3. Presa male

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Alle 3:00 del pomeriggio c'è una manifestazione per l'ambiente. Io annego nel minimalismo. Tutti i visi sono distorti. Gli occhi di Emanuele diventano quadrati, poi rotondi, gli escono dalle pupille, ritornano al loro posto. Sto per urlare, ma sento la gola secca e non riesco a muovere le labbra. Il suo viso è un pentagono. È diventato un mostro. Brama la socializzazione per nascondere le violenze. Parla, si incanta, parla ancora. Le pensa davvero le cose che dice? Perchè continua a parlare? Il tabacco sulle gambe mi terrorizza. Mi sento bruciare. Lo sapete che..? No! Stai zitto! Non lo voglio sapere! Chiudi la bocca! Mi alzo in piedi. Vivi ancora con tuo padre? Quando è che se ne andrà? Stai bene? Sei mai stato bene? Afferro Noemi per il braccio e le sussurro di andarcene. I suoi occhi iniziano ad ingrandirsi. Distolgo lo sguardo e la trascino fino alla fermata, a passi lenti. Non le parlo, non la guardo. Ho paura di lei. Ho paura di chiunque mi abbia mai voluto bene. Lei mi avrà voluto bene? Forse no, ecco perchè la tengo cosí vicina.

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