e rispostò lo sguardo sul campo di addestramento deserto. Il sole del pomeriggio proiettava il profilo dei merli sul terreno. Le mura che circondavano l'arena erano quelle del vecchio castello di difesa, costruito sull'isola molti secoli prima che loro vi mettessero piede. Cris non sapeva chi avesse deciso di usare quel posto come caserma degli esorcisti, ma aveva sempre trovato suggestiva l'idea di muoversi in un luogo che conservava tanta storia. Quel pensiero risvegliò in lui la nostalgia, mentre si ricordava del tempo trascorso là come cadetto e come esorcista. Per evitare di venirne sopraffatto, si costrinse a riscuotersi e a concentrarsi sul presente.

A quanto aveva capito, tutti gli esorcisti disponibili erano in giro per l'isola alla ricerca di Alex. Solo ai cadetti era stato proibito di andare e Riccardo aveva spedito tutti i ragazzi negli spogliatoi. Quando Cris se n'era andato, tre anni prima, Riccardo era solo un esorcista e gli faceva piacere vedere che nel frattempo era diventato capitano addestratore e mostrava con orgoglio le due fasce sulla manica della divisa. Cris aveva pensato che il fatto che il suo amico occupasse una posizione simile lo avrebbe aiutato a sistemare le cose in modo pacifico, ma non aveva fatto i conti con la testardaggine di Riccardo. Aveva provato a chiedergli di richiamare gli esorcisti, ma lui aveva finto di non sentirlo e forse in fondo la cosa migliore era che Alex uscisse allo scoperto, come avrebbe dovuto fare fin dall'inizio. Cris non riusciva ancora a credere che fosse stato convinto di poter entrare e uscire dall'isola senza farsi scoprire.

Se non altro, però, Riccardo aveva ordinato agli spiriti di far tacere la sirena, anche se Cris sospettava che lo avesse fatto più che altro perché lo infastidiva e non perché riteneva che non fossero più sotto attacco. Su quello Riccardo non era cambiato affatto: sarebbe stato inutile tentare di convincerlo che Alex non rappresentava una minaccia per l'isola.

In ogni caso, ora che il piano A era clamorosamente fallito, avrebbe preso in mano lui la situazione. Era convinto che, nonostante l'inizio disastroso, fosse ancora possibile risolvere tutto con la diplomazia. In fondo, conosceva quelle persone e loro conoscevano lui e lo stesso valeva per Alex. Tutto ciò che doveva fare era convincerli che fossero dalla stessa parte. Sarebbe riuscito a risolvere tutto, di questo era sicuro.

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