Rinvio

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Era buio nel vicolo. Troppo buio e decisamente troppo tranquillo.
Max tirò fuori il paletto dalla tasca posteriore e si acquattò nell'ombra, preparandosi ad attaccare. La luce della luna quasi piena gli faceva pizzicare la pelle. Gli faceva venire voglia di correre, di liberarsi dei vestiti e immergersi nel bagliore giallognolo. Gli faceva venir voglia di saltare addosso a una donna e prenderla sul tappeto di foglie e felci della foresta. Affondare in lei senza pietà, mordere e graffiare.
Una luna piena lontano da Bella.
Quando tornerai, ci scambieremo i ruoli. Visto che io non sarò in grado di correre, non potrai darmi la caccia ma mi nasconderò e tu verrai a cercarmi. E sarà meglio di quanto tu possa immaginare..., gli aveva promesso l'ultima volta che si erano sentiti al telefono, quando si era lamentato della lontananza.
Tuttavia non gli bastava sapere che alla fine sarebbero tornati insieme. La voleva in quel momento. Voleva sentirle dire che sarebbe rimasta con lui, nonostante tutti gli ostacoli posti da suo padre.
Si sentiva amareggiato e in collera con se stesso. In passato sarebbe stato tutto preso dalla battaglia, l'avrebbe considerato un dovere. E invece si trovava a poche ore dal momento decisivo e tutto quello che desiderava era tornare a casa e stringere tra le braccia la sua amata.
La consapevolezza della battaglia imminente avrebbe dovuto aiutarlo a passare gli ultimi giorni, ma non era così.
Dopo aver riflettuto sulle informazioni avute da Cyrus, avevano finalmente preso una decisione su come agire. Avrebbero colpito il Divoratore d'anime tre giorni prima che avesse luogo il rituale, per evitare di dover affrontare anche i suoi invitati.
Nei giorni che mancavano all'ora X, tutti loro si erano sentiti come tigri in gabbia.
Bill e Ziggy avevano trascorso gran parte del tempo per conto loro, il che era perfetto. Max aveva un codice rigoroso riguardo alle relazioni omosessuali: fate quello che volete purché io non sia obbligato a vedere. Aveva infranto la regola solo con una coppia di gemelle lesbiche, ma quella era stata l'unica concessione. Che Bill e Ziggy si divertissero pure nella stanza sul retro del negozio. Meglio lì che sul divano del soggiorno, che Carrie si ostinava a pulire nella vana speranza di cancellare le macchie di sangue.
Non che non avesse altro da fare. Max fece una smorfia pensando a tutti i compiti che si era assunta. Aveva quasi guarito Nathan e continuava a curarlo; aveva creato diversi golem; si dedicava con passione a lavare il sangue di Bill dal divano e per tutto quel tempo si era data da fare a rassicurarli con aria amichevole che non avrebbe divorato le loro anime.
Eppure lui si sentiva sulle spine e non vedeva l'ora che i suoi amici si affrettassero e si lanciassero nella battaglia, così non avrebbe dovuto restare inchiodato lì a lungo.
Invece sembrava che ci fosse un altro rinvio.
Si udì distintamente uno stridore di freni e subito dopo un rumore di passi. Mocassini effeminati di fattura italiana. E Cyrus apparve all'imbocco del vicolo.
Quando fu chiaro che era solo. Max rigirò il paletto nel palmo e lo ripose nella tasca posteriore dei jeans con un gesto da pistolero.
«Davvero impressionante» disse il vampiro. «Perché incontrarci proprio qui? Sembra che nessuno abbia pagato la tassa sui rifiuti.»
«Capisco che ti .sembri strano. Anch'io avrei preferito un'area pubblica ben illuminata, piena di telecamere, e noi avremmo potuto indossare magliette con la scritta Siamo vampiri, così tuo padre sarebbe stato sicuro di scoprire il luogo dell'incontro, ma alla fine ho deciso che era meglio di no.» Alzò gli occhi al cielo. «Che cosa c'è di così importante da rendere necessario questo incontro?»
Cyrus non si lasciò impressionare dal suo atteggiamento da duro.
«Non so dove abbiate intenzione di colpire e non voglio saperlo. Ma ho pensato che doveste sapere che mio padre ha incrementato la sicurezza.»
«Bene. Anche noi abbiamo dei rinforzi.» Non era proprio vero, ma era sempre meglio che mettersi a imprecare e a prendere a pugni il muro. Possibile che niente andasse per il verso giusto?
«Ha un negromante» disse con espressione impassibile.
Max riuscì a fare altrettanto. «Faremo in modo di portare a ventisei la nostra squadra di elfi e maghi.»
