Come salvare una vita

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«Bill!» gridò Carrie, tendendo le braccia per arrestarne la caduta. Ma Ziggy lo afferrò prima di lei e se lo caricò in spalla.
«Max, salta su e parti.»
Come diavolo era riuscito a parlare senza gridare? Tutto quello che voleva era lasciarsi cadere a terra e piangere, sull'ingiustizia di quello che era appena successo. Ma riuscì a caricare Bill sul retro del furgone, accanto a Nathan.
Carrie, che era rannicchiata in mezzo ai due, scostò la tenda che divideva il vano posteriore e gridò: .«Perché l'hai fatto? Rispondi!».
Il golem non girò nemmeno il capo. «Uccidi tutti quegli umani.»
Il cambio stridette mentre Max ingranava la marcia e dava gas; Carrie cadde all'indietro, finendo quasi addosso a Nathan.
«Bill, puoi sentirmi?» Ziggy lo schiaffeggiò in viso. Non era possibile.
Non era possibile. «Bill, svegliati! Rispondi!»
Se avesse fatto il boy scout, avrebbe avuto almeno una vaga idea dei principi basilari del pronto soccorso, invece non sapeva nemmeno sentire un polso. «Carrie, che cosa devo fare?»
Gli parve che passasse un tempo lunghissimo prima che lei rispondesse. Sembrava che fissasse Bill in uno stato di shock, mentre il sangue pompava sempre più lentamente dalla ferita al petto.
« Esercita pressione sulla ferita» disse finalmente. «Non troppa. Se è ferito al cuore...»
«Se è ferito al cuore cosa?» Fece uno sforzo per trattenere il panico e non mettersi a gridare contro di lei. Non sarebbe servito a niente.
Bill aprì gli occhi e cercò di muovere la testa. «Ehi, riesci a sentirmi?»
Aprì la bocca come se volesse parlare, invece ne uscì fiotto di sangue.
«Oh, Dio!» Questa volta Ziggy non si curò dì come suonasse la sua voce e nemmeno delle lacrime che gli sgorgavano dagli occhi.
«Stai calmo... sto bene» mormorò Bill, sputando altro sangue. «Credo di essere sdraiato su un...» Allungò la mano per toccare qualcosa, ma non c'era niente tranne il pavimento del furgone.
«Andrà tutto bene, ce la farai.» Ziggy rimise a posto la tenda. «Posso spostarlo?» chiese a Carrie. «Dice di essere sdraiato su qualcosa...»
«No» gli rispose, scuotendo il capo. «Non è sdraiato su niente. È l'emorragia interna che crea pressione su...»
«Taci!» gridò e in quel momento si rese conto di comportarsi proprio come aveva fatto Nathan quando l'aveva visto morire nello studio di Cyrus. Un brivido gelido gli risalì lungo la spina dorsale, facendogli chiudere gli occhi.
Quando li riaprì, vide delle piccole gocce di sudore sulla pelle di Bill ma, a parte quello, sembrava il più stoico bastardo sulla faccia della terra.
«Non sono elettrizzato all'idea... di morire.»
«Taci, tu non morirai.» Ignorò i colpi ai lati del furgone che li facevano sbandare.
Max imprecò ad alta voce, poi gridò: «Credo di averli seminati!».
In qualche modo, Bill riuscì a trovare la mano dell'amico. «Mi dispiace... non potremo...»
«Tu non devi morire» ripeté Ziggy, ma non riuscì a essere convincente come prima, perché cominciava a cedere che Bill avesse un problema molto serio. «Adesso cerca di riposare, okay?»
«Non dobbiamo andare lontano» gli ricordò Carrie ma con il passare dei minuti, mentre attraversavano tutti i semafori col rosso, Ziggy incominciò a perdere le speranze.
«Bill?» mormorò, sfiorandogli il lato del viso. Nessuna risposta.
Se n'era andato. Ziggy gli tastò il polso. Poi lo fece anche Carrie, tenendogli a lungo la mano sul collo prima di lasciarla ricadere senza speranze sul tappetino macchiato di sangue. Non si sentiva niente. Se n'era andato davvero.
Ziggy sentì un nodo gigantesco formarsi nel petto e gonfiarsi fino a togliergli il respiro. Cercò di deglutirlo come faceva quando uno dei fidanzati di sua madre lo picchiava, o quando si ritrovava a dormire da solo nel buio di un androne. Ogni volta che qualcuno o qualcosa che amava gli veniva strappato. Avrebbe dovuto essere più facile, con il tempo. Non era così.
Te l'avevo detto, stupido ragazzo. La voce di Jacob era debole e incrinata ma sotto la superficie nascondeva ancora il calore seducente di sempre.
«Non voglio ascoltarti» mormorò Ziggy con voce che era poco più di un sussurro.
Ti avevo detto che nessuno si sarebbe preso cura di te meglio di me. Guardalo. Un essere mortale. Morto. Che stupido da parte tua. Si udì un suono, quasi come se Jacob Si sforzasse di ridere ma non ne avesse le forze. Era assurdo, dato che il legame di sangue era una connessione mentale. Carrie doveva averlo conciato davvero male.
Non importa. Il mio cuore è aperto per te, come sempre. Tu sei la mia creatura. Seguì un momento di silenzio che poteva indicare sia una pausa drammatica, sia che Jacob avesse perso i sensi. Questo diede tempo a Ziggy di raccogliere i pensieri. Torna a casa da me.
Torna casa da me, figliolo.
Non sono tuo figlio!, sbottò, bombardando il suo Sire con le immagini di tutte le cose perverse e abominevoli che gli aveva fatto.
Immagini di dolore e umiliazione. Non si fanno cose del genere a una persona che ami!
Il corpo di Bill ebbe un piccolo spasmo; quel tipo che ha un corpo umano subito dopo la morte.
Ma era poi vero che Jacob non aveva fatto niente per lui?
Dopotutto gli aveva donato la vita quando tutti pensavano che fosse morto. Quello doveva pur valere qualcosa.
«Ziggy, mi dispiace tanto» mormorò Carrie. La sua voce era un pallido fantasma di quello che era solitamente.
«No. Starà bene. Si riprenderà.» Udì i singhiozzi che gli spezzavano la voce e sentì le lacrime che gli erano sfuggite contro la propria volontà.
Ma Bill non stava bene e non si sarebbe ripreso, a meno che lui non facesse subito qualcosa. E, anche così, poteva essere troppo tardi.
Si chinò sull'orecchio dell'amico, pregando che le sue parole raggiungessero quella parte di lui che non se n'era ancora andata del tutto. Aveva sentito dire che l'udito era l'ultimo dei sensi a spegnersi e l'aveva sperimentato di persona. «Ti prego, perdonami, ma devo farlo.»
Aspettare un segno, qualche indicazione che gli dicesse se procedere o meno, fu la cosa più difficile che avesse mai fatto. Ma non c'era più niente in Bill che potesse rispondere.
«Tieni duro, Ziggy, siamo quasi a casa» disse Carrie, quasi come se sapesse quello che aveva in mente. E probabilmente era così. Avrebbe voluto che lo dicesse ad alta voce. Fallo! oppure Non farlo, qualunque cosa, purché gli togliesse la decisione dalle mani. Ma lei non poteva e lui lo sapeva.
Aveva solo due possibilità. Lasciar morire Bill o no. E in entrambi i casi, non sapeva se sarebbe riuscito a sopravvivere.
Posso sempre ucciderlo se non gli piace o se la cosa non funziona, giusto! E se non avesse avuto niente da ridire sul fatto di essere un vampiro ma non fosse stato disposto a restare legato per sempre a Ziggy?
Non hai il tempo di considerare la possibilità di un cuore infranto. E in fondo non aveva importanza, si rese conto. Se avesse potuto impedire che quel pugnale colpisse il cuore di Bill, l'avrebbe fatto indipendentemente da qualsiasi relazione futura potessero avere.
Non poteva far tornare indietro il tempo, ma aiutarlo ora sì, e quella era l'unica cosa che contava.
Così, mentre il furgone si arrestava, si arrotolò le maniche, sputò sul polso per togliere il sangue incrostato, e poi morse.
Lui aveva già assaggiato il sangue di Bill. Sarebbe bastato. Quante volte Jacob gli aveva detto di non cibarsi degli umani nel granaio, ma di aspettare altre creature che non avessero mai assaggiato il sangue di un vampiro? Ci doveva essere un motivo, altrimenti non avrebbe insistito tanto.
Così premette il polso sanguinante sulle labbra di Bill.
Passò qualche secondo e non accadde nulla.
«È troppo tardi» mormorò Carrie, tirandolo gentilmente per una spalla.
Ziggy la ignorò. «Avanti, avanti.» Voleva che Bill desse qualche segno di vita. Magari tossendo e sputando come le vittime di annegamento nei film. Qualcosa che gli dicesse che aveva funzionato, che ponesse fine a quell'attesa straziante.
Incominciò a porsi dei limiti di tempo. Altri due secondi. Se Bill non si fosse ripreso entro due secondi, avrebbe rinunciato. Poi i due secondi passarono e non si sentì pronto a rinunciare. Quattro, sei...
Dopo un minuto, capì che Carrie aveva ragione. Si era dibattuto troppo a lungo, era stato troppo egoista e ora Bill era morto.
Morto davvero. Senza possibilità di ritorno.
«Non posso credere che sia successo davvero.» Non aveva avuto intenzione di parlare ad alta voce, d'altra parte non aveva avuto intenzione nemmeno di piangere, eppure non riusciva a fermare le lacrime.
Gesù. Non era il suo ragazzo da una vita o qualcosa del genere. Si erano appena conosciuti. Era tutto così stupido, eppure non riusciva a smettere.
«Non può essere...» singhiozzò, chinandosi a posare un bacio sulla fronte di Bill. Poi strinse il suo capo tra le braccia e lo cullò in grembo.
Basta. La voce nella sua mente arrivò con un'onda di dolore così intenso da farlo gridare. Lasciò andare Bill e si portò le mani alle tempie, stringendo i denti. Era come se qualcuno stesse aprendo un buco nel suo cervello per pompargli dentro qualcosa. Non qualcosa di concreto, qualcosa che era... pura energia. Ora piangeva per un motivo completamente diverso.
«Non piangere. Sto bene.» Ora la voce proveniva dall'esterno della sua mente. «Non so come, ma sto bene».
Chinò il capo e cercò di aprire gli occhi lottando contro la pressione nella testa. Vide Bill, con le labbra ancora sporche di sangue e il volto cinereo. «Ha funzionato.»
«Mio Dio» ansimò Carrie. Subito dopo si precipitò a tastare il polso e un sorriso di incredulità le illuminò volto. «Ha funzionato!»
Poi Bill sputò altro sangue e la testa gli ricadde all' indietro.
L'energia che era fluita nel cervello di Ziggy si arrestò e il dolore si fece ancora più intenso.
«No.» Ziggy scosse il capo, come se negando la realtà potesse cambiarla, ma ottenne solo di rendere ancora più feroce il peggior mal di testa della sua vita. «No!»
Il furgone si fermò e un attimo dopo la portiera del conducente si spalancò e Max corse ad aprire il portello sul retro.
«Henry, prendi Bill» ordinò Carrie, ma Ziggy fu pronto a mettersi in mezzo ai due.
«Quella cosa ha già fatto abbastanza danni» disse, respingendo il golem con un calcio. «Non ti permetterò di toccarlo!»
«Bene.» Carrie fece cenno a Max. «Prendi Bill, Henry tu mi aiuterai con Nathan.»
«Dobbiamo entrare al più presto. Non so se qualcuno di loro ci ha seguiti» li mise in guardia Max, sollevando Bill fra le braccia come se fosse una bambola di pezza.
Una volta in cima alle scale, Carrie e Henry trasportarono Nathan in camera da letto mentre Ziggy sistemava Bill sul divano. Avrebbe preferito una superficie più rigida: avrebbe fatto meno danni considerando che aveva ancora il pugnale conficcato nel petto.
Ammesso che ci fosse ancora qualche danno da fare. Bill non si era più mosso e il buco che si era aperto nella mente di Ziggy non si era modificato.
Carrie tornò con la cassetta del pronto soccorso. Aveva un'espressione preoccupata e lui si sentì in colpa per aver pensato male di lei.
«L'ha trasformato?» chiese Max, spostando lo sguardo da Carrie a Ziggy a Bill, disteso sul divano. Continuava ad aprire e chiudere le mani come se volesse disperatamente fare qualcosa.
Ziggy si strinse nelle spalle; tutt'a un tratto si sentiva troppo stanco per provare emozioni. «Credevo di averlo fatto. Ma lui... si è svegliato e poi... più niente.»
Carrie parlò lentamente. «Mi spiace dirlo, temo che sia a causa del pugnale. Ce l'ha nel cuore.»
«Che cosa intendi?» Al diavolo, non voleva saperlo. Non se significava quello che sospettava.
Lei si chinò sul ferito, in cerca di segni vitali. «Si sente il polso, ma è molto debole. Potrei... potrei dare un'occhiata, ma non sarà un bello spettacolo.»
«Non importa. Fallo. Fai tutto quello che puoi.» Purché non dovesse guardare. Aveva visto abbastanza sangue, non aveva bisogno di vederne dell'altro, specie di una persona che conosceva bene.
Voltò le spalle, concentrandosi su un oggetto finché riusciva a trattenere la sua attenzione e spostandosi poi su un altro. Cominciò a elencare le cose su cui poteva concentrarsi pur di non guardare Bill.
Udì Carrie mormorare: «Oh, no!» e ancora non si voltò.
Non lo fece finché gli posò una mano sulla spalla.
«Ziggy, mi dispiace. Ma il coltello... Vedi, è come se non avesse completato la trasformazione. Alcuni degli organi sono ancora umani, mentre altri...» Gli premette qualcosa nella mano e lui si trovò a fissare le pagine dei Sanguinari, aperte su una tavola di anatomia. Mise da parte il libro.
«Forse è un bene» intervenne Max. «Se si fosse trascinato, il pugnale l'avrebbe ucciso all'istante. Un vampiro ha due cuori, ma quello che conta veramente... che può provocare la morte... è il cuore in cui è conficcato il coltello.»
«Come può essere un bene?» sibilò Ziggy a denti stretti. «Come può essere un bene se sta morendo?»
Max esitò leggermente quando riprese a parlare. «Non saprei.
Forse... potresti dargli una sepoltura adeguata. In qualche modo sarebbe un addio.»
«Non voglio un addio. Voglio Bill.» Si rendeva conto di essere infantile. Si voltò verso Carrie. «Senti... non puoi fare proprio niente?»
«A parte dargli un cuore nuovo?» chiese con aria sconfitta.
Senza cuore. Sono tutti senza cuore, incalzò la voce di Jacob nella sua mente. Torna da me.
Senza cuore. Quelle parole risvegliarono in lui una catena di ricordi. «Un momento. L'Oracolo ha mandato suo cuore a Jacob e lui l'ha messo dentro di sé.»
«Sì» disse Carrie, come se sapesse già quello che stava per chiederle e non le piacesse affatto.
Ziggy si voltò a guardare Bill, abbandonato come un pesce sventrato. Il coltello era ancora conficcato dentro di lui. Strano.
Guardandolo, pareva che la lama fosse entrata solo in parte. Invece si era fatta strada per parecchi centimetri. E Carrie aveva ragione: c'era solo un cuore.
«Prendi il mio.»
Sorprendentemente, dovette riflettere meno a lungo di quando aveva deciso di trasformare Bill. Si levò la giacca ed estrasse dalla T-shirt la busta di plastica che conteneva il suo cuore.
«Ziggy, non funzionerà. Il Divoratore d'anime era già un vampiro.
Se gli trapianta il tuo cuore, il cambiamento potrebbe completarsi e lui potrebbe svegliarsi e ucciderti » Max si era fatto rosso in viso, una cosa piuttosto strana per un vampiro.
Carrie era insolitamente silenziosa, considerando quanto aveva da dire normalmente in situazioni del genere. Questo spinse Ziggy a insistere.
«Se gli trapianti il cuore e fai tutti i collegamenti finché è ancora umano, sarà come un normale trapianto. Poi, una volta completata la trasformazione, sarà come se fosse sempre stato il suo cuore, giusto?»
Più ne parlava, più si sentiva certo che avrebbe potuto funzionare.
Finalmente Carrie parlò, ma non sembrava convinta nemmeno lei delle sue parole. «No, Ziggy. Certo, sarebbe interessante e potrei anche provare ma... Non posso mettere a rischio in questo modo la tua vita.
Che cosa direbbe Nathan...»
«Tu e Nate mi avete lasciato morto al Capodanno dei vampiri. Tu hai pronunciato la sentenza e mi hai detto che sarebbe andato tutto bene, mentre non avevi idea di quello che sarebbe successo.» Aveva alzato la voce mentre ricordava e si costrinse ad abbassarla. Non poteva lasciarsi guidare dalla collera se voleva dimostrare il suo punto. «Me lo devi. Allora non mi hai protetto e adesso me lo devi.»
«Sciocchezze!» sbottò Max, stringendo le mani a pugno.
Lascia che mi picchi, pensò Ziggy. Non me ne importa. Devo farlo.
Guardò Carrie negli occhi. Erano scavati e cerchiati di rosso. Si sentiva ancora in colpa. Bene, questo sarebbe tornato a suo vantaggio.
«Anche la morte di Bill è colpa tua. È stato il tuo mostro a colpirlo.
Devi rimediare. Me lo devi e io lo devo a lui.»
Lei sospirò e lasciò cadere le spalle. «Non sono un chirurgo, Ziggy.
Non ho mai fatto un trapianto di cuore. E poi ci vuole un intero staff di persone per un intervento del genere.»
«Giusto, ma in quel caso l'obiettivo è che il paziente viva. A noi invece basta che non muoia subito. Non puoi fare almeno metà del lavoro?» La fissò negli occhi. «Ti prego. Puoi sempre dire a Nate che ero ferito o qualcosa del genere.»
«Oh, certo. "Nathan, tuo figlio è morto. Era ferito o qualcosa del genere.» brontolò Max, passandosi tra i capelli la mano mutilata.
«Non posso credere che tu lo prenda in considerazione, Carrie.»
Ziggy non aveva altri argomenti e non aveva niente da offrire in cambio. La decisione spettava a lei. «Ti prego Carrie. Ti prego.»
Lei guardò la cassetta del pronto soccorso, poi sollevò le mani e le lasciò ricadere, sconfitta. «Va bene. Ma dobbiamo agire subito.»
Ziggy deglutì il nodo che sentiva in gola. Nonostante il sollievo, un dubbio insidioso si fece strada in lui, ma questo non significava che avesse fatto la scelta sbagliata.
«È pazzesco!» esplose Max, camminando avanti e indietro. «Bill è morto! Nathan sta per morire! Che cosa diavolo vuoi fare?»
L'espressione di Carrie era grave mentre si sistemava accanto a Bill tenendo in mano la busta con il cuore «Una volta tanto cerco di salvare una vita invece di toglierla.»

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