7. Affrontare le conseguenze

319 37 202
                                                  

Alex si risvegliò con il corpo pulsante di dolore e il petto che bruciava. La luce del sole entrava dalla finestra illuminando le pareti viola della stanza di Lena.

Si mise a sedere sul letto e sobbalzò quando le garze strusciarono contro l'ustione. Osservò il braccio sinistro, ma non c'erano più tracce di metallo e percepiva solo un formicolio sulla pelle. La stanchezza era passata, eppure lui continuava a sentirsi come se fosse stato investito da un autobus.

Forse, però, era quello che si meritava. Si rendeva conto di essere stato avventato il giorno prima, ma sul momento non gli era importato. Tutto quello che aveva desiderato era stato di scoprire di più sul nascondiglio di Invidia. Qualcosa che gli permettesse di raggiungerlo senza bisogno di tornare sull'isola. Forse era stato stupido da parte sua credere che ci fosse un modo. Tutto ciò che aveva ottenuto era stato di mettere in pericolo Lena e di rischiare lui stesso di non uscirne vivo. A volte si chiedeva quando la fortuna avrebbe smesso di girare e lui avrebbe finito per farsi ammazzare.

Ripensò agli occhi terrorizzati di Lena tra le braccia del demone e si sentì uno schifo per quello che aveva fatto. Quella era un'altra delle cose su cui avrebbe dovuto riflettere. Se solo ci avesse pensato un po' più a lungo dopo aver parlato con lei, forse avrebbe capito che aveva intenzione di seguirlo. E, soprattutto, se non si fosse gettato a testa bassa in quella fabbrica senza preoccuparsi delle conseguenze, avrebbe evitato fin dall'inizio di metterla in pericolo. Si augurava davvero che l'esperienza del giorno prima non peggiorasse gli incubi della bambina.

Si guardò intorno, in quella stanza che parlava di sogni e di un'infanzia felice. Eppure, sapeva che Lena non rimetteva piede là da otto mesi, da quando quel gruppo di demoni era entrato in casa loro e aveva ucciso sua madre. Era stata una rappresaglia contro Giuseppe e la moglie per aver esorcizzato uno degli spiriti di quel gruppo. Alex non riusciva neanche a immaginare cosa volesse dire vedere la propria infanzia distrutta in quel modo.

Quando era piccolo aveva desiderato combattere gli spiriti perché diventare un esorcista era considerato un grande onore sull'isola e lui l'aveva sempre vissuto in maniera superficiale. Voleva farsi notare, voleva emergere, ma non si era mai preoccupato davvero delle persone che finivano coinvolte in quella lotta.

Solo dopo essere stato bandito ed essere diventato un eliminatore aveva capito quanto in realtà non ci fosse nulla di magnifico nel combattere gli spiriti: era solo qualcosa di necessario. Non c'era niente di nobile in quello, al contrario di ciò che volevano far credere gli esorcisti: erano solo spazzini che rimuovevano i rifiuti e a volte andava bene e riuscivano nell'intento prima che ci fossero conseguenze, ma altre volte no. Altre volte, semplicemente, la realtà si rivelava per lo schifo che era, com'era successo con Anna.

L'Alex che sognava di essere un esorcista e di diventare il miglior Praticante dell'isola era morto il giorno in cui se n'era andato da quel posto. Ciò che era nato dalle sue ceneri era l'Alex eliminatore, che era fin troppo consapevole di quanto sapesse essere crudele il mondo. Eppure si stava rendendo conto che molti dei suoi difetti erano rimasti gli stessi.

Strinse il pugno intorno alle lenzuola e osservò le nocche sbiancare. Quando se n'era andato dall'Isola degli Spiriti aveva giurato di non rimetterci più piede. A quel tempo era stato l'orgoglio a spingerlo a fare quella promessa, la rabbia per non essere stato compreso. Quei tre anni, però, avevano smorzato il rancore e ciò che era rimasto era solo la paura. Paura di essere di nuovo giudicato, paura di essere abbandonato dalle persone di cui si fidava.

Doveva ammettere, però, che c'era dell'altro. Era vero che sull'isola aveva passato tanti brutti momenti, ma era altrettanto vero che la maggior parte erano stati belli. A volte avrebbe voluto dimenticarsene perché gli faceva male pensare a tutto quello che aveva perso, a ciò che lui stesso non sarebbe più stato, ma rimaneva il fatto che aveva amato davvero quel posto e i suoi abitanti. Poteva fingere quanto voleva che non gli importasse, ma tuttora là vivevano persone a cui teneva. E questo non poteva ignorarlo.

L'Isola degli SpiritiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora