V • Le Torri d'Ottone (1 di 4)

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Dopo aver scoperto quella piacevole sensazione nel naso, Luna non poté far altro che arrendersi alla curiosità, permettendole di prendere il posto della paura

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Dopo aver scoperto quella piacevole sensazione nel naso, Luna non poté far altro che arrendersi alla curiosità, permettendole di prendere il posto della paura. Guardava a terra, al soffice terreno di peli verdi che attraversava. Ogni capello verde era diverso dall'altro per posizione, spessore e lunghezza. Alcuni in cima erano decorati di petali colorati, anch'essi diversi di filo in filo per forma, numero e colore. Luna non ne trovava la logica, eppure guardandoli tutti, nell'insieme di quel prato, non percepiva caos, ma bellezza. Era come se ogni filo verde e ogni decorazione colorata fosse stata posizionata a mano, con uno spirito e un motivo. Così osservava ogni angolo di prato che attraversava con avido interesse, e con avido interesse si concentrava sulla sensazione dei propri delicati piedi nudi mentre i fiori li accarezzavano. 

Fu così che non si accorse che Sirio davanti a lei si era fermato, e ci sbatté contro.

«Siamo arrivati, madama,» le disse il capitano. 

Luna alzò gli occhi e si stupì nel trovarsi a poca distanza da delle enormi torri di ottone senza finestre che alte salivano verso il cielo. Doveva essere rimasta incantata a osservare il prato davvero per molto tempo! L'ultima volta che aveva adocchiato quelle torri erano molto più piccole e lontane all'orizzonte.

«Secondo voi sono più alte di quella del sovrano del mondo?» chiese Betty.

«Spero solo che non ci siano altre scale da salire,» ammise Luna. I tre si avvicinarono al basso muretto metallico che li divideva dall'area delle torri. Il terreno sotto i loro piedi passò dal colorato e soffice prato al freddo e duro metallo, e la sovrana, perso l'interesse per il selciato, tornò ad alzare lo sguardo. Arrivarono a una piccola cabina da cui fece capolino un uomo. O per lo meno Luna immaginò che lo fosse: portava una giacca nera dal taglio impeccabile e il suo volto era coperto da una maschera che sorrideva loro gentilmente. Le mani e il collo, unici punti scoperti, non sembravano fatti di pelle, ma di meccanismi e di lucido metallo.

«Benvenuti. Motivo della visita?» disse l'uomo, con la voce attutita dalla maschera che indossava.

«Siamo stati mandati qui dal sovrano del vostro mondo. Ha detto che vi avrebbe informati,» disse Sirio.

«Attendete cortesemente un istante,» disse l'uomo, e infilò gli indici e i medi delle mani meccaniche all'interno di quattro fori davanti a lui.

«Voi siete madama Luna?»

«Sì, cioè, no. Io l'accompagno. Madama Luna è lei,» concluse il capitano. L'uomo sfilò le dita e infilò l'indice in una presa più grossa e luminosa. Una parte del muretto che li separava dalla città si abbassò di scatto fino al livello della strada.

«Prego, madama Luna e accompagnatori. Entrate. Un gentile saluto a tutti voi.»

«Oh, certo,» disse Sirio.

«Grazie signore,» disse Luna all'uomo, senza ricevere risposta. La sovrana si avviò oltre il muretto; più avanti li aspettava una donna del tutto simile all'uomo appena salutato. Indossava una gonna di un grigio impeccabile che, tagliata perfettamente su misura, le copriva le gambe in un cilindro perfetto. Sopra portava una camicia bianca coperta da una giacca dello stesso grigio perfetto della gonna. Né la giacca né la camicia mostravano la benché minima piega. Non c'era un solo centimetro di stoffa utilizzato a sproposito per fronzoli o abbellimenti. 

«Benvenuti alle Torri di Ottone, cari ospiti. Io sono la Guida_del_settore_A0110,» disse quella da dietro la sua maschera educatamente sorridente.

«Salve,» disse Luna, «noi siamo venuti su indicazione del sovrano del vostro mondo. Ci ha detto-»

«Certamente, madama Luna. Prego seguitemi,» disse la Guida_del_settore_A0110 voltandosi di scatto e fluttuando via spedita con un suono di cinghie e ingranaggi. Solo allora Luna si accorse che probabilmente non aveva i piedi. La gonna non permetteva di verificarlo, ma la donna si muoveva precisa come su una rotaia.

«Pensate... che siano uomini anche questi? Come il pescatore o i sassi?» chiese Betty.

«Non ne ho idea,» ammise Sirio. 

La loro guida, accortasi che non la stavano seguendo, si fermò e si voltò. «Prego seguitemi,» ripeté con una vena di indisposizione. 

I tre si incamminarono e quella ripartì a tutta velocità, costringendoli a correre per starle dietro. Presto si infilarono in una strada che correva tra due grosse torri. Era affollata di quelle creature: sorrisi placidi e cordiali dentro abiti impeccabili e perfetti, ovunque. Nessuno sembrava badare a loro, nonostante Luna fosse sicura che davano nell'occhio come Sole nel cielo diurno. Una volta superate le prime due torri, si aprì davanti a lei lo scenario di un'immensa e brulicante città. C'erano un'infinità di palazzi metallici alti e bassi, collegati da una complessa rete di rotaie e tubi su cui rapidi si spostavano gli uomini meccanici. Ai loro piedi, le strade salivano e scendevano intrecciandosi su vari livelli, e su di esse correvano delle grandi stanze mobili con dentro mucchi di abitanti. Al di sotto del livello delle stanze mobili, c'erano strade a perdita d'occhio che raggiungevano profondità tali da sparire nel buio.

«Che cos'è tutto questo?» chiese Luna incantata. 

La guida iniziò a parlare con tono professionale e rapido, senza fermare la sua corsa attraverso le strade della città. «Si tratta del settore A0110 della grande città di AraF_bd. Conosciuta al mondo più comunemente come Città delle Torri d'Ottone per le caratteristiche torri visibili da lontano. La città si sviluppa per 875,2 Km2, e il settore A0110 ne occupa il 12,5%. Ci troviamo nel settore dedicato a cura, selezione e formazione: uno dei settori nevralgici dunque di tutta la cultura AraF_bd. Spero non vi offenderete se mi permetto un parere personale, chiamandola il_cervello_pulsante della nostra cultura.»

«No di certo, fate pure,» disse Luna con il fiatone, senza capire dove potesse stare l'offesa.

«Ai turisti spesso piacciono similitudini e pareri personali,» disse la guida, voltandosi a sorriderle con la sua maschera; la sua voce era molto eccitata. Nonostante non stesse guardando avanti non rallentò la sua corsa. «Lo faccio per rendere più piacevole la vostra visita.» concluse.

«Certamente,» disse Luna continuando a non capire.


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La canzone che ho scelto per questo capitolo è:
Metropolis di The Marcus Hedges Trend Orchestra

La canzone che ho scelto per questo capitolo è:♪ Metropolis di The Marcus Hedges Trend Orchestra ♫

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