11. Amelia, la Cartomante

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Sonia era arrivata alla conclusione che la tenda di una cartomante nel bel mezzo dei giardini di Passignano, davanti alla passeggiata sul lungolago, attirava solo due generi di sguardi: quelli incuriositi di chi credeva a "quel genere di cose" e quelli severi di chi le disapprovava. Nonostante questi ultimi, però, avevano avuto un discreto afflusso di gente. Quando Amelia le aveva proposto di organizzare una lettura delle carte fuori dall'isola, Sonia era stata convinta che la gente le avrebbe ignorate, invece avevano avuto più successo del previsto, complice, forse, il numero crescente di persone annoiate che continuavano a passare loro davanti. Quello, però, non era sufficiente a non farla pentire di aver accettato quell'assurda proposta, mentre si trovava sotto l'impietoso sole di agosto ad affrontare il suo peggior incubo: gli ignari e stupidi non Praticanti.

«È la prima volta che vedo la tenda di questa "Amelia, la Cartomante".» La ragazza che aveva parlato indossava un paio di occhiali da sole e degli orecchini vistosi. «Non è mai stata qui prima, non è vero?»

«No» rispose Sonia, asciutta. «Lei viaggia molto.» Non era ancora certa di come classificare le due ragazze che si erano avvicinate alla tenda. Dal loro interesse avrebbe creduto di aver guadagnato due facili clienti, ma i loro sguardi erano scettici e stavano facendo fin troppe domande. D'altra parte, Sonia stessa non riusciva a capire come dei non Praticanti potessero credere a qualcosa di così intangibile dal momento che perfino lei credeva raramente alle letture di Amelia.

«E che genere di cartomante sarebbe?» chiese l'altra ragazza. Aveva i capelli legati in una lunga treccia e l'espressione annoiata. «Ti imbroglia usando solo gli Arcani Maggiori o sa usare anche i Minori? Una volta una donna che lavorava in un luna-park volle farmi credere di potermi predire il futuro usando solo ventidue carte. Eppure, se il mazzo ne contiene settantotto, una ragione ci sarà pure. È più probabile che fosse solo pigra o, peggio ancora, un'imbrogliona.»

Sonia cominciava a chiedersi se non stessero insistendo con quelle domande solo per il gusto di metterla in difficoltà. Peccato che lei non avesse affatto la stoffa della vittima. «Ho anche sentito dire che il cervello umano contiene miliardi di neuroni, eppure sembra che qualcuno riesca ad andarsene in giro usandone appena un paio.»

La ragazza strinse le labbra in una linea sottile e si gettò la treccia dietro le spalle come se fosse una dichiarazione di guerra. «E questo che dovrebbe voler dire?»

Sonia le rivolse un'espressione innocente. «Assolutamente nulla, era solo una riflessione ad alta voce.»

«E tu chi saresti, in ogni caso? Come puoi decidere chi ha il diritto di entrare in quella tenda se non conosci nemmeno la cartomanzia?»

Sonia incrociò le braccia sul petto. «Un diritto da cinque euro non mi sembra di grande valore e non ho mai detto di non conoscere la cartomanzia.»

Si ritrovò a valutare la possibilità di mettere mano al suo liber spirituum e richiamare la sua ondina Lorelei solo per il gusto di vedere scappare via le ragazze urlando. Il consiglio di certo non avrebbe apprezzato, ma avrebbe potuto valere la pena di sopportare qualche mese senza liber spirituum, se avesse significato dare una lezione a quelle due.

A salvarla, invece, non fu uno spirito, ma forse qualcosa di peggio. Sonia stava facendo guizzare lo sguardo tutt'intorno alla ricerca di un altro cliente che potesse distrarla dalle sue interlocutrici e impedirle di dare inizio alla sua carriera da Praticante criminale, quando scorse la sagoma massiccia di un ragazzo in lontananza sul lungolago. Veniva dal molo e si stava dirigendo nella loro direzione, dove la tenda rossa di Amelia emergeva tra gli alberi dei giardini, piantata proprio tra le radici contorte di un pino. Era una struttura piuttosto imponente vista dall'esterno, col perimetro quadrato e il tetto appuntito e drappeggiata di stoffe che andavano dal rosso al bordeaux. Amelia aveva passato ore online per trovarne una che si confacesse alla sua idea di cartomante. Lo stesso tempo che Sonia aveva invece impiegato a creare un incantesimo che facesse sì che le persone se ne dimenticassero subito dopo aver distolto lo sguardo, nella speranza che quello fosse sufficiente a risparmiare loro una denuncia per aver piantato abusivamente una tenda nei giardini del molo. L'incantesimo funzionava solo sui non Praticanti e, mentre Sonia si rendeva conto di chi fosse il ragazzo che si stava muovendo nella loro direzione, si pentì di non averne creato uno che facesse effetto anche sugli abitanti dell'isola.

L'Isola degli SpiritiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora