Eserciti in marcia

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Anche se faceva molto caldo in negozio, Max si sentiva gelare il sangue nelle vene. «Puoi ripetere?»
Bella sembrava troppo allegra e decisamente troppo incurante delle implicazioni di quello che aveva fatto mentre affermava: «Dopo che ho messo al corrente diversi membri del branco della situazione con il Divoratore d' anime, è stata convocata una riunione straordinaria del consiglio. Sono rimasti scandalizzati scoprendo che mio padre aveva tenuto nascoste queste informazioni e, come mi aspettavo, considerano una minaccia per la nostra comunità il fatto che un vampiro possa diventare un dio. Hanno votato e hanno estromesso mio padre».
«Mio Dio, Bella, tu stai bene?» Max non aveva mai conosciuto il proprio padre, ma era sicuro che non sarebbe stato felice se un consiglio l'avesse condannato all'esilio.
«Oh, sì» rispose come se stessero parlando della colazione. «Non l'hanno condannato a morte. Probabilmente si ritirerà nel Santuario o forse si unirà a un gruppo di esuli in Corsica. Io potrò sempre mettermi in contatto con lui, se necessario.»
«La stai prendendo molto bene.» Troppo bene, pensò, chiedendosi come avrebbe reagito se avessero esiliato lui.
Poi ricordò che, in un certo senso, era stato già esiliato. Peggio, era stato mandato a morte certa. E lei non si era mostrata particolarmente sconvolta. Però si era data fare per assicurare il suo ritorno, ammesso che fosse possibile. Se aveva deciso di denunciare Julian, doveva aver previsto tutto per assicurarsi l'esito migliore.
E lui era orgoglioso di lei, la sua donna.
«Ho avuto il tempo di accettarlo. Adesso vuoi sentire che cos'ha deciso il consiglio riguardo al Divoratore d'anime?» Senza dargli il tempo di rispondere, continuò: «Invieranno un gruppo di guerrieri scelti per ucciderlo. Purtroppo io non sono stata invitata, comunque resterò nelle retrovie a celebrare i riti di battaglia con le sacerdotesse. Combattere sarebbe un onore, ma questo è un onore ancora più grande».
«Scusa, non ho capito bene quest'ultima parte. Hai detto che invieranno dei guerrieri?»
«Si. Cinquanta, forse di più. Vogliono che sia un'azione esemplare.»
Si interruppe. «Max, significa che tu non sei obbligato a combattere.»
Maledizione. Questo lo metteva in una posizione difficile. Era escluso che Carrie e Nathan rinunciassero alla battaglia. Avrebbero sostenuto che era troppo pericoloso far conto su qualcun altro. Che avevano una responsabilità nei confronti del mondo o qualcosa del genere. E lui aveva una responsabilità nei loro confronti, anche se ora non era più solo un vampiro.
«Mi spiace, dovrò combattere ugualmente. Sai bene che Carrie e Nathan non si tireranno indietro e io non posso lasciare che vadano da soli.» Poteva sentire la sua disapprovazione attraverso la cornetta.
«Ti prometto che sarò prudente. Me ne starò in disparte...»
«Tu non sei più uno di loro. Sei uno di noi.»
«Lo so, ma mettere a tacere i miei sentimenti per gli amici non è come chiudere un rubinetto. Si faranno uccidere tutti senza il mio aiuto.» Si interruppe, mentre la realtà lo colpiva con la violenza di una doccia fredda. «Se i licantropi li troveranno nella casa del Divoratore d'anime al momento dell'attacco, uccideranno anche loro, vero?»
«I nostri soldati non faranno distinzione tra un vampiro e l'altro» ammise Bella. Lui si sentì ribollire di collera. «Quando avevi intenzione di dirmelo?»
«Questo non riguarda te. Sanno che tu sarai lì e non ti faranno del male. Ma come potevo descrivergli i tuoi amici? Sarebbe impossibile distinguere l'uno dall'altro.» La voce era stanca ed esasperata. «Se decidono di restare e morire, è una loro scelta. Tu però hai una responsabilità, verso di me, verso il branco e anche verso tua figlia. Devi tornare subito a casa.»
Era la cosa più difficile che avesse mai fatto. Max desiderava intensamente tornare da lei, dimenticare la vecchia vita da vampiro e cominciarne una nuova al suo fianco. Una vita in cui non sarebbe stato costretto a uccidere e a combattere contro forze magiche. Una vita in cui dimenticare l'ultimo anno della sua esistenza.
Ma che individuo sarebbe stato se avesse abbandonato gli amici nel momento del bisogno, proprio quando stavano per andare incontro a un massacro? Non si facevano molte illusioni riguardo alla possibilità di sopravvivere, se non altro però avrebbero avuto una chance. Max aveva visto i guerrieri licantropi allenarsi al combattimento. Sarebbero stati letali in battaglia e avrebbero fatto a pezzi i vampiri senza pensarci due volte.
La visione di sangue e carneficina che gli riempiva la mente gli fece venire la gola arida e gli provocò un'erezione. Il peggio era che non sapeva se fosse il suo lato da vampiro o quello da lupo che anelava la distruzione.
«Bella, non posso farlo. Non posso lasciare che i miei amici vadano incontro a un simile strage alla cieca.»
Lei emise un suono a metà tra un sospiro e un singhiozzo trattenuto.
«Temo per la tua vita.»
«Lo so. Ho paura anch'io, ma me la sono cavata in situazioni peggiori.» Evitò di dire che non se ne ricordava, perché non sarebbe stato d'aiuto. «Quando arriveranno i guerrieri?»
«L'attacco è previsto per la luna piena, anche se arriveranno qualche giorno prima. Se non vuoi tornare a casa, promettimi almeno che combatterai al loro fianco. Non disonorare il branco.» Sembrava così sicura che i vampiri fossero delle creature malvagie! Max si chiese come avesse fatto a innamorarsi di lui.
Si chiese anche se l'avrebbe mai accettato per quello che era veramente: un vampiro che era stato morso da un lupo. Avrebbe mai ammesso con se stessa che non era nato uguale a lei? O la cosa sarebbe sempre rimasta in sospeso tra loro, finché uno dei due non fosse esploso?
La salutò velocemente. Non freddo, ma senza la nostalgia che aveva provato le altre volte. E quando riappese, sentì una solitudine straziante nel petto.
Forse sarebbero riusciti a salvare il mondo dal dominio di terrore di un dio diabolico. Forse sarebbero riusciti a rimediare a tutte le cose che erano andate storte nell'ultimo anno. Forse.
Il modo in cui decidemmo quale incantesimo usare non aveva niente di scientifico né di mistico come mi ero aspettata. Sfogliammo i libri, stendemmo delle liste di ingredienti e scegliemmo quello per il quale avevamo a disposizione più componenti. Dopo di che Nathan si mise al lavoro per fare le sostituzioni in base a influenze planetarie, corrispondenze fra elementi chimici e riferimenti mitologici. Non finivo mai di stupirmi che la stessa persona che recitava il rosario ogni mattina, quando pensava che dormissi, ne sapesse di stregoneria più chiunque avessi mai incontrato.
Be', non era del tutto vero. Ormai conoscevo piuttosto bene Dahlia, anche se la cosa non mi piaceva. C'erano dei momenti in cui mi sarei messa a gridare solo per far tacere la sua voce nella mia mente. Anche se riuscivo ad impedirle di comunicare, era sempre lì, come un sibilo ad alta frequenza nel mio cervello. Come un rombo d'acqua alle orecchie, che mi impediva di udire qualsiasi altra cosa, finché mi veniva voglia di staccarmi la testa per farla tacere.
Dato che non sembrava la soluzione migliore, cercavo di concentrarmi su qualcos'altro. E per fortuna Max mi fornì la distrazione ideale.
«Sentite questa, ragazzi» annunciò entrando nel soggiorno e scuotendo Ziggy, che si era addormentato sul divano. «Non ci crederete.»
«Non crederemo a che cosa?» Dovetti dare una gomitata a Nathan per distogliere la sua attenzione dal libro. «Ti ascoltiamo.»
«Non abbiamo bisogno di alcun incantesimo. Stanno arrivando i rinforzi.» Andò avanti a spiegarci del branco cui apparteneva Bella e ci riferì quello che aveva fatto per noi. Proprio quando incominciavo a essergliene grata, aggiunse: «E non vuole che andiamo in battaglia».
«Cosa?» strillai.
«Carrie, aspetta...» tentò di fermarmi, ma era troppo tardi. Ormai ero partita in quarta, infiammata dalla terribile confusione che infuriava nella mia mente, grazie a Dahlia, e da quella che ci circondava, grazie al Divoratore d'anime.
Mi alzai e marciai su di lui con aria agguerrita, anche se l'effetto era rovinato in parte dal fatto che sono molto più minuta. «Eravamo qui quando tutto questo è incominciato. Almeno, alcuni di noi c'erano.
E terremo duro fino alla fine. Solo perché Bella non capisce che cosa significhi essere leali...»
«Le ho detto che non è possibile» mi interruppe lui «Le ho detto che per niente al mondo ve ne starete in di sparte, lasciando che qualcun altro si occupi della questione quando c'è così tanto in gioco.»
«Allora quando si parte?» Nathan posò il libro sul tavolo della cucina e guidò la carrozzella in soggiorno. « Io sono pronto.»
«Tu non vieni» gli ricordai, ma Max gli rispose comunque. «Agiremo la notte del rituale. Non sarà facile. Per prima cosa, voi ragazzi dovrete evitare i lupi. Uccideranno qualsiasi vampiro si troveranno di fronte.»
«Ma ci sarai anche tu» intervenni. «Non potresti dire loro...»
«Non sarò in grado» rispose, evitando di guardarmi negli occhi. «Ci sarà la luna piena e mi trasformerò anch'io, come loro. Non so quanto ricorderò di voi o del resto. Assicuratevi di stare alla larga da qualsiasi cosa assomigli anche lontanamente a un lupo mannaro.»
«Qui non di tratta solo di buttarci nella mischia e fare del nostro meglio» puntualizzò Bill. «Se questo Divoratore d'anime è così malvagio, come faremo a combatterlo?
«Credo che cinquanta lupi possano occuparsi di lui» disse Max in tono quasi sprezzante.
«Io non credo.» Nathan si guardò intorno nella stanza, incontrando lo sguardo di ognuno di noi. «Che cosa succede in tutte le situazioni in cui si raduna una folla intenta a distruggerlo?»
Un brivido mi salì lungo la spina dorsale al ricordo. «Fugge.»
«Approfitta della confusione» aggiunse Ziggy.
Nathan annuì. «Avremo più possibilità se, in mezzo alla confusione, uno di noi lo insegue. E solo una persona tra i presenti ha il potere di ucciderlo.»
Provai una strana sensazione. Da una parte volevo scagliarmi contro Nathan perché voleva gettarmi in mezzo al pericolo, ma in passato, tutte le volte che aveva cercato di trattenermi per il mio bene, mi ero infuriata. Immagino che la lezione fosse: Stai attenta a quello che chiedi.
«Andiamo, tutto questo è assurdo» ragionò Max, assumendo il ruolo di mio difensore.
Io non ero abbastanza convinta per discutere. «Se non altro, il fatto di avere Dahlia intrappolata nella mia mente potrà rivelarsi un vantaggio, se riuscirò a usarla.»
Avanti, usami, mi sfidò. Suona così sporco. Non è da te, santarellina.
La bombardai di immagini di Cyrus e me insieme. Era infantile, ma per qualche motivo volevo farle sapere che ero più brava di quanto fosse mai stata lei in tutte le cose di cui era orgogliosa.
«Carrie, ti senti bene?» La voce di Nathan mi raggiunse come attraverso una nebbia. «Carrie?»
Tornai bruscamente alla realtà e mi resi conto che avevo stretto i pugni con tanta forza da conficcarmi le unghie nella carne e farne uscire il sangue, che ora mi colava sui vestiti.
«Scusate» mormorai, lisciando la maglia con gesti nervosi e sporcandola di sangue. Incrociai le braccia sul petto per nascondere le macchie. «Che cosa stavamo dicendo?»
«Abbiamo bisogno di sapere nei dettagli che cosa comporta il rituale» disse Max, guardandomi con aria cauta. «Soltanto Cyrus può darci queste informazioni ma sfortunatamente ci parla per enigmi. Forse tu potresti...»
«Certo, me ne occupo io.» Non volevo sembrare troppo eccitata all'idea di rivederlo, anche se un po' lo ero. «Sarà onesto con me. Be', almeno penso.»
«Lo chiamerò per fissare un incontro.» Si diresse verso a porta.
«Aspetta... non potremmo...» Nathan lasciò in sospeso la frase. «Non importa. Va bene così.»
Grazie, gli inviai mentalmente, ma lui distolse lo sguardo.
«Credo che andrò di sotto» annunciò Ziggy con aria imbarazzata.
Bill barcollò mentre si alzava. «Una gamba intorpidita disse in tono di scusa, seguendo il suo Sire.
Rimasta sola con Nathan, non osavo guardarlo in viso.
«Sai quello che ho visto, Carrie.» Le parole gli uscirono di gola taglienti come rasoi. Come se parlare gli costasse un dolore fisico.

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