Quadro II: Carla e Tommaso

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I pensieri, i suoi pensieri. Era quello infatti il momento delle giornata in cui riusciva a pensare più chiaramente, evitando la pressione indotta delle cose da fare, quella che maggiormente urgeva più avanti nel giorno. Sei mesi non sono tanti, dopotutto, stava pensando anche quella mattina. Sì, forse aveva ragione Tommaso. Forse le sue esitazioni erano un residuo soltanto, una scoria dell'essere ancora fanciulla, ancora bambina. Un pezzo di un mondo che ormai non era più il suo, non doveva essere più il suo. Forse sì, poteva staccarsi: poteva farlo ormai, senza troppa paura. Andare, fare da sola, muoversi, decidersi. Forse - anzi certamente - crescere. Crescere, per poi tornare, davvero più adulta, più definita, compiuta; meno ragazza e più donna.

Io la vedo così, in questo modo mi pare di capire...
Un adulto è così... così capace di amare, anche se non c'e' la vicinanza, il suo conforto...
Espone il cuore - insomma - mette il cuore negli eventi.
Costruisce, capisce.
Ritorna.
Io credo sia così, debba essere così.
Non aver paura, Carla, non aver paura..
Lo so che ci tieni, lo so, per cui non aver paura.

Parole strane, inattese, quelle che Tommaso le aveva detto la sera prima. Le erano rimaste in testa, e sembrava fossero anch'esse in casa, come cose vive, vicino a lei. Eccole lì infatti - quasi le avvertiva, palpabili presenze - che giravano per la stanza, si posavano delicatamente sugli oggetti, sulla tazza della colazione, sui biscotti. Permeavano l'aria, lo spazio libero tra le cose, gli oggetti. Chiedevano qualcosa, forse d'essere accettate, assimilate. O magari rifiutate, respinte. Comunque, comprese. Ma di più, ancora. Portate fin sotto la pelle, nella carne. Tutto è vero solo quando arriva nella carne, pensa. Finché ciò non avviene, scontrano e reagiscono, come elementi in aspra collisione dentro un irrequieto composto chimico; reagiscono con i pensieri e le mille obiezioni della mente. Del resto, già lo capisce, non è una comprensione delle cose che potrai mai dar pace, ma una adesione.

...ma se non fossi capace... se fosse inutile...
se magari, dopotutto, trovassi anche qui,
anche qui, senza bisogno di cercare altro, altrove...
Ma perché non mi tieni qui, Tommaso!
Dimmi di stare qui,
di stare -
qui.

Lo sai che non potrei partire,
allora.

Se tu appena me lo dicessi.
Solo
questo.

Solo,

una parola...

Oppure solo
un silenzio -
forse
soltanto questo.

Uno sguardo fermo
nel silenzio
di silenzio -

che mi lasciasse vestire
tutta intera solo vestire
della parola non detta:
"rimani".

Tante volte già, ormai, aveva sperato segretamente, intimamente, che lui la aiutasse, la convincesse a rimanere. Oh, ma certo! Se solo glielo avesse chiesto, se si fosse finalmente deciso a chiederglielo, non ci sarebbero più stati problemi: non ci sarebbe stata l'angoscia della scelta. Sarebbe stato più facile, in tutti i sensi. Sarebbe rimasta a casa. A casa, a casa: e basta fantasie.

Sì, vi erano delle volte in cui avrebbe di gran lunga preferito non dover scegliere. Più la cosa riguardava la sua vita, più l'energia si sperdeva nei mille risvolti delle conseguenze a breve e lunga scadenza della sua decisione, più lei si paralizzava nell'incertezza. In ogni ambito. Chissà, forse per quello aveva lasciato svaporare diverse occasioni di storie sentimentali, diversi possibili amori. Più o meno tutte le occasioni, le proposte, le aveva scansate. Fino ad ora: ora era diverso, era quello giusto. Lo sapeva, senza errore lo sapeva. Glielo diceva il corpo, il cuore, il respiro. Glielo dicevano le mani, i piedi, la pancia, glielo diceva la pelle, tutta quanta la pelle. E allora non voleva più scivolare via, non voleva perderlo. Nemmeno per un giorno, un minuto. Figurarsi poi, settimane, mesi.

Un giorno molto verdeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora