5. Zachary

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Erano passate due settimane dal loro ritorno a Los Angeles e, con l'aiuto di Richard, l'agente di Noah, e l'appoggio dell'allenatore della squadra con cui avevano avuto un colloquio privato una settimana prima, Noah aveva convocato una conferenza stampa per rilasciare una dichiarazione di cui chiunque – tranne loro quattro – erano all'oscuro.

I giornali avevano ovviamente fatto un mucchio di illazioni a riguardo. Da quelle che comprendevano la sfera sportiva ("Il grande campione Noah Ferraro annuncerà il suo ritiro?") a quelle dedicate alla sfera personale ("Noah Ferraro, campione di basket, annuncerà il suo matrimonio/la nascita del suo primogenito? Chi è la misteriosa donna?").

Non avevano idea di quanto si stessero sbagliando.

Zach avrebbe mentito se avesse detto di non essere preoccupato delle ripercussioni che l'annuncio di Noah avrebbe avuto sulla sua carriera, ma il suo compagno era stato irremovibile e niente e nessuno era riuscito a fargli cambiare idea.

Per fortuna, avevano l'appoggio dell'allenatore, che sarebbe stato presente durante la conferenza stampa, anche se solo come spettatore, a meno che non ci fosse bisogno di intervenire. Tuttavia, la sua presenza lì sarebbe stato un chiaro segnale dell'appoggio che l'uomo dava al suo giocatore migliore in quella decisione.

Era ormai tutto pronto e Zach era un fascio di nervi, chiuso nella stanzetta dove Richard gli aveva detto di stare durante la conferenza. C'era un monitor collegato a una telecamera fissa che abbracciava tutta la sala, già piena di giornalisti e telecamere, e il tavolo rialzato su cui a momenti si sarebbe seduto il suo uomo dietro a quel mare di microfoni.

La camicia gli stava appiccicata alla schiena e sospettava avesse un alone di sudore sotto le ascelle. Per fortuna, era nera. Sarebbe stato molto meno evidente, qualora qualcuno ci avesse fatto caso.

Sospirò e si stropicciò gli occhi con le dita macchiate di colore. Aveva lavorato fino a notte fonda al suo nuovo progetto – le illustrazioni per una saga fantasy – un po' perché il lavoro da fare era tanto e un po' perché si sentiva talmente nervoso che non era riuscito a dormire.

Un brusìo proveniente dalla televisione lo riportò alla realtà e Zach alzò di scatto lo sguardo sul monitor dove, con passo deciso, Noah stava entrando seguito dall'allenatore.

Era bellissimo, nel suo completo blu con la camicia bianca. Zach non era riuscito a togliergli gli occhi di dosso sin dal mattino, quando si erano preparati nella loro camera. Aveva cercato di essere calmo, per non far innervosire ancora di più il suo compagno, ma alla fine era stato Noah a calmare lui e a promettergli che sarebbe andato tutto bene.

Zachary sperava con tutto il cuore che Noah avesse ragione...

«Buon pomeriggio, signori.» La voce di Noah ruppe il silenzio e penetrò nella stanza dove si trovava, benché riuscisse a sentirlo anche grazie al fatto che la sala era vicinissima al palco. «Vi starete chiedendo perché ho convocato questa conferenza stampa, pertanto non la tirerò per le lunghe e andrò subito al sodo.

«Ormai mi conoscete da molto tempo. Sapete che tipo di giocatore sono, così come che tipo di uomo. Mi sono sempre comportato correttamente con la società, i miei compagni di squadra e i fan. Ho cercato di fare del mio meglio per rendere tutti orgogliosi di me in ogni circostanza. E, beh, signori miei, quello che non sono riuscito a rendere orgoglioso, però, è proprio me stesso.

«Quando è cominciata questa straordinaria avventura nella NBA, non avevo idea che un giorno sarei arrivato fino a qui. Pensavo di dover pazientare solo poco tempo, prima di vedere le cose sistemate. Ma la verità è che quel poco tempo che io credevo in programma, si è tramutato in qualcosa lungo anni, e non posso essere orgoglioso di me stesso alla consapevolezza di aver deluso l'unica persona con cui avrei voluto comportarmi davvero bene dall'inizio alla fine di questa storia.

Amore è Amore - 10 Anni DopoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora