12. Un obbligo

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"Grazie mille Milano!"urlo al microfono, facendo alzare delle grida dalle persone presenti sotto questo palco, mentre vado nel backstage.

"È finita"sussurro tra me e me, sospirando.

Questo era l'ultimo concerto del tour, l'ultimo concerto della mia vita. Perché la mia carriera musicale termina qui e, pur essendo durata abbastanza poco,questa esperienza ha significato molto per me.

Bevo dalla mia bottiglietta d'acqua per cercare di far alleviare il bruciore che sento alla gola e noto che Melissa
"Quindi questa è la fine"dice amareggiata, indicando il palco con il mento.
"Già"le rispondo scorbutica ,visto che non riesco neanche a guardarla senza che un fastidio tremendo mi faccia innervosire.
"Stai sbagliando Jane"
"Hai sbagliato tu a voler lavorare con me"le sputo addosso,la verità "Così come io ho sbagliato ad accettare la tua proposta"continuo, pensando che se potessi tornare indietro non la chiamerei mai.
"Però ti è piaciuta la fama, vero?"chiede, furiosa.
"Mi è piaciuto vedere che le persone ascoltavano la mia musica e che si emozionavano facendolo. Tutto il resto mi fa totalmente schifo"sbotto irritata, per poi guardarla un'ultima volta e superarla, allontanandomi da lei.

Superl la massa di paparazzi e giornalisti, non avendo assolutamente voglia di rispondere alle loro solite e stupide domande, e,dopo essere salita su un taxi, me ne torno a casa, distrutta al pensiero di quello che sto per fare.

Una volta arrivata pago l'autista e poi scendo dal taxi per entrare in casa. Tutto è silenzioso dato che Francesca è andata dalla madre per il weekend mentre Cam sarà andato a farsi un giro come suo solito.
A causa di questa sua abitudine di uscire la sera tardi l'altro giorno abbiamo litigato. Gli ho detto di avere paura che vada il locali per bere o che ci provi con altre ragazze o che siano loro a provarci con lui, e questo lo ha fatto impazzire.

Mi ha urlato contro che devo imparare a fidarmi di lui e che non devo farmi prendere dalla gelosia ma soprattutto che non sono Cozzi miei quello che fa fuori da questa casa, dato che l'ho praticamente costretto a stare chiuso qui dentro.
Questo mi ha spezzato il cuore ma so che ha ragione, so che ha tutti i diritti di avercela con me per averlo praticamente segregato in casa. Non ho nessun diritto di controllare la sua vita, nessuno, anche se tutto questo l'ho fatto solo ed esclusivamente per il suo bene, per evitare che qualche psicopatico possa fargli del male.

Sento le lacrime scendermi lungo il viso. Le sento che lasciano una scia incolore sulla mia pelle chiara. Le sento amare quando arrivano alle mie labbra, fino a bagnarle. E sono amare come tutto ciò che il destino ha scelto per noi.

E sto male. Sto male perché so che non posso fare altro. Sto male perché quella sua foto mentre cammina indisturbato per la strada, che mi è arrivata anonimamente mi ha fatto capire che sa che noi due siamo di nuovo insieme, sa dove ci troviamo, sa che non sto rispettando le sue regole. Sto male perché non voglio dover scappare una seconda volta, lasciandolo solo di nuovo, distruggendolo come la prima volta. Sto male perché se da una parte sono così egoista da sentire il desiderio di rimanere qui con lui, a godermi i nostri momenti, le nostre carezze e i nostri baci, d'altra parte sono cosciente del fatto che non posso lasciarlo nelle mani di quello sconosciuto, che devo allontanarmi da lui, che devo lasciarmi tutto indietro.

Vado in camera, e dopo essermi fatta una lunga doccia per cercare di placare la mi anima combattuta, mi vesto gettando per terra il vestito attillato che avevo durante il concerto e che mi riprometto di non indossare mia più.
Prendo la valigia che avevo già preparato e poi scrivo un insulsa frase su un foglio di carta, per poi lasciarlo sul letto insieme ad un biglietto per Miami. Voglio che torni a casa, dai suoi amici, dalla sua famiglia.

Inizio a singhiozzare incessantemente. Respirare mi risulta dannatamente complicato, perché lui è l' aria che respiro e si sa che ,senza ossigeno, si muore.

Prendo il cellulare per mandare un messaggio a Shawn, che dopo tutto questo tempo è ancora una delle persone più importanti per me, e che mi è rimasto sempre accanto. Penso sia difficile trovare un amico come Shawn, semplicemente perchè ad oggi sono poche le persone di cui ci si può fidare totalmente, senza aver paura che ti possa ferire senza ritegno.

Jane:
Prenditi cura di lui'

Poche e semplici parole che, sono certa, lui capirà all' istante perché non ha bisogno di spiegazioni per comprendermi . Il nostro legame gli permette di assimilare tutto e di capire immediatamente quello che porto dentro.

Shawn:
Non sparire di nuovo, ti prego.
Noi abbiamo bisogno di te.

Leggo quelle parole e decido che è ora di smettere di piangere come una stupida, perché devo essere abbastanza forte da poter vivere tutto questo casino.

Chiamo un taxi e, una volta arrivato, mi faccio portare in aeroporto, sperando che partire possa essere più facile rispetto all'ultima volta.

Questa volta non ci sarà nessuno alle mie spalle.
Questa volta nessuno mi implorerà di rimanere.
Questa volta, forse, sarà più facile lasciarsi tutto alle spalle.

CAMERON POV'S

Tre giorni dopo

Cammino avanti e indietro nel mio appartamento a Los Angeles preso dal nervosismo e dall'angoscia. Già, proprio Los Angeles.
Dopo essermi diplomato a Miami ho mandato la domanda di ammissione all' University Of California, qui a Los Angeles, e sono stato ammesso, cosa a cui non pensavo di poter arrivare. Ho sempre pensato fosse un buon posto dove studiare medicina e quindi, nonostante non stessi passando un momento fantastico a causa di Jane, ci ho provato.

Oggi, però, lei è la stessa causa per la quale sento di star andando letteralmente fuori di testa.

L'altra sera, dopo un po' di tempo passato a pensare da solo mentre Jane teneva il suo ultimo concerto, sono tornato nel suo appartamento e lei non c'era. È andata via, un'altra volta.
Mi ha lasciato solo uno stupido messaggio ed un biglietto per Miami, che per la rabbia ho strappato in mille pezzi.

"Faresti lo stesso per me"

Ha scritto solo questo. E lo farei? Me ne andrei veramente lasciandola da sola con il suo inferno personale? Andrei via permettendole di trovare un nuovo motivo per dimenticarsi di me? La lascerei pur sapendo che fottuta distanza potrebbe ucciderci, o meglio, uccidermi?

No, assolutamente no.

Ho chiamato Nash, Eli, Ari , Charlotte, persino Travis per capire se sapessero qualcosa, ma niente. È completamente scomparsa, senza aver lasciato alcuna traccia.

La mia ultima speranza, però, mi sta chiamando in questo esatto momento.

"Shawn"
"Cameron, mi cercavi?"
"Dimmi che sai qualcosa di Jane"dico di getto, arrivando dritto al punto.
"Ehm, di cosa parli?"chiede, quasi balbettando.
"Tu lo sai,vero?"
"Cosa?"
"Sai dove è Jane!"dico alzando i, tono, agitato "Parla Shawn, ti prego"continuo poi, e se fosse davanti a me in questo momento potrei persino inginocchiarmi.

Sento un suo sospiro frustrato dall'altro capo del telefono e quasi salto dalla gioia quando lo sento finalmente parlare.

"Non è in un posto preciso, a quanto pare sta girando un po' per tutta l'America, o meglio, questo è quello che ha intenzione di fare"spiega, arresso e abbattuto.
"Perché"chiedo in un sospiro, non capendo cosa l'abbia portata ad andarsene.
"Questo non spetta a me dirtelo, te ne dovrebbe parlare lei"
"Adesso dove si trova?"chiedo, ignorandolo.
"Dovrebbe essere a Chicago"risponde penserioso e riesco ad immaginarlo mentre si gratta la nuca nervosamente.
"Grazie mille Shawn"mentre sto per chiudere ,mi richiama.
"Solo, stai attento Cam, davvero"me lo chiede con il cuore in mano, come se avesse paura e, dopo averlo salutato, riattacco.

Corro fuori casa, pronto ad andare in aeroporto e prendere il primo volo per Chicago.

Questa volta non mi scapperai Jane. Questa volta lotterò con tutto me stesso per cercare di trattenerti a me il più possibile.

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