Questa volta Cyrus scoppiò in una risata. «Capisco che possa sembrarti strano, ma non sei un lupide? Non credi nella magia?»
«Conosco la magia» ribatté, cercando di mascherare il fatto che non ne sapesse poi molto. «Ma un negromante? Che cosa dovrebbe fare?
Leggere ad alta voce il Libro dei Morti e rovinarci la scampagnata?»
«Richiamerà un esercito dalla morte» disse Cyrus senza un battito di ciglia.
«Bene, allora siamo spacciati?»
«Se lo attaccate adesso, vi troverete contro un vero esercito di umani e di guardie del corpo. Se lo attaccate la notte del rituale, questi saranno tutti morti.»
La cosa era decisamente sospetta. «Così, secondo te, la cosa più sicura da fare sarebbe attaccare il più possibile vicino al momento in cui il Divoratore d'anime diventerà un dio?»
«No.» L'aria condiscendente di Cyrus era sempre più odiosa. «Non voglio darvi ordini. Spetta a te e alla tua banda male assortita di eroi decidere. Ti sto solo dicendo quello che so. In questo momento possiede sia umani che vampiri in numero tale da surclassare le vostre forze. Tutti loro verranno sacrificati per nutrire le ambizioni di mio padre e quelle dei suoi ospiti, quindi non ci saranno più la notte del rituale. Ma a quel punto avrà a sua disposizione un negromante, che sarà in grado di richiamare dalla morte un esercito di zombie per trucidarvi. Grazie al cielo, la scelta di quando colpire non spetta a me. Ho semplicemente pensato che fosse giusto informarvi.»
Maledizione. Era più facile odiare Cyrus quando faceva qualcosa di vile; quando si comportava in modo corretto Max si sentiva uno stupido a provare antipatia per lui. «Grazie. Trasmetterò l'informazione. E tu che cosa farai?»
«Io?» Parve sorpreso della domanda.
Alimentando l'antipatia che provava per lui, Max incrociò le braccia sul petto e si appoggiò al muro. «Dove ti troverai al momento dell'attacco? Sarai a fianco di tuo padre oppure dalla nostra parte?»
«Io sto dalla mia parte» rispose semplicemente, imitando la posa di Max sul muro di fronte. Si contemplò le unghie, come se potesse vederle al buio, e rialzò lo sguardo. «Tutti stanno dalla parte di se stessi. Chiunque ti dica il contrario, sta mentendo a te o a se stesso.»
Giusto. «Bene. Buonanotte, allora, bastardo.» Si girò per andarsene, anche se ogni singolo muscolo del corpo lo spingeva a farlo a pezzi con le sue stesse mani. A essere onesto, non sapeva se fosse l'istinto da vampiro o quello da lupo mannaro. O se fosse solo Max Harrison che non tollerava tutte quelle idiozie.
«Max, aspetta.»
La voce che l'aveva richiamato sembrava amichevole ma era sicuramente un trucco. Si voltò mostrando chiaramente la propria impazienza. «Che cosa c'è?»
«Come sta?» Sembrava in difficoltà a esprimersi. «Voglio dire... è felice?»
«Be', è una Divoratrice d'anime. Il suo fidanzato è stato scuoiato vivo e la sua creatura, che credeva morta è tornata in vita.» Si interruppe. Era evidente che Cyrus ci teneva davvero a Carrie; meritava qualcosa di più. «Mi direi che, considerando le circostanze, non è infelice come potrebbe essere.»
Annuì lentamente. «Mi fa piacere. Non voglio vederla soffrire.»
«Le trasmetterò il tuo interessamento.» Si voltò nuovamente verso l'estremità del vicolo.
«Non farlo. Ti prego, non dirle che ho chiesto di lei. Sarà più facile... nel lungo periodo, se non saprà che ho chiesto di lei.»
Per un istante Max si sentì diviso nei suoi confronti.
Da una parte si chiedeva quale fosse il suo gioco, dall'altra si sentiva quasi dispiaciuto. Ma era troppo facile sospettare un secondo fine in tutto quello che faceva e quello non era solo un pregiudizio da parte sua. «Non glielo dirò.»
Cyrus non lo seguì.
Bene, pensò. Se voleva restare a godersi il tanfo dei rifiuti, erano affari suoi. Da parte sua non vedeva l'ora di allontanarsi a gambe levate.
Nel grande schema delle cose, una manciata di notti non sono poi un periodo così lungo. Quando poi ne rimangono poche e una l'avete già sprecata, il tempo sembra davvero volare.
Naturalmente aiuta tenersi occupati. Avevo incrementato il ritmo con cui innestare la pelle di Nathan. Poco prima che andasse a dormire, al mattino, gli prelevavo strisce di pelle dalla schiena e le incollavo sul petto. Poco dopo che si era svegliato, la sera, ripetevo l'operazione. Nathan passò la maggior parte di quei giorni sotto l'effetto dei farmaci, ma guarì più rapidamente di quanto mi aspettassi. Una sera riuscì a mettersi seduto sul letto e a leggere il giornale. Non so bene quanto capisse, considerando tutta la morfina che gli avevo dato, ma lo trovò molto interessante.
Quella notte Ziggy era andato, insieme a un riluttante Bill, a rubare una sedia a rotelle al St. Mary. Avevamo liberato dai mobili un'intera parete del soggiorno in modo che Nathan avesse almeno un po' di possibilità di muoversi.
«È bello sentirsi ancora in piedi e in circolazione» disse, guidando la sedia a rotelle in soggiorno. Parcheggiò vicino alla sua poltrona preferita e la guardò con nostalgia prima di accettare il suo stato di invalido.
«È bello riaverti fra noi, amico» disse Bili. Si fece avanti come se volesse dargli una pacca sulla spalla, ma si limitò a tendergli la mano.
Visto che Nathan non la prendeva e si limitava a borbottare il minimo di risposta educata, lasciò ricadere il braccio lungo il fianco.
«Allora...» Ziggy tentò di alleggerire la tensione del momento.
«Quando potrai togliere quelle eleganti fasciature?»
Nathan si guardò il torso nudo, come se fosse sorpreso di vederlo avvolto nella garza. Le bende coprivano una striscia che non era ancora guarita completamente e andava dalla clavicola alla cintura dei pantaloni del pigiama. La pelle rigenerata appariva di un rosa lucente, piena di giunture, come quella del mostro di Frankenstein.
«È meglio tenere fasciata la ferita ancora aperta, così non si asciuga troppo» dissi. «Naturalmente tiene lontane anche le infezioni, ma sappiamo che questo non ci preoccupa.»
«Non vi sarò di grande aiuto quando andrete in missione.
Quando?... Stanotte?» Nathan mi guardò, pieno di paura e insieme di speranza. «Forse dovreste già essere fuori.»
«Stiamo aspettando che torni Max.» Ziggy mi guardò come se attendesse una conferma prima di dirglielo. È andato a raccogliere qualche informazione da Cyrus.»
«Ah.» Annuì. «Be', forse potrei rendermi utile nell'elaborazione di un piano.»
Bill intervenne nella conversazione. «Sembra che sarà abbastanza facile. Abbiamo già eliminato gran parte di quegli umani superforti quando siamo venuti a prenderti. E, secondo Carrie, il Divoratore d'anime non può procurarsene degli altri da solo. Ha bisogno di quella strega, che...»
«Sì, so quello che è successo a Dahlia» disse Nathan in tono asciutto. «Immagino che Max verrà a sapere da Cyrus che tipo di rinforzi ha trovato il Divoratore d'anime.»
«Ammesso che ci sia riuscito, visto che non era in buone condizioni quando l'abbiamo lasciato» osservò Ziggy, lanciandomi un'occhiata.
«Almeno questo è ciò che sostiene Carrie.»
Annuii. «Hai ragione, non era in gran forma, ma questo non significa che non abbia affidato ai suoi scagnozzi il compito di rafforzare le misure di sicurezza.»
Bill si rivolse a me. «Su quanti golem possiamo contare?»
Mi ero data da fare non solo a curare Nathan, ma anche a creare delle copie di Henry.
Tutto il potere che avevo prima mi veniva dall'aver bevuto una piccola quantità del sangue di Dahlia. E già mi era sembrato impressionante. Ora che possedevo tutto il suo sangue e tutta la sua anima, avevo anche tutti i suoi poteri. Creare Henry mi aveva prosciugata talmente che avevo paura di ripetere l'esperienza. Creare il secondo golem richiese soltanto una manciata di polvere, poche gocce di sangue e la concentrazione che uso normalmente per giocare a Free Cell.
Dopo era stato ancora più facile. Incredibilmente facile. A un certo punto mi ero perfino annoiata e avevo fatto esperimenti con altri materiali. Avevo usato una manciata di ghiaia, che aveva prodotto un Henry di un color talpa stranamente naturale. Avevo preso del terriccio per piante in vaso e il risultato era stata una sfumatura di marrone scuro con qualche macchia priva di colore dove c'erano le palline di argilla espansa. Avevo ridotto in briciole un frammento di maiolica rosa acceso trovato per strada e avevo creato un golem rosa che avevo chiamato Henrietta.
Avevo poi utilizzato altri materiali per creare dei golem più grandi, ma venivano tutti della stessa forma e dimensione, solo più densi. Ne avevo fatti trenta e li avevo nascosti sotto una tela cerata in un angolo del negozio.
Quando l'avevo detto a Ziggy e a Bill, li avevo visto impallidire.
«Vuoi dire che ci passiamo davanti ogni mattina? Che dormiamo con quegli esseri a pochi passi di distanza?» aveva chiesto il primo, facendo scrocchiare le nocche.
«Sono innocui. Sul serio.» Era un'affermazione stupida parte mia.
Erano così innocui che uno di loro aveva ucciso Bill. «A meno che io non gli dia qualche ordine stupido.»
«Cerca di evitarlo, questa volta.» Ero sorpresa dalla mancanza di amarezza nel tono di Bill. O aveva già superato lo shock di essere diventato un vampiro, oppure era troppo concentrato nella nostra impresa per avercela con me.
«Vorrei solo sapere come riusciremo a farne entrare trenta nel furgone» disse Ziggy. «Non è che puoi ordinare loro di ammucchiarsi con una tecnica a incastro?»
«Potrei, ma solo se avessi saputo che cos'è una tecnica a incastro quando li ho creati. Invece non lo so nemmeno adesso.» Feci una pausa. «Forse potresti spiegarmi e io farei un altro golem e potrei dirgli di ammucchiare gli altri con una tecnica a incastro.»
«Buona idea» approvò Bill. «Solo che non riesco a ricordare esattamente...»
La porta si aprì e Max entrò nella stanza. Sembrava stranamente accaldato per un vampiro e aveva il fiato corto. Forse era un tratto da licantropo, il che avrebbe spiegato anche le foglie e l'erba che aveva attaccate a vestiti. Rimase sorpreso vedendo Nathan in carrozzella.
«Ti sei alzato!»
Nathan gli sorrise. «Stavamo giusto discutendo su come stipare trenta golem all'interno del furgone. Tu sai come funziona una tecnica a incastro?»
«Lascia perdere.» Max liquidò la questione con una scrollata di spalle. «Non se ne fa niente stasera.»
Mi sentii stringere lo stomaco in una morsa. «Stai per dirci qualcosa che non vorremmo sentire, vero?»
Annuì con espressione grave. «Cyrus mi ha rivelato che suo padre ha messo insieme una squadra di sicurezza molto potente. La buona notizia è che saranno tutti morti per la sera del rituale. Quella cattiva è che la persona che eseguirà il rituale è capace di richiamare un intero esercito dalla morte per attaccarci.»
«Un negromante?» Nathan si agitò sulla sedia a rotelle suo viso si animò di un'eccitazione simile a quella di un bambino alla sua prima visita a Disneyland. «Si è procurato davvero un negromante?»
«Credo di sì.» Si strinse nelle spalle. «Ma non mi sembra così entusiasmante.»
«Nemmeno a me» intervenne Ziggy. «Non sono mai stato un fanatico degli zombie.»
«Possiamo contare su trenta golem. Perché non attenerci al piano?» chiesi. Non che morissi dalla voglia di rischiare la vita. Ma quella era la notte in cui avremmo dovuto liberarci del problema che ci aveva angustiato per lunghi mesi e mi sembrava una terribile delusione dover aspettare ancora.
«Trenta golem che possono combattere come te» sottolineò Nathan.
«Non è esattamente una squadra d'attacco. Forse sarebbero più adatti contro un esercito di zombie che avanzano con passo strisciante. Se devi lottare contro esseri umani armati e vampiri, devi correre veloce.»
Gli diedi uno scappellotto alla nuca. «Grazie mille.»
«Purtroppo ha ragione» disse Bill, affrettandosi a ripararsi con la mano. «Non colpirmi, ma ha ragione. Se non sappiamo esattamente su quante forze può contare, lasciandoci all'attacco potremmo sprecare il nostro tempo e forse anche le nostre vite.»
Max annuì. «Cyrus non mi ha detto quante guardie del corpo ha il Divoratore d'anime. E non sappiamo nemmeno quanti zombie può evocare quel negromante.»
«Non più dei cadaveri presenti nell'area.» Nathan spinse la carrozzella fino alla finestra e aprì le persiane come se volesse abbracciare l'intera città.
Max emise un gemito. «E, a quanto pare, Grand Rapids ha più cimiteri di qualsiasi altra città della terra. Fantastico.»
Aveva ragione. Tra la città e i suoi dintorni, c'erano probabilmente più morti che vivi. Se il negromante fosse riuscito a risvegliarli tutti...
Ziggy guardò prima Nathan e poi me. «La soluzione è abbastanza semplice. Carrie può creare altri golem e mandarli nei cimiteri a uccidere gli zombie appena escono dai cancelli.»
«Poco pratico» disse Nathan, liquidando l'idea con un gesto della mano.
«Sarà poco pratico ma non vedo altre soluzioni.» Mi coprii il volto con entrambe le mani. «Naturalmente dobbiamo fare un elenco di tutti i cimiteri.»
«Quanti cancelli ci saranno in ognuno?» chiese Bill in tono cupo.
Oppure potreste proteggere i cimiteri con un incantesimo e impedire a qualsiasi magia di entrarvi, suggerì Dahlia nella mia testa.
«Che cosa?» chiesi ad alta voce, attirando su di me tutti gli sguardi.
Un incantesimo di protezione, idiota!
E come faccio? Odiavo chiederle consiglio, ma se in quel momento era disposta a offrirci il suo aiuto non potevo rifiutarlo.
No, un momento. Perché mi dici questo? Perché, se ti farai uccidere, io sarò libera. E credo che l'unica persona abbastanza forte da ucciderti sia Jacob.
Era sufficiente, anche se l'idea che potessi morire per mano di Jacob Seymour non mi piaceva. «Possiamo proteggere i cimiteri con un incantesimo» dissi ad alta voce.
«Buona idea, ma che cosa significa?» domandò Max.
Per fortuna, prima che dovessi ammettere che non avevo la più pallida idea di che cosa stavo parlando, Nathan intervenne.
«Significa che dobbiamo fare un incantesimo che funzioni come una barriera tra la magia del negromante e i cadaveri che vuole rianimare.»
«Quanto tempo ci vorrà?» chiesi. Non volevo mettere in discussione il mio stesso suggerimento, ma sfortunatamente eravamo a corto di tempo. «Io possiedo tutti i poteri di Dahlia...» Forse non tutti, borbottò nella mia mente. «Però, se dobbiamo visitare tutti i cimiteri della zona, non so come potremo farcela.»
«Non devi andarci fisicamente.» Nathan si batté l'indice sulle labbra. «Conosco almeno sette incantesimi di protezione a cui potremmo dare un'occhiata stanotte. La maggior parte prevede una semplice magia su alcuni ingredienti che vanno poi sparsi intorno all'area che si vuole proteggere.»
«Quindi potremmo fare l'incantesimo e poi dividerci per spargere la polvere?» Mi illuminai in viso. «Max può uscire alla luce del giorno. Quello che non riusciremo a fare noi, lo farà lui domani.»
«Voglio partecipare anch'io» si affrettò ad aggiungere Nathan. La disperazione era incisa chiaramente sul suo volto. «Se non posso essere utile in battaglia, voglio almeno contribuire a questo.»
«Come ha detto Carrie, possiamo dividerci» intervenne Bill, sfregando con gesti nervosi le ginocchia. «Lei andrà con Ziggy e io verrò con te.»
«E io farò il turno di giorno» concluse per lui Max. «Perfetto. Diamoci da fare con la magia, ragazzi.»
Nathan avanzò con la sedia a rotelle, evitando di guardare negli occhi Bill. «Forse è meglio che vada io con Carrie, ammesso che l'incantesimo funzioni. Sono ancora molto debole e sono sicuro che lei non vorrebbe...»
Capii quello che intendeva. Non voleva trovarsi da solo con Bill.
Non sapevo se questo l'avrebbe aiutato ad accettare la relazione di suo figlio, ma probabilmente non gli avrebbe fatto male. Ecco perché dissi, in tono forse un po' troppo entusiasta: «No, va benissimo così. Andrà tutto bene, ne sono sicura».
«Dimmi di quali libri hai bisogno e te li porterò» si offrì Max.
Nathan fece un profondo sospiro. «Dammi una penna ti farò un elenco.»
Credi davvero di poter vincere?, mi provocò Dahlia. La spinsi da parte. Ricorda che, anche se cerchi di ingannarmi, potrei uscire viva da questa storia. Per il tuo bene, ti conviene collaborare, cosi Jacob potrà vendicati.
La sentii ridere. O almeno l'anima intrappolata dentro di me imitò il suono della sua risata folle. In quel momento fui tentata di scartare completamente l'idea dell'incantesimo sui cimiteri.
Poi mi chiesi se non fosse proprio quello che voleva fin dall'inizio.

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