Divoratrice d'anime

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Dahlia impallidì e indietreggiò. Avrei voluto avere in mano gli strumenti che aveva usato per torturare Nathan, e cacciarglieli in gola. L'avrei fatta a pezzi senza ucciderla avrei lasciato che si contorcesse in agonia.
Non riuscii a metterle le mani addosso perché lei mi respinse nello stesso modo in cui io avevo respinto gli aggressori all'esterno. Mi sentii debole e impotente, come un essere umano. Si era già scagliata altre volte contro di me, ma fino a quel momento non avevo mai percepito quanto fosse pericolosa.
«Avrei potuto farlo ricorrendo alle arti magiche» disse indicando Nathan con un cenno, «ma mi piace di più sporcarmi le mani.»
Mi rialzai a fatica. «A pezzi!» esclamai, immaginando una lama di rasoio che la dividesse a metà, ma lei respinse l'incantesimo e mi rigettò a terra.
Avanzò verso di me. «Be', almeno mi piace sporcarmi le mani quando mi diverto.»
Ero l'unico ostacolo che si poneva tra lei e Nathan. Avrei cercato di proteggerlo a costo di morire. «A pezzi! » provai ancora, ma anche questa volta l'incantesimo fu buttato indietro.
«Credi di potermi fare del male? Scommetto che sei convinta di sapere tutto, solo perché hai il mio libro.» Sollevò una mano e materializzò una sfera di energia color porpora. La lanciò contro di me e fu come se la mia pelle si tramutasse in fibra di vetro, rischiando di romperla ogni minimo movimento, perfino quello legato al respiro.
«Roba da dilettanti» continuò, guardandomi nello stesso modo in cui qualcuno osserverebbe un topo preso in trappola, aspettando solo la sua morte per poterlo gettare nella spazzatura.
Respirai a fondo, nonostante il dolore che mi provocava ai polmoni e alle costole. «A pezzi!»
Questa volta ebbe qualche effetto. Dahlia non si ruppe né si tramutò in sabbia, ma un taglio si aprì sulla sua guancia. Ero riuscita a scalfire il suo potere, a indebolirla.
Sembrava sorpresa quanto me.
«Ho bevuto il tuo sangue, cagna.» Misi più enfasi che potei nell'insulto, riversandole addosso tutto il veleno che aveva scagliato su di me. «Ho i tuoi poteri.»
«Non tutti.» Sembrava sicura di sé, ma fece un passo indietro.
«Non ancora, forse.» Non so perché lo dissi, forse per spaventarla. In ogni caso mi spaventai io.
«Non oseresti!» strillò, indietreggiando ancora.
«Oserei più di quanto tu possa immaginare per proteggerlo.»
Avanzai. «A pezzi!»
Ansimò e cercò di difendersi, ma un po' troppo tardi: Un altro taglio si aprì sul suo collo e il sangue ne sgorgò come cera che coli da una candela.
Frugai sotto la T-shirt in cerca dell'acqua santa. Gliela scagliai addosso, purtroppo la mancai e la fiala esplose contro la parete.
Dahlia si acquattò e solo poche gocce la raggiunsero al viso.
Sorrise e se ne leccò una con la lingua, facendo sollevare una piccola voluta di fumo.
Guardai Nathan, squartato sul letto. Pensai a Cyrus che mi passava informazioni e poi rideva di me con quella strega. E sentii aumentare la collera. Collera per essere continuamente sconfitta; per guadagnare terreno e poi sentirmelo togliere da sotto i piedi; per essere costretta a veder soffrire le persone che amavo.
«Dahlia?» chiesi, fingendomi debole e anticipando con gusto perverso la sorpresa che avrebbe avuto.
«Che c'è?» Sbuffò guardandomi con espressione di pura gioia per avermi sconfitta così facilmente. «Adesso vuoi implorare pietà?»
Le fui addosso prima che potesse pensare a fuggire.
Cercò di articolare le parole per un incantesimo, ma io le schiacciai la gola. Sollevò una mano per colpirmi con un'altra sfera di energia.
Gliel'afferrai e piegai le dita all'indietro finché non sentii le ossa spezzarsi e non vidi il bianco uscire dalla pelle. Cercò di gridare ma le mancava l'aria e il suono uscì come un rantolo d'agonia. Guarda nei suoi occhi e scorsi la paura. Sapeva di essere sul punto di morire.
Forse, se fossi stata in me, avrei avuto pietà e l'avrei uccisa subito. Tuttavia avevo i sensi intossicati dall'odore del sangue che le colava dal collo e da una sensazione inebriante di potere. Per la prima volta avevo la possibilità di fare quello che desideravo da tempo: il male che le avrei provocato era solo una frazione di quello che meritava per ciò che aveva causato a Nathan.
Cercò di comunicare con me tramite il potere che credeva di avere sulla mia mente; provò a impressionami mostrandomi le conseguenze delle mie azioni, lo la ignorai.
Quando mi chinai su di lei e le morsi la gola, strappandole la carne, sapevo che potevo ucciderla e fermarmi. Sapevo anche che non l'avrei fatto. Inghiottii il suo sangue, percepii che a poco a poco rinunciava a lottare, e ancora non mi fermai. Continuai a bere.
Poi, a un tratto, il sapore cambiò e divenne quello di un liquido blu e resistente, che lottava contro di me in un modo che mi faceva desiderare ancora di più, qualsiasi cosa fosse.
«Carrie» udii mormorare Nathan alle mie spalle. «Carrie ti prego, fermati.»
Lo ignorai, ignorai le implorazioni che mi arrivavano sia da lui che da Dahlia. Quelle che venivano da lei erano sempre più incoerenti, finché furono solo un balbettio terrorizzato e senza senso.
Continuai a risucchiare in me quell'essenza blu; la sentivo scorrere nelle vene e immaginavo che le rendesse bianche e incandescenti sotto la pelle.
Un boato esplose nelle mie orecchie e vidi con gli occhi di Dahlia.
Era come se mi muovessi all'indietro in una realtà che non avevo mai osservato prima, dal momento in cui l'avevo morsa alla sua gioia mentre squartava Nathan: aveva riso alle sue grida e solo per questo avrei voluto ucciderla ancora. Sempre più velocemente, tornai ai giorni in cui era la favorita di Cyrus e il tempo continuò a scorrere, trascinato dalla velocità dei suoi pensieri.
Era la vita di Dahlia che fluiva davanti ai miei occhi, mi resi conto, e in quel momento tutto cominciò a rallentare. Vidi un uomo, un prete vestito di bianco e oro, che sembrava altissimo come Dio stesso mentre si sporgeva dal pulpito e metteva l'ostia tra le sue labbra. Il sapore era pungente, come il dolore improvviso alle piccole mani inguantate. Prima che abbassasse lo sguardo, il prete si fece pallido in volto e la bambina accanto a lei lanciò un grido. Dahlia non riusciva a inghiottire l'ostia della sua Prima Comunione, mentre fissava inorridita le ferite che si erano aperte sulle sue mani. Rivoli di sangue scendevano sull'abito immacolato.
Il bianco del vestito divenne abbagliante e si sovrappose alle macchie di sangue finché la luce invase tutta la mia visione. Poi ci fu un'esplosione e la vista mi si schiarì.
Mi guardai intorno nella stanza. Mi ci volle qualche istante per ricordare dove mi trovavo e perché. Tutto sembrava più intenso; era come se perfino la carta da parati che si stava staccando dalle pareti potesse ferirmi, se l'avessi toccata.
Dahlia continuava a piangere e implorare ma non mi fu difficile ignorarla. Probabilmente perché giaceva morta tra le mie braccia. Era davvero morta. Non sapevo bene da dove venissero i lamenti, in ogni caso non aveva molta importanza. Scoprii che, se mi concentravo, potevo escluderli dalla mia mente.
Carrie, che cos'hai fatto? Disgusto, paura e una briciola di ammirazione, che diede luogo ad altro disgusto mi arrivarono tramite il legame di sangue con Nathan.
«Non lo so» gridai. «L'ho uccisa.»
«Non ti sei limitata a ucciderla.» Un'altra voce, questa volta proveniente dalla soglia, mi fece rialzare il capo di scatto.
Jacob Seymour incombeva su di me, ma non sembrava potente e impressionante come mi era parso in passato. Sembrava in collera e forse anche un po' triste.
Lasciando cadere a terra senza cerimonie il corpo senza vita, mi alzai per affrontarlo. «Hai intenzione di uccidermi?»
Un sorriso sinistro si formò sul suo viso segnato dagli anni. La tristezza svanì, lasciando dietro di sé soltanto la collera. «Non mi limiterò a ucciderti.»
Scossi il capo. «Non lascerò che tu prenda la mia anima.»
«Non hai scelta!» ruggì, afferrandomi per la gola e sollevandomi da terra. Mi trascinò attraverso la porta, fino al salotto in rovina. Atterrai su una poltrona ribaltata e sentii conficcarsi nella schiena il bracciolo di legno imbottito. Se fossi stata umana, probabilmente mi sarei spezzata la spina dorsale.
«Sei un'incosciente!» gridò, furioso. Non riuscii a rialzarmi abbastanza velocemente e questa volta mi afferrò per una caviglia e per un polso, scagliandomi in aria.
Caddi e atterrai sul ripiano di marmo di un tavolino, sentii il sangue colarmi dalla schiena. Se avessi lasciato che continuasse a gettarmi di qua e di là come una bambola, non sarei durata a lungo.
«Credevi di poter diventare come me?» Il Divoratore d' anime scaraventò per aria il divano come se fosse leggero come una piuma.
«Credevi che bastasse una sola, misera anima?»
Ancora frastornata dalle ferite e dalla sensazione dell'anima di Dahlia che mi riempiva il cervello come una droga, non compresi pienamente le sue parole. Nella mia lotta con la strega, mi ero lasciata trascinare dall'odio. Ma, stranamente, non odiavo il Divoratore d'anime quanto avevo odiato la sua creatura. Non avevo niente per ricaricarmi e il corpo mi doleva, non solo per i colpi che mi erano stati inferti, ma per tutta la tensione e il dolore delle ultime settimane.
Se muori, ucciderà Nathan. Non potevo discutere su quel punto. Fu solo per il suo bene che riuscii a rialzarmi in piedi barcollando e tesi le mani davanti a me gridando: «Indietro!».
Non dimenticherò mai l'espressione di sorpresa del Divoratore d'anime, quando venne respinto all' indietro. Probabilmente rispecchiava la mia, dato che l'incantesimo mi era riuscito senza alcuno sforzo.
Jacob colpì la parete e cadde al suolo, circondato da una pioggia di intonaco.
Il sangue di Dahlia doveva essere molto potente, bevuto in grandi quantità.
Se ne rese conto anche lui. Quando si rialzò in piedi, andò direttamente da Nathan.
«No!» gli corsi dietro, sentendo il terrore scorrere nelle vene. Lo incanalai con tutte le mie forze nelle parole: «A pezzi!», che gli scagliai contro.
Lui aveva quasi raggiunto la porta della stanza, ma cadde all' indietro come una marionetta a cui avessero tagliato i fili. Non ero riuscita a ucciderlo, ma per il momento era fuori combattimento.
Uccidilo, mi ordinò Nathan. La forza del suo segnale mentale era diminuita considerevolmente. Dovevo portalo fuori di lì al più presto.
Estraendo l'ultimo paletto dalla tasca posteriore, mi avvicinai cautamente. Le mani mi tremavano, anticipando il momento in cui tutto quello che avevo combattuto fin da quando ero diventata un vampiro si sarebbe dissolto in una pioggia di cenere.
Rinsaldai la presa e mi inginocchiai, pronta a colpire.
Il Divoratore d'anime fece scattare un braccio e richiuse la mano intorno alla gola. Lasciai cadere il paletto e afferrai la sua mano, notando con soddisfazione che non era così forte com'era stata prima che il mio incantesimo lo colpisse.
«Uno spiacevole inconveniente, vero?» Le sue dita si strinsero ancora di più intorno al mio collo, come se volesse staccarmi la testa.
«Se non puoi parlare, non puoi gettare altri incantesimi.»
Le lacrime mi si formarono agli angoli degli occhi. La stretta creava una pressione insopportabile alla giugulare e alla carotide. Il cervello, privato di ossigeno, incominciava a mandarmi segnali incoerenti.
«Padre, basta!»
Jacob mi lasciò andare immediatamente e io caddi al suolo. Mi chiesi se non mi fossi sbagliata e non mi avesse uccisa, perché sulla soglia c'era Cyrus.
Era come se non fosse mai morto. I capelli erano un po' più lunghi dell'ultima volta in cui l'avevo visto e gli sfioravano il colletto della camicia. Vestiva completamente di nero, dalla camicia con gli sbuffi ai pantaloni di pelle. Una lunga ferita gli attraversava il petto e io mi resi conto con dolorosa chiarezza che era stato trasformato di nuovo e che suo padre gli aveva strappato un'altra volta il cuore. Era inaccessibile a me come era sempre stato.
Non mi guardò ma tenne gli occhi fissi su Jacob, con espressione annoiata e distaccata. «Dovresti esserle grato. Se non fosse stato per lei, non avresti gli ultimi componenti del tuo rituale.» Indicò se stesso mentre parlava e io vidi il sangue che gli macchiava le mani.
«Cyrus?» mormorai, allibita. Tutta l'aria mi era stata risucchiata dai polmoni e non riuscivo ad aspirarne altra. «Cyrus?» ripetei, senza riuscire a distogliere gli occhi da lui.
Non diede segno di avermi riconosciuta. Il Divoratore d'anime mi rivolse uno sguardo torvo, poi si voltò verso il figlio con il movimento di un avvoltoio che cala sulla preda. «Tu parli di gratitudine? Non è stata lei a riportarti indietro, ma il mio denaro. E più di una volta. Chi ti ha lasciato uscire?»
«Dahlia.» Si esaminò le unghie, nere come i vestiti. «Mi voleva.»
«Adesso non vuole più niente» sibilò. «Questa serpe l'ha uccisa.»
«Davvero? Peccato. Immagino che dovrò tornare nella mia cella senza il piacere della sua compagnia. Forse posso continuare a sbattere la mano contro la porta per compensarmi della perdita.»
«Non è il momento di scherzare!» Il Divoratore d'anime si mosse così rapidamente che lo vidi appena colpire il figlio, ma un secondo dopo notai l'impronta degli artigli sul suo viso e il sangue colare lungo il collo.
Con gesti deliberatamente lenti, Cyrus si toccò la guancia e leccò il sangue dalle proprie dita. «Grazie, padre. Non avevo ancora mangiato niente, stasera.»
Jacob avanzò, questa volta lentamente. Vidi il suo movimento e vidi Cyrus rivolgermi una rapida occhiata accompagnata da un impercettibile cenno del capo.
Questo fu sufficiente per farmi decidere che era il momento di agire.
Dahlia non aveva avuto bisogno di parole quando aveva fatto il suo incantesimo. Questo significava che era più potente. Ma ora era dentro di me. Aprii la bocca articolando a fatica la parola: Indietro!, ma nella mia mente immaginai le lettere come colpi d'ariete che affondavano uno dopo l'altro nel Divoratore d'anime, mandandolo a sbattere contro la parete. Questa volta il muro cedette e lui cadde nel buco, finendo sul prato dove Max, Ziggy e Bill stavano ancora combattendo contro le creature umane.
Mi rialzai in piedi, impressionata da quello che avevo fatto, prima di sentimi sopraffare da un altro tipo di stupore. Mi voltai, aspettandomi che Cyrus fosse evaporato come frutto della mia immaginazione. Invece era ancora lì. Non distolse lo sguardo da me mentre avanzavo barcollando. «Sei vivo?»
Non rispose. Quando fui più vicina, vidi un muscolo pulsare sulla sua guancia. Non fece un gesto per toccarmi e, quando allungai le mani verso di lui, mi afferrò i polsi e mi costrinse ad abbassarle, quindi arretrò rapidamente. Infilò la mano nella scollatura della camicia di seta e, dopo aver estratto una busta di plastica che conteneva un oggetto grigiastro e sporco di sangue, me la mise in mano.
