Ecco a voi... Henry

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Mi svegliai con un terribile mal di testa concentrato proprio dietro agli occhi. Quando li aprii, mi sentii assalire dal panico e per un attimo credetti di essere diventata cieca. Poi ricordai di essermi addormentata sul pavimento della camera da letto. Mi misi a sedere e mi guardai intorno.
La luce del sole filtrava leggermente dalle imposte. Per quanto tempo avevo dormito? La schiena mi doleva mentre mi rialzavo lentamente.
Avevo fatto degli strani sogni, un miscuglio di immagini sulla nascita e di ricordi dei miei genitori. Tesi una mano nella semioscurità per toccare qualcosa. Non mi importava che cosa; volevo solo assicurarmi di essere sveglia e non in un altro incubo inquietante. Le mie dita scivolarono su qualcosa di caldo e morbido come pelle umana, ma senza l'energia di una materia vivente.
Feci un balzo indietro. «Non toccarmi!» gridai a chiunque si trovasse con me nella stanza. «Aiuto! Max! Ziggy!»
Visto che non accorrevano, mi alzai in piedi, sempre chiamando a gran voce, e muovendomi a tentoni in cerca dell'interruttore della luce. Battei gli stinchi contro il comò, imprecai e solo allora mi venne in mente che potevo ricorrere a un incantesimo. «Luce!» ordinai.
Le lampadine delle applique alla parete e quella della lampada sul comodino si accesero all'istante e lo sguardo mi cadde sull'uomo che mi stava di fronte.
Non c'era modo concreto di descriverlo. Era completamente grigio, dalla testa calva ai piedi. Tutto il suo corpo era glabro; niente sopracciglia, niente peli; solo una superficie grigia, dall'aspetto di plastica, che ricopriva una forma genericamente maschile. Se non fosse stato per i genitali, avrebbe potuto essere una bambola Ken.
Mi fissava con i suoi occhi grigi, ma non diceva nulla e non fece cenno di avvicinarsi.
Ricordai con maggiore chiarezza quello che era successo qualche ora prima. Ricordai di aver usato la cenere per fare l'incantesimo, di aver sentito il potere dei miei ricordi uscire da me per dare forma a quella creatura. Non potei fare altro che restare a fissarla, muta mentre un unico pensiero mi riempiva la mente: l'ho fatto io.
Mi avvicinai con cautela, anche se ero abbastanza sicura di ricordare che un golem non poteva agire se non aveva ricevuto ordini. Decisi di provare. «Mettiti un dito sul naso.»
Non mi rivolse nemmeno uno sguardo divertito mentre lo faceva.
Era pura obbedienza incondizionata.
«Gira su te stesso» ordinai e notai che eseguiva l'ordine alla lettera.
Non si limitò a ruotare di trecentosessanta gradi, ma continuò finché non gli dissi di smettere. «Okay.» Mi battei l'indice sulle labbra mentre lo osservavo. Quali erano i limiti di un golem? E se gli avessi chiesto di preparare un soufflé?
«Fai il ballo del qua-qua» tentai.
«Con un salto vai più in là, con le ali torna qua» cominciò a cantare in tono monotono mentre eseguiva i passi che descriveva.
«Mettici un po' di brio» sbraitai, ma non potei trattenere una risata.
Lui continuò la canzone con maggiore entusiasmo. «Basta» dissi, e si fermò immediatamente; la sua espressione sovraeccitata si spense per tornare alla maschera impassibile che indossava prima. «Be', se non altro conosci il ballo del qua-qua. Che cos'altro sai?»
Si limitò a fissarmi.
«Dimmi cos'altro sai» lo sollecitai.
Subito cominciò a parlare. «So fare tutto quello che mi ordinerai di fare. So esattamente quello che sai tu.»
Riflettei per qualche istante. «Quindi, se ti dicessi di cantare tutta la partitura del Rigoletto...»
«Tu non conosci tutta la partitura del Rigoletto» rispose con voce piatta.
«Giusto.» Mi stavo ancora chiedendo che cosa avessi creato, quando la porta della stanza si aprì ed entrarono Bill e Ziggy.
Avevano un'aria tirata, come se fossero stati svegliati di soprassalto.
«Carrie, stai bene?» chiese il primo, ma il secondo notò immediatamente il golem e si lanciò su di lui, che non fece un gesto per difendersi, ma rimase inchiodato sul posto.
«Ziggy, no!» gridai, staccandolo. «È mio. L'ho fatto io.»
Ci fu un momento di silenzio imbarazzato. Poi, con molta cautela, Bill chiese: «L'hai fatto tu?».
Si sentì scricchiolare il pavimento del corridoio e Max apparve sulla soglia. Il suo sguardo andò direttamente alla creatura e poi si posò su di me, pieno di confusione. Se non altro non si era lanciato su di lui con l'intento di uccidere. «Che cosa diavolo sta succedendo?»
Il golem giaceva a terra dove l'aveva buttato Ziggy.
«Alzati» gli dissi dolcemente, tenendogli la mano per aiutarlo. Lui non la prese. Naturale, pensai, sentendomi un'idiota. Gli hai detto di non toccarti.
Mi voltai verso Bill e Ziggy, che mi fissavano come se fossi impazzita. «Ho. usato un incantesimo del libro di Dahlia. Avevamo bisogno d'aiuto. Voglio dire, avremo bisogno d'aiuto per riportare indietro Nathan. E questa mi sembrava la soluzione più logica.»
«Che cos'è, uno zombie?» Ziggy si avvicinò cautamente alla creatura per toccarla, come se non l'avesse appena placcata con tutta la forza del proprio corpo. «Sembra di gomma o qualcosa del genere.»
«È fatto di cenere. E sangue. Non so davvero perché sembri di gomma. A essere onesta, l'ho toccato solo una volta, accidentalmente.»
Mi strinsi nelle spalle. « È un golem.»
«Come quello delle leggende?» chiese Max, in tono incredulo. «La creatura che fa tutto quello che le dici?»
Annuii.
Bill rifletté qualche istante, poi si rivolse al golem con un cenno del capo. «Ehi, tu. Fai il ballo del qua-qua.»
La creatura non si mosse. «Forse sono solo io che posso dargli gli ordini» suggerii. «Visto che sono io ad aver fatto l'incantesimo. Golem, fai quello che ti dice Bill.»
«Adesso fai il ballo del qua-qua» ripeté Bill ma, appena incominciò a eseguire, lo fermai.
«Non credo che ci porterà da nessuna parte» commentò Ziggy in tono divertito. «Sa combattere? Potrà esserci utile a qualcosa?»
«Non vedo perché non dovrebbe combattere. Può fare tutto quello che posso fare io.» Mi augurai che non sottolineassero la mia mancanza di grazia e di abilità su campo da combattimento. «Be', questo è anche il suo limite...»
«Quindi non sa fare una saldatura né far partire un'auto senza la chiave?» Ziggy gli diede una leggera spinta. «E se tu imparassi a farlo?»
«Già, se imparassi?» domandai al golem. Visto non rispondeva, alzai gli occhi al cielo. «Rispondi alla mia domanda.»
«Dovresti creare un altro come me» disse, fissando davanti a sé.
«Così non puoi aggiornarlo, ma devi procurati un nuovo modello.
Questo è un inconveniente.» Max si unì a Bill e a Ziggy nell'esaminare la creatura.
Ziggy scosse il capo. «No, ragazzi, pensateci. Carrie è un medico.
Questo potrebbe tornarci utile. Non a noi, ma pensate su larga scala.
Potrebbe donarlo a un ospedale e lui aiuterebbe nei trapianti d'organi e roba simile.»
«Ero un medico del Pronto Soccorso» puntualizzai. «Non ho mai eseguito interventi complessi.»
«Sì, ma pensa a quanto potrebbe esserci utile. Specie se può crearne degli altri.» Bill si allontanò dal golem, chiaramente innervosito dalla sua presenza.
Pensai all'agonia del processo e al dolore acuto alla testa che non era ancora scomparso. «Accontentiamoci di questo, per il momento, se non vi dispiace. Non credo di avere abbastanza esperienza per rifarlo subito.»
«Allora possiamo contare solo su di noi?» chiese Ziggy con espressione cupa. «Se andiamo a prendere Nathan, saremo solo noi?»
Deglutii il nodo d'ansia che avevo in gola. «Sì. Non ce la siamo cavata così bene contro quelle creature, vero?»
Bill mi fissò serrando la mascella e io mi chiesi se aspettasse che uscissi con qualche trovata. Poi, come se si fosse ripreso da una trance, si sfregò le mani e guardò da me a Ziggy, sorvolando sul golem come se fosse un pezzo dell'arredamento. «Okay, puoi fare questo e puoi fare il trucco del fuoco. Che cos'altro?»
Ziggy lo interruppe scuotendo il capo. «Pessima idea. Ha un aspetto orribile in questo momento e Nathan dice sempre che la magia esaurisce le persone. Per ogni cosa che ottieni, ti viene chiesto altro in cambio.»
«Be', grazie del complimento» dissi, ma ero troppo stanca per sentirmi veramente offesa. «Comunque ha ragione. Non credo che possiamo contare solo sulle mie capacità magiche.»
«Possiamo buttarci alla cieca e farci strada menando fendenti a destra e a sinistra» riprese Ziggy senza traccia di sarcasmo. «Conosco il posto e penso che abbiamo buone possibilità di tenerli impegnati fuori. Almeno abbastanza a lungo da liberare Nate.»
«A questo punto sono pronto a tutto» dichiarò Bill abbiamo già perso abbastanza tempo.»
Sedemmo in silenzio per un minuto, poi Max chiese: «Tanto per curiosità... Carrie, che cos'altro sai fare?».
Mi chinai e raccolsi il libro degli incantesimi. «Qui. dentro ci sono un paio di incantesimi che credo di conoscere. Per esempio, uno dice che metterà fuori combattimento l'avversario. Credo sia quello che Dahlia ha usato contro Bill. E un altro lo terrà a distanza. Comunque credo che dovrò fare a modo mio, come negli altri casi.»
«Spiegati» replicò Max.
Invece di rispondere, andai in soggiorno. Sapevo che mi avrebbero seguito, ma non volevo essere intenzionalmente misteriosa. Stavo solo pensando.
A parte le pozioni e gli amuleti indicati nel libro, la maggior parte degli incantesimi di Dahlia non richiedeva altro che una parola e una profonda volontà. La lunga lista di ingredienti occulti serviva solo come distrazione, come oggetti di scena che avrebbero avuto solo un minimo impatto sul risultato finale. In alcuni casi avrebbero scoraggiato qualcuno dal cimentarsi. Ma ora che conoscevo il suo segreto, che sapevo che il potere veniva dall'interno e non da occhi di rospo e terra di cimitero, in teoria potevo creare qualsiasi effetto volessi.
Mi avvicinai a uno scaffale e posai gli occhi su uno dei libri che avevano come marchio dell'editore una luna crescente incisa sul dorso. Sapevo che Nathan lo considerava solo uno dei tanti manuali di stregoneria e che non avrebbe rimpianto la sua perdita, così pensai che sarebbe stato più utile se l'avessi sacrificato per la nostra causa.
Tesi il braccio e diressi la mia concentrazione sul libro, che scivolò fuori dallo scaffale e rimase sospeso a mezz'aria. Immaginai che cosa sarebbe successo dopo. Si sarebbe aperto, le pagine si sarebbero strappate una a una, poi tutto si sarebbe dissolto in cenere.
Visualizzai le parole a pezzi mentre mi uscivano dalle labbra: ogni lettera grondava acido e l'insieme era affilato come la lama di un rasoio. Lasciai che penetrassero nel libro e quando aprii gli occhi, vidi esattamente quello che avevo immaginato.
I miei compagni assistevano con un'espressione inorridita.
«Puoi fare una cosa simile... anche alle persone?» chiese Bill, guardandomi con timore reverenziale. Poi parve riprendersi, tese le mani e si affrettò ad aggiungere: «Non è che voglia una dimostrazione, ma... puoi insegnarci a farlo?».
«Non lo so. Cioè, se riesco a farlo io, immagino che possa chiunque.»
Mi misi a sedere e notai che tutti e tre prendevano le distanze.
Ignorando la loro reazione, cercai di spiegare la mia teoria su come funzionava la magia.
Dopo aver tirato giù dallo scaffale altri libri della stessa casa editrice - edizioni in brossura con titoli come Attingere al calice della Dea e scritti da autorità che si firmavano con assurdi pseudonimi - Max e Ziggy si misero allegramente a farli a pezzi con le nuove capacità appena acquisite.
Ziggy fece parecchi danni. In una battaglia, la possibilità di distruggere l'avversario era molto utile ma, considerando quello che ci trovavamo di fronte, avrei preferito che lo facesse un po' più rapidamente e con meno imprecazioni.
Max, invece, sembrava quasi più potente di Dahlia.
Ricordavo di aver letto qualcosa sui lupi e le loro abilità magiche. Lui doveva aver fatto parecchia pratica perché annientò il suo libro prima ancora che potessi vederlo a pezzi e non ebbe bisogno di pronunciare nemmeno una parola.
«Wow!» esclamai, fissandolo come se fosse un fenomeno da baraccone.
Lui si strinse nelle spalle. «Immagino che venga insieme alle mani pelose.»
«Forse non sono tagliato per questo genere di cose» disse Bill, leggermente imbarazzato, mentre teneva in mano una copia ancora intatta dell'Almanacco di Mago Merlino.
Ziggy finì di distruggere il volume Magia sessuale, il che mi fece prendere mentalmente nota di stuzzicare Nathan più tardi, e si rivolse a me. «Perché lui non ci riesce? Credi che solo i vampiri possano farlo?»
«No, non può essere. Dahlia ci riusciva prima di diventare vampiro.» Mi chiesi se le streghe possedessero i loro poteri fin dalla nascita. Forse Nathan aveva ragione quando sosteneva che le più pericolose erano quelle dotate di talento naturale. Il tipo di potere che aveva Dahlia sarebbe stato terribile anche senza la conoscenza di pozioni e incantesimi.
Naturalmente io non pensavo di avere una predisposizione innata per l'occulto. Se così fosse stato, mi sarei sentita terribilmente ingannata per non averne fatto un uso migliore alla scuola di medicina. No, probabilmente aveva a che fare con il sangue di Dahlia.
Max potevo capirlo. Era una creatura ibrida e questo spiegava ogni sorta di stranezze. Ma, allora, perché Ziggy era così abile con la magia? Poteva essere il sangue del Divoratore d'anime, oppure...
«Hai bevuto il sangue di Dahlia?» La domanda mi uscì dalle labbra prima che potessi formularla con tatto.
Evitò di guardarmi negli occhi.
«Non c'è niente di male. Io l'avevo bevuto anche prima» dissi, ma mi sentivo un po' a disagio a paragonare le mie esperienze, che probabilmente erano molto più banali di tutto quello che aveva passato lui, alle sue. Non devi dirci come o perché. Mi stavo solo chiedendo se abbia qualcosa a che fare con le tue capacità magiche.»
Lui annuì, come se si preparasse psicologicamente a rispondermi.
Sollevò lo sguardo e l'espressione del suo viso parlava di cose che non avrei mai voluto sentire. «Sì, ho bevuto il suo sangue.»
«Quindi, se anch'io bevessi il sangue di questa Dahlia, otterrei dei poteri magici?» L'espressione interrogativa di Bill si tramutò in una di puro disgusto. «Non posso credere di averlo detto seriamente.»
«Va tutto bene, ti abituerai» gli assicurò Max.
Mi schiarii la gola, leggermente sorpresa dalla piega che stava prendendo la conversazione. «Se bevessi il sangue di Dahlia, diventeresti un vampiro. O forse lo diventeresti dopo la morte...»
«Se bevi il sangue di un vampiro senza che lui beva il tuo, diventi come gli esseri umani del Divoratore d'anime» spiegò Ziggy, scosso da un brivido.
«Okay, allora farò affidamento su questo.» Bill estrasse il revolver da dietro la schiena e lo ripose altrettanto velocemente. «Si può sempre sparare a quegli esseri giusto...?»
«Certo. Forse non li fermerà del tutto, di sicuro li metterà in difficoltà. Non sono immortali, solo molto, molto forti.»
«Okay, credo che abbiamo un piano d'attacco.» Non riuscivo a credere che presto avremmo dovuto mettere in atto tutto quello di cui stavamo parlando. «Quando volete farlo?»
«Subito» rispose Max, ma le sue parole vennero coperte da Ziggy.
«Di solito gli umani mangiano all'una. Tra un pasto e l'altro, perdono forze, così se li attacchiamo verso le dodici, dodici e mezza, avremo buone probabilità di trovarli più deboli.»
Considerai quell'informazione. «E il Divoratore d'anime? Sarà lì? O Dahlia? Quali sono le loro abitudini?»
«Sono imprevedibili. Possono essere presenti o meno; dobbiamo essere preparati a tutto.»
«Io sono pronta. Hanno preso Nathan. Anche se ci fossero dieci Divoratori d'anime, sarei disposta ad affrontare ognuno di loro.»
Parlavo sul serio. Mi allungai per vedere l'orologio della cucina.
«Mancano due ore a mezzanotte. Questo ci darà il tempo di prepararci. Vi basta?»
Ziggy annuì e Bill rispose ad alta voce: «Oh, diavolo, sì!».
«Bene. Prendete le armi che vi servono. E...» Cercando qualche altro consiglio ispirato, conclusi con: «... indossate scarpe comode».
«Che cosa hai intenzione d'i fare?» mi chiese Max, seguendomi in corridoio.
«Camminare avanti e indietro e preoccuparmi» risposi ma, appena ebbi chiuso la porta della camera da letto alle mie spalle, ammisi con me stessa che quello che avrei fatto veramente sarebbe stato pregare.
Bill voleva chiedergli qualcosa. Non che Ziggy riuscisse a leggere nel pensiero, ma quando qualcuno continua a guardarti in tralice, probabilmente sta raccogliendo il coraggio per domandarti qualcosa.
Dopo aver caricato le armi nel furgone. Max si era scusato dicendo che doveva telefonare a casa. Rimasti soli, loro due si erano seduti sul divano a bere caffè, dato che la birra non sembrava una buona idea e che probabilmente non c'era tempo per fare un salto allo spaccio di liquori. Di fronte a una situazione di vita o di morte, forse è preferibile essere sbronzi piuttosto che sobri, anche se questo rischia di ridurre drasticamente le possibilità di sopravvivenza.
«Allora, che cosa ne pensi?» chiese Bill, ma Ziggy intuì che non era quella la domanda che lo tormentava.
«Penso che potrebbe essere un suicidio, ma che non abbiamo alternative. E tu?»
Si strinse nelle spalle. «Chissà. Forse potremmo avere una chance.
Tu sei piuttosto abile con quella faccenda della magia e io sono un valido combattente. Anche Max non è male, anche se mi pare un po' distratto dalle faccende casalinghe. Ma se si arrivasse a uno scontro... combatteresti davvero?»
«Per riportare indietro Nate?» Non era una domanda facile. In passato non avrebbe esitato; avrebbe fatto qualsiasi cosa per suo padre, ma dopo gli ultimi mesi..
«Che cosa diavolo ti è successo?» chiese bruscamente Bill. «Con il tuo Sire o chiunque sia? Che cosa ti ha fatto per renderti così... freddo?»
«Non sono freddo» replicò in tono più difensivo di quanto avrebbe voluto. «Voglio dire, ci sono anche altre cose da prendere in considerazione. Nate ha rischiato migliaia di volte per me, ma io non sono sopravvissuto negli ultimi due mesi a forza di sacrifici, è chiaro?»
«Capito.» Posò il braccio sulla spalliera del divano cercando di mostrarsi rilassato e disinvolto. «Tuttavia stiamo parlando del tipo che consideri come un padre. Come puoi ragionare in base all'istinto di autoconservazione quando si tratta di lui?»
«Sono abituato a pensare in base all'istinto di autoconservazione.»
«Ed è per questo che, quando sei con il tuo Sire, gli ubbidisci, anche se le cose che ti fa fare sono terribili?» Sembrava quasi che riuscisse a leggergli nella mente. «Mi sono trovato anch'io nella stessa situazione, quando ero giovane. Con mio padre.»
Ziggy sentì un'oppressione al petto, ma l'istinto di autoconservazione lo spinse a ignorarla. «Davvero? Credi che tuo padre abbia fatto qualcosa che si avvicina solo lontanamente a quello che mi ha fatto il mio Sire?»
«Sì» rispose senza esitare. «Non lo stesso tipo di cose, però certamente mi ha danneggiato.»
Il vampiro si appoggiò allo schienale, il capo sul braccio di Bill.
Quello che avrebbe voluto veramente era abbracciarlo, tuttavia così avrebbe aperto una breccia nelle difese di entrambi.
Bill scosse il capo. «Non voglio entrare nei particolari adesso ma... se arrivi al punto in cui incominci ad adattarti e cerchi di essere quello che gli altri vogliono che sia, nessuno conoscerà mai la persona che sei veramente.»
Ziggy chiuse gli occhi con un sospiro. «Vuoi sapere chi sono veramente? Sono un edificio marcio fin dalle fondamenta. Ci sono talmente tante cose che non vanno in me che non riuscirò mai a modificarle.»
«Non sei affatto marcio e non c'è niente che tu debba modificare.
Devi soltanto partire da quello che sei e smettere di pensare che se qualcuno ti ha umiliato non meritavi altro.» Il suo sguardo così pieno di comprensione fu come se gli strappasse pelle e muscoli dalle ossa, mandando all'aria qualsiasi muro difensivo avesse costruito.
«Come faccio a sapere che non meritavo altro?» Si sporse in avanti, evitando di toccare Bill per paura che i suoi sentimenti feriti trapelassero al contatto con la pelle. «E come ha potuto trattarmi in quel modo... se meritavo veramente qualcosa?»
«A quanto pare perché è un pervertito.» Bill serrò la mascella come se volesse prendere a pugni qualcuno.
Era bello sapere che qualcuno era pronto a prendere a pugni chi ti aveva fatto del male...
«Ziggy, tu sei straordinario, e non lo dico solo in senso sessuale. Sei straordinario perché hai superato molte esperienze. È normale che ti abbiano segnato e che tu abbia costruito le tue difese per proteggerti, ma voglio che tu capisca che non ne hai più bisogno.»
«Perché, che cos'hai intenzione di fare?» Ziggy si pentì subito di quelle parole. Sembrava quasi che si aspettasse qualche clamorosa dichiarazione.
Aprì bocca per ritirare la domanda, ma Bill la stava già liquidando con una scrollata di spalle. Bevve un sorso di caffè prima di parlare.
«Niente, in realtà. Che cosa diavolo potrei fare? Ma, come ti ho già detto, tu mi piaci e non voglio vederti soffrire.»
«Grazie.»
«E penso che soffriresti se non facessi tutto il possibile per Nathan.»
Ziggy non aveva mai dato valore al buon senso comune. «Non ha importanza. Probabilmente saremo tutti morti prima di avere la possibilità di fare qualcosa di eroico.»
Bill scoppiò in una tranquilla risata. «Probabilmente hai ragione.
Promettimi solo che, se dovesse capitarmi qualcosa di orribile, mi libererai dalla sofferenza.»
«Dovrei mangiarti o qualcosa del genere?» Si sentì sollevato vedendo che rideva alla battuta invece di mostrarsi inorridito.
Bill si sporse verso di lui in modo che le loro labbra quasi si sfiorarono e mormorò, accarezzandogli la bocca con il fiato: «Riesco a pensare a modi peggiori di andarmene». Poi gli prese la mano e la portò al collo, dove c'era la cicatrice del primo morso.
«Sono davvero spia...» incominciò Ziggy, scosso da un brivido.
Venne messo a tacere da un bacio e, dopo non si sentì più in obbligo di scusarsi.
Prima di partire, vestii Henry - avevo deciso che il golem aveva bisogno di un nome - con qualche indumento che mi aveva prestato Max, visto che avevano la stessa costituzione muscolosa, e mi chiesi se inconsciamente l'avessi preso a modello.
Gli abiti non nascondevano completamente il grigio, ma mi dissi che, se qualcuno l'avesse notato nel breve tragitto per raggiungere il furgone, avrei sempre potuto dire che era un effetto collaterale di una dose eccessiva di qualche medicinale.
«Non voglio che sieda dietro con me» disse Ziggy scuotendo il capo, quando ci ritrovammo sul marciapiede. «Mi mette i brividi.»
«Può stare sul sedile del passeggero.» Spalancai la portiera anteriore e ordinai: «Sali e allacciati la cintura».
Rimasi a guardare mentre Henry obbediva con la stessa espressione impassibile di sempre.
Bill aprì il portello posteriore e ci fece cenno di salire, dando una spinta scherzosa a Ziggy.
Eravamo tutti di umore più allegro, nonostante le tragiche circostanze. Era come se entrare in azione avesse riacceso una fiammella di speranza che non mi ero resa conto si fosse spenta.
Ziggy si sistemò in un posto laterale e appoggiò la testa all' indietro, chiudendo gli occhi. «Non vedo l'ora di finire questa storia e tornare a casa» disse, come se fossimo diretti all'ufficio della Segreteria di Stato per rinnovare la patente. Invidiai la sua spavalderia, anche se era in gran parte una messa in scena. Roteò la testa sul collo, facendo scrocchiare le articolazioni, e quando si raddrizzò vidi un livido che spuntava dalla scollatura della T-shirt.
«Oh, mio Dio, è rimasto ancora dalla battaglia?» chiesi, allungando una mano per sfiorarlo.
Lui si affrettò a coprirlo con la maglia e arrossì in volto. «No, la battaglia non c'entra.»
Oh. Distolsi lo sguardo, imbarazzata. «Così tu e Bill...»
La portiera del guidatore si aprì con un cigolio e Bill salì sul furgone.
«Andiamo d'accordo» disse dall'altro lato della tenda.
Ziggy si fece ancora più rosso in viso, ma un sorriso compiaciuto gli piegò gli angoli della bocca.
Per quanto evidente, non riuscivo a capire il loro legame, anche se non erano fatti miei. Era come quando il mio miglior amico si era fatto un amichetto durante i primi anni del liceo e tutta la nostra combriccola non faceva altro che chiedersi se l'avessero già fatto.
In un senso più materno, mi preoccupavo che Bill non potesse comprendere quello che Ziggy aveva passato con Cyrus e con Jacob, ammesso che gliene avesse parlato. Era una persona molto riservata e avrebbe rischiato di rimanere ferito per colpa delle proprie omissioni.
Avrebbe avuto il coraggio di dire che per lui il loro rapporto non era un mero divertimento? Oppure avrebbe tenuto tutto per sé e avrebbe fatto ciò che voleva il suo nuovo compagno?
E io avrei mai smesso di proiettare i miei problemi relazionali sugli altri? Scossi il capo e feci una smorfia alla mia idiozia. Ziggy era cresciuto molto - ci era stato costretto - e Bill non era un adolescente.
Mi stavo preoccupando per qualcosa che non solo era al di là del mio controllo, ma probabilmente non aveva proprio niente di preoccupante.
Lo sai perché lo fai, vero?, chiesi a me stessa e dovetti ammettere che era così. Non avevo più sentito niente attraverso il legame di sangue con Nathan. Questo non significava che fosse morto; sperimentavo tutti i giorni il vuoto che aveva lasciato nel mio cuore l'interruzione del legame con la mia creatura e l'avrei riconosciuto.
Significava solo che stava sperimentando cose che non voleva farmi conoscere. Una parte di me temeva che si fosse lasciato sedurre a seguire i capricci del suo Sire, così come Cyrus aveva sempre ceduto alle macchinazioni di suo padre.
Ma Nathan era già caduto una volta in quell'errore e gli era costato molto caro. Non l'avrebbe rifatto.
La spiegazione più probabile, e più spaventosa, era che qualsiasi cosa gli stesse facendo Jacob era così terribile che non voleva farmelo sapere.
Cercai di immaginare le cose più vili e crudeli, ma dovetti fermarmi per non scoppiare in lacrime.
«Prossima fermata, morte certa» cercai di scherzare, ma la paura mi stringeva in una morsa sempre più feroce mentre il furgone si staccava dal marciapiede.
«Mi auguro che riusciremo a tornare qui» disse Ziggy, come se mi avesse letto nel pensiero.
Annuii. «So come ti senti.»

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