Quadro II: Carla e Tommaso

28 0 0
                                    

il silenzio del parco

Carla si alzava presto la mattina, in quei giorni. Soprattutto in quei giorni, per avere il tempo per capire, per pensare, per ascoltare il silenzio del parco. A ventitré anni appena compiuti, nella casa in cui abitava da sola. La casa che dà sopra il parco, la sua casa nuova.

Carla aveva degli occhi di un azzurro profondo, limpido. Capelli biondi appena un poco mossi, mani lunghe e dita affusolate, e un sorriso docile, un'attenzione viva sulle cose. Pur essendo bella, non lo faceva pesare, anzi molte volte non sembrava esserne nemmeno cosciente. Nelle conversazioni tra amici, in università, aveva quel suo modo particolare di rischiarare il volto in ampi sorrisi: piccole gemme brillanti, che si mostravano per un istante, e subito dopo - per pudore, per timidezza - si ritiravano.

Quei suoi modi delicati e leggeri, avevano incantato Tommaso, fin dalla prima volta che l'aveva vista.

Anche quella mattina, come per abitudine, Carla avrebbe fatto colazione con calma, nella sala da pranzo. Il balcone, aperto sul sinuoso sentiero di terra e piccoli sassi, sovrastato di alberi e lastricato di rocce irregolari, lasciava già filtrare la limpida luce del mattino. Era piuttosto abitudinaria, da quando era da sola: ai primi trilli della sveglia, come gli altri giorni, subito si sedette sul letto. Si infilò le pantofole di peluche - quelle grosse pelose con davanti la faccione sorridente di due gatti sornioni (uno dei primi regali che le aveva fatto Tommaso) - poi andò in bagno per passarsi un poco di acqua fresca sulla faccia, come faceva di solito, come primo incerto tentativo di svegliarsi. Infine si diresse verso la cucina, già un po' più presente a se stessa.

Muovendosi, scavandosi dello spazio suo nell'ambito di quella placida mattina, ascoltava i piccoli rumori che producevano le sue stesse azioni, amplificati dal silenzio circostante: l'apertura del cassetto ove prendeva un cucchiaio, della porta del frigorifero dove era custodito il latte, della mensola dove teneva la scatola del muesli. Ancora, il fruscio sottile della sua vestaglia, poi il rumore di una auto lontana, che passava veloce...

Sono qui, da sola.
Sono nella mia tana, al sicuro.
Sono all'ingresso del mondo, il mondo dei grandi....

Di più, di più ancora: sono entrata, ormai.

Carla non era si abituata per davvero: ancora le sembrava strano, abitare in una casa da sola, senza mamma, papà, senza Anna, la sorella più piccola. Tutto pareva così diverso, così nuovo: una vibrazione di continua novità pervadeva tutte le cose. Un senso strano di qualcosa, di qualcosa che stava per cominciare, o ricominciare. 

All'ingresso del mondo. Ecco,
il mio mondo, all'ingresso del mondo.

Appoggiò le cose, con una misurata calma, sul piccolo tavolo ovale della sala, un bel tavolo di legno scuro. Quella mattina, ogni oggetto, ogni azione non era sola, divisa, separata, ma come fasciata di pensieri, di considerazioni, di costruzioni della mente che errava, si muoveva quasi a caso, favorita dal silenzio tutto intorno. Quasi volteggiasse su un tiepido sogno di merlatura celeste, di un vaporoso, onirico castello.

Nella luminosa quiete dell'inizio del giorno, la realtà le appariva così, magicamente cristallizzata: poteva quasi entrarne nei dettagli, sorprenderne qualcosa dei congegni segreti, delle dinamiche usualmente protette, custodite al riparo dagli sguardi lucidi e razionali tipici del giorno pieno. Le cose sono sempre, nel mattino, assai più limpide e chiare.

Condizione pur fragilissima, sorta di equilibrio sottile e precario: ad un accenno di azione soltanto, al movimento di un braccio, di una gamba - fino al battere stesso di una sua palpebra - ecco che i pensieri si raggrumavano all'improvviso, collassando come in un precipitato denso il quale, rientrando speditamente nella sostanza delle cose, le rendeva corpose e toccabili, di nuovo sperimentabili. Concrete. Al contrario, le cose che non erano oggetto di pensieri parevano improvvisamente restringersi, quasi si stremassero, confinate ad una esistenza appena solo virtuale, sottile, trasparente, irrevocabilmente impalpabile. Sfinite, stremate dal non essere oggetto di vera attenzione.

Un giorno molto verdeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora