Le lezioni di Amelia 2

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Come distinguere un eliminatore da un esorcista


«Buongiorno, buonasera o buonanotte a tutti!» esordisce Amelia. «Come avete potuto intuire da quanto ho scritto alla lavagna, l'argomento di oggi è la ESO. E, dal momento che qua non sono io l'esperta, lascio la parola a chi ne sa più di me.»

Alex sospira. «Tutto questo è proprio necessario?»

Amelia scuote la testa e le perline intrecciate ai suoi capelli tintinnano. «Oh, mio caro Alex, è sempre divertente assistere alla dimostrazione del tuo egocentrismo, ma in realtà non stavo parlando di te.»

Alex la fissa interdetto. «E allora di chi?»

«Parla di me, Tivoli.» La voce è gracchiante e si alza dall'altoparlante del telefono che Amelia ha tra le mani. «Ho detto mille volte alla tua amica che non ho tempo per queste stronzate, ma è come parlare a un muro. Ho anche provato a bloccare il suo dannato numero, ma non è servito a niente.»

«Serra?» Alex lancia uno sguardo perplesso a Cris.

Lui si stringe nelle spalle. «Che piacere sentirla, capo.»

«Anche per me, Di Porto. Ora però diamo un taglio a questi convenevoli e facciamola breve.»

«Non chiedo di meglio» dice Amelia. «Prima, però, lasci che la presenti. A farci compagnia oggi è Renata Serra, capo della sezione della ESO che si occupa dell'Italia Centrale. Dunque, signora Serra, posso chiamarla Renata?»

«No.»

«Come immaginavo. Bene, nel capitolo scorso abbiamo sentito nominare la sua organizzazione. Avrebbe voglia di spiegarci in cosa voi eliminatori della ESO sareste diversi dagli esorcisti?»

«Siamo dei professionisti, ecco cosa! E i professionisti si fanno pagare. Noi non facciamo la carità.»

Cris si schiarisce la gola. «Beh, forse è un po' più complicato di così.»

Amelia gli rivolge un cenno di incoraggiamento. «Vuoi aggiungere qualcosa?»

Cris annuisce e si sistema gli occhiali sul naso. «In realtà organizzazioni come la ESO sono un po' ovunque nel mondo e sono ritenute anche piuttosto normali. Però in alcune nazioni sono sopravvissuti anche gruppi di esorcisti legati alle vecchie tradizioni. È successo qua in Italia, ma ho sentito che anche in Inghilterra è così. C'era un tempo in cui l'idea degli esorcisti era legata a ideali e abnegazione e per questo agivano solo per il bene della gente, senza chiedere nulla in cambio. Al giorno d'oggi diventa una condizione più difficile da sostenere e di fatto, anche se non vengono ufficialmente pagati per i loro servizi, sono le comunità di cui gli esorcisti fanno parte a mantenerli tramite le donazioni ricevute dalle vittime. Quindi in realtà non c'è nulla di male nel farsi pagare, anche se gli esorcisti non lo vedono molto di buon occhio.»

«Certo che non lo vediamo di buon occhio» sbotta Riccardo. «Siete degli sciacalli attaccati solo al denaro e non vi importa delle vittime che finiscono in mezzo.»

«Questo non è affatto vero» protesta Cris. «Sono solo dei pregiudizi.»

«Senti un po', esorcista» gracchia Serra dal telefono. «Vienici a fare la paternale solo il giorno in cui comincerai a rifiutare le donazioni!»

«Signori, per favore» interviene Amelia. «Manteniamo la calma e dei toni civili. Cris, vorresti allora spiegarci cos'altro spinge a vedervi in modo così differente oltre al denaro?»

Cris sospira. «Per la maggior parte sono pregiudizi, è vero, ma nascono da un fondo di verità. Di solito si uniscono alla ESO coloro che vengono espulsi dal corpo degli esorcisti, quindi in un certo senso potremmo dire che l'organizzazione finisce per essere composta più che altro da criminali.»

Serra sbuffa. «Criminali o no, cosa importa se il lavoro viene svolto come si deve?»

«Devo dire che sto trovando l'argomento di oggi molto interessante» interviene Sara. «Non avevo idea che esistessero simili retroscena e ora mi piacerebbe saperne di più su questa ESO.»

Amelia annuisce. «È comprensibile, Sara, ma per oggi chiudiamo qui. Avremo modo di approfondire la ESO un'altra volta.»

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