Infrasound

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In una realtà distopica, alcuni appoggiano l'orecchio a terra e ascoltano le vibrazioni.

Tagetes: più comunemente indicato come garofano, è un genere di piante della famiglia delle Asteracee, originarie degli Stati uniti sud-occidentali, del Messico e del Sud America. In Messico è considerato il fiore dei morti.

Astro (nome scientifico Aster L., 1753) è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dalla tipica infiorescenza simile alle margherite. Il nome del genere (Aster) deriva dal greco e significa (in senso ampio) "fiore a stella".

Hyacinthus: genere delle Hyacinthaceae (già incluso nelle Liliaceae), originario del mediterraneo orientale Asia minore e regioni tropicali africane, comprende specie bulbose con numerose varietà dalle ricche infiorescenze coloratissime e profumate, il nome del genere deriva dal personaggio mitologico Giacinto ucciso da Apollo.

Mania: è una divinità molteplice, personificava la Follia. Nella mitologia romana era la dea della morte, era stata presa in prestito dalla mitologia etrusca. Insieme a Mantus governava il mondo dei morti. Spesso viene assimilata alle Erinni: infatti, come loro tormenta gli spiriti colpevoli e non da loro tregua. Pausania ci informa che le era dedicato un santuario in Arcadia, tra Megalopoli e Messene.


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Con le mani in tasca e la mente occupata a riflettere sulla sua vita di merda, Mania affossò il mento nel petto e continuò a camminare per la sua strada. Nella mano infilata nei jeans teneva stretto il rotolo di soldi che l'ultimo cliente le aveva rifilato. Il palmo sudava contro la carta delle banconote. Si chiese se lasciassero giù l'inchiostro a forza di strizzarle. L'avrebbe fatta sentire sporca e lo era già abbastanza di suo, dopo quel pomeriggio passato tra le gambe di un borghese figlio di puttana.
Di rado il bastardo la chiamava per un servizietto a quell'ora. Sapeva che era affamata di denaro e che lei avrebbe piantato il suo cane pulcioso nella comune in cui viveva e sarebbe corsa da lui. Scosse la testa e con l'altra mano si frugò nella tasca anteriore della felpa, tirando fuori un pacchetto di sigarette e sfilandone una con le labbra. Non doveva fumare mentre era incinta. Beh, non avrebbe dovuto nemmeno battere, se era per quello.
Ributtò il pacchetto nel tascone e rovistò alla ricerca dell'accendino. Nel mentre inciampò in una lattina. Fregandosene della folla di gente che affollava i marciapiedi e che la guardava, tirò un calcio al pezzo di latta e subito qualcosa rimbombò nelle orecchie come il suono di mille piatti infranti, come ogni volta che succedeva qualcosa del genere. Soffriva di un disturbo che le rendeva l'udito fin troppo amplificato.
Il suono le giunse forte e chiaro, riuscì a percepirlo senza problemi, ma a quanto sembrava era solo lei ad avvertirlo. Impossibile, si disse. Non era un rumore, ma tutti avrebbero dovuto...
Non fece in tempo.
A malapena riuscì ad aprire la bocca per urlare a tutti di scappare. L'unica cosa che fece, l'unica cosa che le suggeriva l' istinto, fu quella di voltarsi rapidamente e fuggire in mezzo alla gente che indietreggiava e la fissava senza capire.
Tre secondi più tardi la bomba piazzata all'interno di un elegante bar frequentato da persone per bene esplose, portandosi via mezzo palazzo della trafficata via di New Milan, insieme alle anime di quarantasei persone che si trovavano all'interno o nei pressi.
Un'enorme voragine si era aperta dove si trovava il locale in seguito all'esplosione. Il fumo e il cemento sbriciolato ricoprirono tutto e chiunque accorresse per prestare soccorso, la polvere aleggiava nell'aria, rendendo tutto più terribile. Le sirene delle ambulanze coprirono solo parzialmente il suono orrendo dei gemiti delle persone che morivano sotto le travi e le urla di chi era sopravvissuto, dilaniato dalla vita in giù o senza braccia.
Mania non era stata abbastanza veloce. L'esplosione l'aveva sbalzata via ed era rotolata per terra, strappandosi i jeans consunti e sbucciandosi le ginocchia. Si portò le mani alle orecchie, mentre la bocca si spalancava per il terrore e lo shock, ignorando il caos che le era scoppiato intorno. Ansimò in preda all'angoscia. dentro si sé il suono acuto che la stava lacerando si quietava lentamente, ma ormai era tutto diverso.
Il primo pensiero fu per il bambino che portava in grembo. Con un singulto abbassò le mani e vide il sangue. Tirò su col naso, mentre le lacrime le cadevano sui palmi, mischiandosi al liquido rosso che era colato dalle sue stesse orecchie. L'angoscia la prese alla gola, forse era appena diventata sorda per colpa di una fottuta bomba.
Si alzò a fatica, con l'equilibrio ormai a puttane, e ondeggiò verso il cratere aperto dalla bomba. Il fischio nelle orecchie diminuiva a ogni passo, ma al posto del silenzio, Mania riusciva a sentire ogni cosa, anche la più infinitesimale, come per esempio il lento svolazzare dei fiocchi di polvere e cemento che si posava a terra, rivelando tutto l'orrore di ciò che era accaduto pochi istanti prima.
Percepiva gli ultrasuoni dalla nascita. Con l'esplosione le si erano rotti i timpani rendendola sorda. Ci sentiva ancora, ma in un modo diverso e non era sicura che fosse migliore.
Qualcuno le parlò, ma non riuscì a capire cosa diceva. Le sembrava solo il gorgoglio di corde vocali. Una mano si posò sulla sua spalla e a quel punto Mania sussultò, accorgendosi di un membro del personale medico dell'ambulanza appena arrivata. Il tizio in camice si era accorto delle sue mani insanguinate e le faceva segno di seguirlo.
Intorno alla voragine avevano già a iniziato ad affollarsi polizia e volontari di primo soccorso. Troppi suoni e pochi rumori.
Il medico aprì e chiuse la bocca più volte e Mania si indicò le orecchie, cercando di far capire che non lo sentiva. L'uomo le rivolse un sorriso tirato e annuì, indicandole l'ambulanza e poi la lasciò sola, accorrendo al richiamo di un collega che necessitava del suo aiuto per trasportare un ferito grave.
Intorno a lei tutto viaggiava più lento, ogni cosa sembrava sospesa, quasi rallentata. Se ci fosse stata una musica di sottofondo sarebbe stata una canzone Bob Dylan con The times they are changing, ma quello non era Watchmen, era un pezzo della sua fottuta vita.
Fu in quell'istante di solitudine che Mania si rese conto di avere un dono e non era quello che aveva nell'utero.

Fiabe nere - (COMPLETO)Leggi questa storia gratuitamente!