«Adesso prendi Nolen e andatevene lontano da qui, prima che lo uccida io stesso.» il suo volto era duro e, anche se mi parve di leggere del dolore nel suo sguardo, le sue parole mi ferirono nel profondo.
Mi voltai verso lo squarcio nella parete. Gli umani erano quasi tutti morti. Ne restavano solo una dozzina. Guardai la sagoma priva di sensi del Divoratore d'anime, riversa sull'erba. Due esseri avevano avvertito il suo odore si stavano avvicinando per lambire il sangue dalle sue ferite.
Non avrei voluto essere nei loro panni quando lui avesse ripreso i sensi.
Quando mi voltai, Cyrus se n'era andato. Stavo per chiamarlo, quando ricordai quello che mi aveva detto. «Max!» gridai. «Ho bisogno d'aiuto per trasportare Nathan al furgone.»
Alle mie parole, Ziggy si allontanò dalla battaglia, lasciando che Henry prendesse il suo posto e tenesse a bada da solo gli ultimi esseri umani.
Bill scattò in direzione del furgone mentre Max correva a dare man forte a Henry. Ziggy salì gli scalini dell'ingresso; mentre si avvicinava, potei vedere i segni rossastri delle ferite che stavano già guarendo.
«È stato molto più facile di quanto pensassi» disse in tono vivace, nonostante l'espressione tetra del volto. «Come sta?»
Parlai con franchezza perché non sarei riuscita a nascondergli la realtà. «L'ha scuoiato.»
Per un attimo temetti che vomitasse, ma riuscì a mantenere il controllo. «D'accordo, andiamo.» Fece qualche passo nella stanza e si fermò. «È il mio cuore?» chiese indicando la busta che avevo in mano.
Me n'ero quasi dimenticata. Gliela tesi, poi andai da Nathan e cercai di coprire le ferite più gravi. «Avvolgiamolo nel lenzuolo per impedire che qualcosa entri nelle ferite» dissi. Un vampiro non è soggetto come un essere umano a malattie e infezioni, ma ripulire dalla polvere o da altri elementi estranei un torace scarnificato non sarebbe stato divertente.
Ziggy lo sollevò per i piedi e io per le spalle, cercando di non toccare i lembi di pelle strappati. Uscimmo il più rapidamente possibile dalla casa, facendoci strada tra mobili rotti e lo squallore generale.
Fuori, il furgone ci aspettava con il motore acceso davanti al porticato. Bill suonò il clacson.
«Non è un buon segno» commentò Ziggy, facendo un cenno con il capo.
All'estremità del viale, quattro auto nere si misero in moto, facendo schizzare la ghiaia sotto i pneumatici.
«Guardie» spiegò. «La casa è troppo piccola, così alloggiano in una dépendance lungo la strada. E ce ne sono delle altre. Dobbiamo andarcene da qui al più presto.»
Il cuore mi balzò in gola. «Avresti potuto dircelo prima!»
Bill lasciò il motore acceso mentre abbandonava il posto di guida per aprirci il retro del furgone. Guardò prima lenzuolo insanguinato che ricopriva il corpo di Nathan poi me, e io scossi il capo, facendogli capire che non c'era tempo da perdere.
Mentre Nathan veniva caricato sul retro, tutto quello che potevo fare era stargli accanto, rabbrividendo a ogni scossone e ripetendo cose come: «Attenzione» e «Presto».
Stavo per salire anch'io quando Ziggy chiese: «E Henry?».
Mi ero dimenticata di lui. «Henry!» chiamai. «Vieni, dobbiamo andarcene!»
«Sii più precisa, Carrie» mi ricordò Bill. «Henry, vieni qui e sali sul furgone.»
Le auto frenarono di colpo e una schiera di uomini in uniforme nera si riversò sul prato, correndo verso di noi.
Lascia perdere, puoi fame un altro!» gridò Ziggy.
«Henry!» chiamai. Guardando oltre la spalla di Bill, lo vidi sfrecciare. Per un istante fui felice di vederlo. Poi notai che sollevava il pugnale e, senza cambiare espressione lo calava con forza.
Bill si girò, il volto congelato in un'espressione incredula, con il manico del pugnale che gli fuoriusciva dal petto.

Lo scontro finaleRead this story for FREE!