32. Il seme del cambiamento

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«Sofia ascoltami, per favore», insistette Kéraj.

Sbuffai, alzando gli occhi al cielo.

«Smettila», replicai, superando le guardie all'ingresso con un sorriso e un cenno del capo, che le lasciò stranite. «Ho detto che va tutto bene, non ci saranno altri problemi».

«Perché non vuoi raccontarci nulla?».

Mi fermai proprio al centro del corridoio, voltandomi verso Heréin, inclinando un po' la testa.

«Per ora, preferisco che rimanga una cosa mia. È stata un'esperienza importante, ma ho bisogno di tempo per condividerla», gli spiegai per la terza volta, cercando parole differenti.

«Sicura di stare bene?», mi chiese Kéraj, squadrandomi da testa a piedi, per soffermarsi infine sui miei occhi.

«Sì, sto benissimo».

Portai lo sguardo sulla parete alla mia destra, scorsi i visi raffigurati nei ritratti, fino a incrociare quello che avevo visto nel mio viaggio. Mi avvicinai e restai immobile ai piedi del grande quadro, che raffigurava la madre di Fylgja.

«La conosci, vero?», constatò Heréin affiancandomi.

Mi scostò i capelli per potermi guardare meglio, ma non mi voltai. Sorrisi.

«Il sentimento di dolcezza e tenerezza che stai provando...».

«Sì?».

«Lo conosco».

«Ne sono certa».

«Ma lei...».

«Da quando lasci così tante frasi sospese?», lo incalzai, sarcastica. «Lei non è mia madre? Questo volevi dire?». Mi girai e ripresi a camminare decisa, con l'intento di raggiungere la nostra camera. «Lo so, eppure lo è stata, anche se per poco. Il suo sguardo e la sua voce sono rimasti impressi nella memoria di Fylgja, indelebili, proprio come quelli di mia madre».

Era interessante notare che Kéraj ed Heréin, per la prima volta, camminavano alle mie spalle, mi seguivano cercando di capire cosa e quanto sapessi. Di rimando, mi stavo divertendo molto a tenerli in sospeso, del tutto in balia delle mie parole.

«Quindi lo sai?», si decise a chiedermi Kéraj.

«Sì», risposi allegra.

«E?».

«E? Niente, sono soltanto Sofia», lo guardai con la coda dell'occhio e lo vidi un attimo sollevato. «Sofia Drago Sangue, della prima casata imperiale».

Kéraj rimase impietrito sul posto, mentre io mi fermai solo qualche passo più avanti, per poi voltarmi, soddisfatta.

«Qualche problema?», sorrisi angelica.

Non ricevendo alcuna risposta, ripresi il passo verso l'alloggio che ci era stato riservato. Entrati, Heréin mi bloccò, abbracciandomi, e chiusi gli occhi al contatto della schiena col suo petto. Inspirai a fondo, trovandolo più piacevole di quanto ricordassi.

«Hai cambiato i tuoi programmi?», mi sussurrò all'orecchio.

«No, ho soltanto fatto chiarezza su punti oscuri di me».

«Ma continui a non volerci mettere al corrente di nulla, giusto?», intervenne Kéraj, serio.

Tre colpi decisi alla porta mi impedirono di replicare e mi limitai a dire: «Avanti!».

Fu bello vedere gli sguardi dei miei due compagni di viaggio puntati su di me, anziché sulle guardie, che fecero il loro ingresso impettite. Ci osservarono un istante; il loro fare era un misto di curiosità e soggezione, che a stento riuscivano a trattenere dietro la maschera di formalità, ligi al dovere.

Nero Corvo 🔒Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora