Quadro I: Morning Glory

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Tutto quieto.

Quieta la notte di cui è pregna la terra.

Stordisce e placa la terra la notte

Chiama al suo ritmo, fa danzare

Come fervido amante la piega

Al movimento basso

Del suo fianco

E lei è così arresa, aperta, 

Cortese, esausta.

Di lucido, notturno seme, inondata.

Notte di luna, spande nera luce liquida sul parco, sull'erba.

Goccioline d'umido

si raccolgono in foglie,

sulle piante che riposano,

davanti alle tane dei ricci,

vicino ai formicai, negli angoli più riposti

Ricomponi e  

sana le ferite, avvicina le distanze. Richiama chi era lontano. Avvolgi 

la varietà delle cose in ellittico, chiuso rifugio. Ripristina, raccogli, riproponi, prepara 

al nuovo giorno, in nido

custodisci.

Ricuci. Riconduci tu le persone vicino al loro cuore. 

Porta l’anima fin sull'orlo del nulla.

Ma poi, guarisci.

Sì. Solo chi si abbandona,  

guarisce

dall’eterna cieca mancanza

La mancanza strutturale, la perpetua 

drammatica mancanza,

Quella cupa pungente mancanza

della forma compiuta, compatta.

La luna, la luna eccola, sbalza di luce, disegna contorni, restituisce forma usuale alle cose.

Che non si perdano nell'indefinito buio, nella miriade di possibili destini, di ipotetici vaghi 

ellittici universi...

Il mattino arriva con una luce lieve. Lenta.

In progressione robusta, 

paziente.

Come sinfonia leggera, culla la vegetazione sul verde tappeto di note.

Come l'odore fresco e buono del pane appena fatto...

Si aprono i primi negozi,

le persone che si incontrano, 

si scambiano il saluto.

Si specchiano indifesi

nella fratellanza

d’altri occhi.

  

E' giorno, ormai.

Un giorno molto verdeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora