Sorpresa

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Il club era rumoroso e patetico come Ziggy lo ricordava: non era mai stato uno dei suoi locali preferiti, ma quando era umano lo frequentava per aiutare Nate a rintracciare i vampiri. Sembrava che fosse il primo posto dove approdavano quelli nuovi in città o quelli appena creati, ed era davvero patetico.
Per raggiungere il Club Cite bisognava prima di tutto trovare l'edificio, che era intenzionalmente anonimo: era stato costruito in mattoni, ma qualcuno aveva usato una vernice lucida per ricoprirlo di nero. Il risultato aveva sempre ricordato a Ziggy una specie di cancro della pelle.
Una volta all'interno, non si poteva fare altro che scendere.
Probabilmente c'erano degli uffici ai piani superiori, ma il club era sotto il livello della strada.
Il bar serviva alcolici solo il giovedì, l'unica sera in cui l'ingresso era vietato ai ragazzi sotto i diciott'anni, per il resto della settimana, si poteva avere un caffè o un'acqua tonica dal barman con l'aria di Charles Manson.
In ogni caso, l'atmosfera era la stessa tutte le sere: frenetica, rumorosa, satura di fumo. Gli altoparlanti sparavano a tutto volume canzoni heavy metal; lamentose voci accompagnate da una base musicale fatta in serie. Il groviglio di corpi sulla pista da ballo si muoveva come un esercito di zombie, con svogliati tentativi di seguire il ritmo. Era triste pensare che c'erano persone che sceglievano di trascorrere così il loro tempo libero, cercando di superarsi gli uni con gli altri in fatto di abbigliamento stravagante e sfoggiando un'aria esageratamente depressa.
Ziggy si appoggiava alla parete del separé, cercando di concentrarsi sulla conversazione che Bill stava intrattenendo con un ragazzo punk magro come un chiodo, con una camicia a rete e il viso dipinto di bianco.
«Fu allora che capii che la mia anima sarebbe stata per sempre devota al Signore e alla Signora delle Tenebre» disse il ragazzo, portando con mani tremanti alle labbra una sigaretta di carta nera.
«Che avrei vagato per sempre in balia delle tenebre.»
«Wow. Be', è... davvero fantastico.» Bill lanciò un'occhiata a Ziggy prima di riportarla sul suo interlocutore. «Hai sentito, Ziggy? Il Signore e la Signora delle Tenebre.»
«Non apprezzo il tuo sarcasmo.» Il tipo si alzò con un gesto teatrale, rischiando di rovesciare la sedia. E. visto che trovare da sedersi era un privilegio, se ne andò portandola con sé.
«Non hai molto successo, stasera» osservò Ziggy con un sorriso. Gli accarezzò il collo, seguendo la sfumature dei capelli finché non riuscì più a mantenere la sua espressione stoica e rabbrividì leggermente.
Bill gli allontanò la mano. «Senti... smettila. Non dobbiamo dare nell'occhio e scambiarci effusioni in una stanza piena di adolescenti finirebbe per attirare l'attenzione.»
Ziggy osservò il suo abbigliamento e rise. In una strada qualsiasi, durante le ore del giorno, la sua T-shirt grigia, infilata nei jeans blu scuro, non sarebbe sembrata cosi fuori posto. Ma lì. nel regno dei pantaloni di plastica e dei reggiseni fatti con il nastro adesivo?
Avrebbe attirato meno sguardi se fosse entrato nudo. «Sì, certo, tu non dai per niente nell'occhio.»
«Be', ci ho provato, ma le nostre risorse sono limitate.» Rivolse un cenno a una ragazza che aveva delle strisce verdi nei capelli neri lunghi fino alla vita e che li guardava con un certo interesse dal bar.
«Quella mi sembra adatta. Che cosa le raccontiamo? Che stiamo cercando qualcuno per un rapporto a tre?»
«Purché non lo facciamo veramente, puoi dirle quello che vuoi.»
Ziggy voleva lasciar cadere la testa sul tavolo e tapparsi le orecchie pur di non sentire altre storie strampalate. Non aveva idea del fatto che Bill fosse così bravo a mentire.
In quel momento. Max scivolò nel separé. «Avete avuto fortuna?»
«No, ma è meglio che non ci rovini la copertura» disse Bill, ammiccando alla ragazza del bar. Lei fece una smorfia come se si trattenesse a stento dal ridere, poi piegò il pollice e indice a mo' di pistola e li puntò contro di lui, prima di distogliere lo sguardo.
Ziggy si sforzò di non sogghignare. «E a te come è andata?»
«Bene. Ho conosciuto un gruppo di veri vampiri. Sapete, quei ragazzi che si trovano nelle notti di luna piena e si scambiano un cucchiaino di sangue?» Sgranò gli occhi e allungò le mani come il mostro di Frankenstein, poi le lasciò ricadere con una mesta risata.
«La maggior parte di loro se la farebbe addosso se incontrasse un vero vampiro, ma di tanto in tanto se ne trova qualcuno disposto ad andare fino in fondo. Ho un paio di numeri di telefono.»
«Bill vuol far credere che stiamo cercando un terzo partner.» Ziggy tirò fuori le sigarette e ne accese una. «Finora non ha avuto molta fortuna.»
Squadrandolo dall'alto in basso, Max sorrise. «Già, mi chiedo come mai.»
Se non altro lui aveva mostrato un po' di inventiva in fatto di abbigliamento. Nel magazzino del negozio avevano trovato uno scatolone con vecchi indumenti di Ziggy e, anche se era più alto e più magro, era riuscito almeno a completare la sua tenuta di jeans e camicia nera con qualche vistoso anello d'argento, braccialetti di gomma e abbondante eyeliner nero agli occhi.
Bill non aveva fatto concessioni al trucco.
«Questa musica mi sta uccidendo» brontolò Max tappandosi le orecchie. «Se non abbiamo ottenuto niente, non è probabile che le cose migliorino. Torniamo a casa prima che diventi sordo.»
«Sai, trovo che quest'ambiente sia davvero affascinante» gridò Bill, mentre attraversavano la pista, diretti verso l'uscita. «Tutto questo guardare al lato oscuro dell'anima mi piace quasi di più della gente che ostenta un eterno ottimismo.»
«Come te, per esempio?» lo prese in giro Ziggy ma quando si voltò per vedere la sua reazione, rimase impietrito.
Non si dimentica la faccia di qualcuno che ti ha fatto del male. E non si può fare a meno di notare qualcuno che credevi morto mentre si trova, come se niente fosse, in uno dei suoi vecchi covi.
Sembrava impossibile, anche se sapeva che non lo era. Tuttavia vedere Cyrus in carne e ossa fu un vero shock.
«Max!» Si girò allungando la mano alla cieca, ma non fu il vampiro che afferrò, bensì una ragazza scheletrica, con lunghe trecce azzurre, che gli lanciò un'occhiata terrorizzata, come se fosse sul punto di gridare. «Scusa» disse, distratto, mentre fissava Max che fendeva la folla per raggiungere Cyrus. «Bill, da questa parte!» gridò per farsi sentire al di sopra della musica.
Quel verme era in uno dei separé d'angolo, abbastanza lontano dalla pista da rimanere in penombra, avvolto dal fumo denso delle sigarette. Ma era inconfondibile, con i capelli biondi quasi bianchi e il perenne sorriso ironico. La camicia di seta nera, aperta sul petto, mostrava un'orrenda cicatrice che attraversava il torace muscoloso.
Ziggy dovette riscuotersi dai ricordi che l'avevano assalito.
Immagini mentali vergognose e degradanti e allo stesso tempo intensamente erotiche. Non aveva avuto molti contatti con Cyrus da quando Carrie l'aveva ucciso. Di tanto in tanto aveva risposto occasionalmente a una telefonata per Dahlia e aveva interrotto subito la comunicazione. In ogni caso non era sicuro di essere stato riconosciuto. In realtà non era nemmeno sicuro che si ricordasse di lui e quello, in un certo senso, lo feriva. Quando qualcuno ti fa delle cose terribili, anche se dopo si mostra gentile con te e tu ti lasci ingannare dalla sua gentilezza, vorresti che si ricordasse di te.
C'erano altre persone nel separé, giovani ragazzi ansiosi di provare quello che Ziggy aveva già sperimentato. Molto peggio, in realtà, perché loro non avevano nessuno che li proteggesse. Lui sapeva senz'ombra di dubbio che, se non fosse stato per l'intercessione di Carrie, Cyrus non ci avrebbe pensato due volte a ucciderlo.
Cyrus notò per primo Max. Sgranò gli occhi con espressione simile a paura, poi li restrinse in un'indifferenza forzata. Quando parlò, la sua voce era poco più di un sussurro. «Guarda un po', il padre dell'arma. Come sta il cucciolo?»
Max fece un passo avanti, come se fosse pronto a saltargli addosso, ma Bill gli posò una mano sulla spalla per fermarlo. Aveva l'aria di chi non vuole trovarsi in mezzo a due vampiri pronti ad azzuffarsi tra loro.
«Va tutto bene.» Ziggy sapeva che non era necessario che lo dicesse ad alta voce perché avrebbe potuto usare il legame di sangue, ma non poteva starsene lì in silenzio, in attesa che Cyrus si accorgesse di lui. Era una tortura.
Bill dovette avvertire i suoi pensieri perché lanciò un'occhiata al vampiro e distolse rapidamente lo sguardo.
«Va tutto bene» ripeté Ziggy, battendogli una mano sulla spalla.
«Quel tipo è innocuo. Non darà fastidio a Max.»
«Non era per lui che mi preoccupavo.»
Alla fine Cyrus si accorse di Ziggy. Per lui fu un colpo al cuore quando lo sentì esclamare: «Ah, tu sei il figlio di Nolen! Sai, mio padre è piuttosto arrabbiato con te. Con tutti voi, in effetti».
«Non me ne importa un accidente.» Bill si fece avanti per mettersi tra i due.
Calma, non è pericoloso, cercò di trasmettere mentalmente Ziggy, ma un'immagine involontaria di Cyrus nudo e pallido alla luce delle candele gli lampeggiò nella mente. Il fatto di non averla schermata lo fece vergognare ancora di più.
Non batté ciglio ma rivolse la propria collera contro il vampiro.
«Come sta tuo padre, a proposito? Ho sentito dire che Carrie gli ha dato una bella lezione.»
Cyrus si fece piccolo udendo il nome di Carrie, e Ziggy registrò la cosa per servirsene in un'altra occasione. In quel momento, c'erano troppi esseri umani intorno a loro, che avrebbero fatto una brutta fine se fosse scoppiata una rissa.
«Usciamo a fare due passi» propose.
«Sì, buona idea» fu la replica. «Tu e i tuoi amici ve ne andate a fare due passi e mi lasciate a godermi la serata.» Allungò la mano ad accarezzare i riccioli biondi di uno dei tipi che gli sedeva accanto e aggiunse: «... e la compagnia».
«E se dicessi due parole ai poliziotti che siedono in auto là fuori?» chiese Max, inarcando un sopracciglio.
«O credi davvero che quel ragazzo abbia compiuto diciotto anni?»
«Le carceri possono essere molto assolate» aggiunse Bill.
Con uno sguardo annoiato al ragazzo accanto a lui, Cyrus si alzò e scivolò fuori dal separé con la grazia di un vampiro spuntato da un film.
Cercarono di uscire dal club senza dare nell'occhio, ma Bill attirava l'attenzione per il suo aspetto troppo normale e Cyrus per essere fin troppo affascinante.
Quando si ritrovarono in strada, Cyrus non tentò di fuggire ma li seguì fino al vicolo e si appoggiò al muro scrostato dell'edificio, incrociando le braccia sul petto. Bene. E adesso che cosa avete intenzione di fare di me?»
Max finse di riflettere seriamente prima di rispondere.
Mi piacerebbe spaccarti il cranio e strapparti il cuore, ma l'esperienza dimostra che non serve a molto ucciderti.»
«Abbiamo bisogno di informazioni» intervenne Ziggy. «E se tu non avessi avuto intenzione di darcele, non avresti dovuto farti vedere in quel locale. Incominciamo da quel rituale che interessa tanto a Jacob.»
«Bene. Possiamo discuterne in un luogo più confortevole? Ho una casa...»
«No. Non andremo da nessuna parte con te. Probabilmente cadremmo in un'imboscata appena superati cancelli.»
«lo credo che saremmo più comodi se ne discutessimo a casa mia.»
«Andiamo.» Bill si guardò intorno nel vicolo come se da un momento all'altro potesse animarsi e inghiottirli tutti.
Ziggy stava per protestare ma l'urgenza con cui si mossero gli altri tre lo fece desistere. Evidentemente Cyrus pensava che qualcuno li avesse seguiti e che li stesse tenendo d'occhio.
Quando superarono una limousine scura parcheggiata all'angolo della strada, il vampiro chinò il capo, ma il conducente stava dormendo, così passarono inosservati.
«Presto, muoviamoci» disse appena furono tutti dentro il furgone.
«Che cosa succede? Sei davvero in pericolo o sei solo paranoico?» gli chiese Max dal vano posteriore.
«Prega che sia solo paranoia. Gira qua» diede istruzioni a Bill.
La casa metteva i brividi, come ricordava Ziggy. Un lungo viale d'ingresso tagliava la distesa a prato di fronte a un edificio che sembrava la copia della casa infestata di Disneyland. Anzi, la casa infestata faceva meno paura. Quella era davvero terrificante per chi sapeva quello che succedeva all'interno.
Su insistenza di Cyrus, parcheggiarono il furgone sul prato, a lato della costruzione. Invece di entrare dall'ingresso principale, li fece passare dalla porta della cucina.
Appena ebbe messo piede oltre la soglia, Ziggy rabbrividì.
Ricordava fin troppo bene di essere stato lì e di aver difeso Cyrus davanti a Carrie, certo di essere al sicuro in quel luogo. Le piastrelle di ceramica alle pareti risplendevano di un bagliore sinistro alla luce fioca di un tubo al neon appeso al soffitto.
«Tutto bene?» gli sussurrò Bill, a voce abbastanza bassa perché gli altri non potessero sentire.
Non ho il tempo di spiegarti, rispose Ziggy attraverso il legame di sangue. Ma è meglio comunicare così.
Cyrus fece strada fino alla sala da pranzo, dove era stato apparecchiato un tavolo per un solo commensale, sedette davanti al bicchiere di cristallo e al tovagliolo e disse: «Prego, accomodatevi.
Avete fame? Dirò a Clarence di aggiungere altri posti».
«Questa non è una visita di cortesia» sbottò Max.
«Di' quello che devi e ce ne andremo al più presto da qui.»
Cyrus suonò ugualmente la campanella posata accanto al bicchiere. «Siete venuti al club in cerca di sangue. Non sono un idiota.»
«Questo è discutibile» replicò Max in tono più gentile, per non irritare il loro ospite.
«Voi volete fermare mio padre. I miei applausi. Qualcuno deve farlo e io non ne ho la forza.» Chinò lo sguardo sulla cicatrice che aveva al petto e Ziggy notò che Bill si portava una mano al cuore e la lasciava ricadere subito dopo. «Comunque, se volete fermarlo, dovete agire.»
Clarence apparve, magro e simile a un ragno nei suoi vestiti antiquati, esattamente come lo ricordava Ziggy. Portava un vassoio con tre bicchieri e tre tovaglioli, senza che Cyrus glieli avesse chiesti.
A un suo cenno, apparecchiò davanti agli ospiti.
«Il rituale deve aver luogo in una notte di luna piena.
Avete una ventina di giorni. Ormai avete ucciso molte delle sue creature, per cui non dovrebbe essere un grande sforzo per voi far fuori anche lui qualche giorno prima.»
Ziggy scosse il capo. «Non troppo vicino al giorno del rituale.
Conoscendo Jacob, avrà invitato un sacco di ospiti per avere qualcuno che possa venerarlo quando sarà trasformato in dio.»
«Sì, gli piace essere al centro dell'attenzione» convenne Cyrus.
«Forse sarebbe meglio agire entro una decina di giorni.»
«Perché dividi queste informazioni con noi?» Bill guardò da Ziggy a Max prima di riportare lo sguardo su Cyrus. «Io sono nuovo qui...»
«Come ti chiami?»
Parve confuso per un istante, come se non fosse abituato a venire interrotto. «Bill. Come stavo dicendo, perché dividi queste informazioni con noi? In fondo é tuo padre...»
«E anche il suo Sire» aggiunse Max.
«Non mi sembra il tipo di cose che farebbe un figlio.» Si mosse a disagio sulla sedia.
«Hai ragione. Ma forse non puoi capire tutte le sfumature della mia situazione.»
Clarence apparve dalla cucina tenendo in mano un vassoio coperto.
Ziggy provò un moto di ribrezzo. Aveva assistito troppe volte alle cene di Cyrus per non sapere che qualsiasi cosa ci fosse sotto quel coperchio a cupola non sarebbe stato uno spettacolo piacevole. E. a giudicare dalle dimensioni del vassoio, non era un corpo intero oppure era un corpo molto piccolo.
Clarence posò il vassoio sul tavolo e tolse il coperchio senza troppe cerimonie. Ziggy sentiva un rullo di tamburi al posto del cuore ma, invece di qualche orrore innominabile che era stata la norma dei suoi pasti negli ultimi mesi, il vassoio conteneva solo una caraffa di sangue. Cyrus fece cenno al servitore di versarlo prima di riprendere a parlare.
«Ho imparato molte cose quest'anno. Sono risorto dalla morte e sono stato ritrasformato in vampiro; ho perso due donne che amavo molto e tutto questo solo per capriccio di mio padre. Per come la vedo io, la soluzione al mio problema è semplice, tuttavia non posso raggiungerla senza aiuto. Mio padre deve morire e restare morto perché la mia vita possa tornare a essere «Non vedo come possa essere normale, se sei un vampiro che è già morto» osservò Bill.
Nella sua voce c'era una nota di tristezza che Ziggy non aveva avvertito prima, ma che non trapelò attraverso il legame di sangue.
Che avesse già imparato a nascondere le proprie emozioni?, si chiese.
Era un pensiero maledettamente deprimente.
Ziggy si rese conto troppo tardi che Cyrus lo stava fissando. «Non certo normale com'era in passato, te lo posso garantire.»
Fu sufficiente perché Ziggy si sentisse la gola arida.
Per fortuna Clarence aveva appena finito di versare il sangue. Ne bevve una lunga sorsata.
«Devo ammettere che questo preoccupa anche me» disse Max.
«Come facciamo a essere sicuri che non stiamo solo scegliendo il male minore?»
«Parla con la tua amica dottoressa» gli rispose Cyrus con voce più dolce. «A te non è mai importato niente di me. Ma ti giuro che non ho intenzione di ingannarvi, non dopo tutto quello che mi è successo quest'anno.» Si appoggiò allo schienale della sedia e chiuse gli occhi, stringendo le mani a pugno sul tavolo. «Un tempo godevo nell'essere crudele. Ora non trovo in me la forza di uccidere il mio stesso padre.»
«Dieci giorni?» chiese Max. «Resterai in contatto con noi e ci terrai aggiornati. Cercherai di radunare altri aiuti e noi faremo altrettanto. E poi ci occuperemo del caro papà.»
«Ci proveremo, almeno» lo corresse Ziggy. «Avremo bisogno di aiuto e in particolare di sangue.»
«Sì, certamente. Clarence vi darà tutto quello di cui avete bisogno prima che ve ne andiate da qui.» Cyrus li guardò con aria piena di speranza. «Vi prego di credetemi quando affermo che desidero quanto voi che tutto questo finisca al più presto. Non sto dalla parte di mio padre.»
Max vuotò il bicchiere e si alzò. «Bene. Di' al tuo uomo di preparare un refrigeratore.» Rivolto a Bill, continuò: «Bevi».
Bill si fece pallido in volto e distolse lo sguardo dal bicchiere. «No, grazie, sono a posto così. Non mi sento pronto...»
«E io non mi sento pronto a vederti mordere un passante innocente, per cui bevi quel sangue adesso.» Il tono non ammetteva repliche.
«Adesso ti disgusta, poi ti abituerai» disse Cyrus passando il dito sull'orlo del bicchiere.
Prima che potesse fermarlo, Ziggy si sentì assalire da un torrente di immagini sessuali con Cyrus e non riuscì a schermarle a Bill. Notò il tic che gli era comparso alla guancia prima che prendesse il bicchiere, lo vuotasse a lunghe sorsate e lo posasse sul tavolo con tanta forza da far temere che si spezzasse. Il suo viso si tramutò nel grugno allungato del vampiro per pochi istanti, poi tornò normale altrettanto rapidamente. Ecco» disse, asciugandosi la bocca con il dorso della mano. «Adesso possiamo andarcene.»
Fedele alla sua parola, Cyrus diede loro il sangue promesso. Max attese in cucina mentre Clarence confezionava le sacche di plastica in un contenitore refrigerante. Bill era uscito in cortile senza aggiungere una parola.
Max guardò Ziggy. «Seguilo» disse con espressione comprensiva.
«Aiuterò io il nostro amico.»
Ziggy vide subito Bill che vomitava tutto il sangue che aveva bevuto nei cespugli. Era piegato in due, con le mani sulle ginocchia, come se non avesse ancora finito. Quando sembrò riprendersi, gli chiese: «Ti senti bene?».
Lui non rispose subito. Si raddrizzò, si pulì le mani sulla T-shirt e si appoggiò al furgone. «Non mi va proprio di bere quella roba.»
Ziggy gli si avvicinò e lo prese tra le braccia. «Dovrai abituarti» mormorò, piegando leggermente il capo per baciarlo sull'orecchio. «Vorrei poterti dire che c'è un altro modo, ma non è così.»
Bill lo tenne stretto per qualche istante, affondandogli le dita nella schiena, poi si ritrasse, si asciugò gli occhi e si strinse la radice del naso come se fosse un nodo per liberarsi della frustrazione. «Lo so. E so che devo... nutrirmi. Ho fame, sete, mi sento stanco, e non c'è niente che mi dia sollievo. Ma sono stato per tanto tempo dall'altra parte e non riesco ancora a crederci. Sai, quando ho scoperto che i vampiri esistevano davvero e che potevo guadagnare procurando loro del cibo, ero scettico. E adesso provo un po' la stessa cosa. L'orrore di sapere che la mia vita è cambiata e che in poco tempo dimenticherò perfino com'era...»
«Ci siamo passati tutti. Credo che per tutti sia uno shock diventare un vampiro.»
«Già, uno shock.» Scoppiò in un'amara risata. «Be' almeno sono stato fortunato con il mio Sire. Se non altro è un tipo con cui non mi dispiace stare.»
«Be', per il momento. In futuro...»
«Basta così.» Si avvicinò come se volesse baciarlo poi ci ripensò e si limitò ad accarezzargli una guancia .«E stata una notte faticosa.
Voglio solo andare a casa ubriacarmi abbastanza da riuscire a bere un po' di sangue e poi andare a letto con te.»
«Be', temo che dovrai accontentarti del magazzino.»
Una risata nervosa gli gorgogliò nel petto e diede un colpo di tosse per nasconderla. Fece un passo indietro per mettere una certa distanza fra loro. «Posso chiederti una cosa?»
«Perché no?»
Respirò a fondo e buttò fuori tutto d'un fiato: «Quando dici che vuoi stare con me, sei tu che lo vuoi o è il legame di sangue che ti fa sentire così?».
Il silenzio che si insinuò tra loro era uno di quelli che precedono un avvenimento significativo. E l'avvenimento significativo fu che Bill scosse il capo e disse: «Non lo so».
«Ma che cosa...»
«Okay, carichiamo questa roba e andiamocene da qui» disse Max, uscendo dalla porta con due pesanti contenitori.
«Ehi, accidenti, sei diventato Superman?» Bill gli andò incontro per aiutarlo. «Suggerisco di andare dritti a casa.»
Max si dichiarò d'accordo con un cenno del capo. «E appena saremo arrivati, la prima cosa che farò sarà apri re una di queste sacche e andare a fare un bel giro in città.»
Ziggy si sentì stringere il petto da un terrore gelido.
«No, non sarà la prima cosa che farai.» Si voltò verso Bill e Max, riluttante a dichiarare ad alta voce il compito spiacevole che li attendeva. «Prima dobbiamo parlare con Carrie.»

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