4. Noah

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Noah sapeva che sarebbe stato difficile dire ai suoi che era gay e che aveva una relazione decennale con quello che loro credevano il suo migliore amico, ma non pensava che sarebbe andata così tanto male. Aveva sperato che almeno la sua mamma, colta da un moto d'affetto materno, quel tipo di amore che solo una madre sa provare, avrebbe alla fine ceduto; e anche se non era realistico immaginare che lo avrebbe subito accettato, magari sarebbe stata abbastanza bendisposta nei loro confronti da convincere anche il marito a dar loro una possibilità.

Era chiaro che si era sbagliato di grosso.

Non che si pentisse di averlo fatto, comunque. Anche se era andata peggio che male, era contento di essersi tolto quel peso. Come aveva detto anche ai suoi genitori, era stanco di non far sapere al mondo quanto il Zach contasse per lui. Non era più tempo di procrastinare una dichiarazione pubblica e nascondere una cosa tanto bella.

Era giunto il momento di fare il passo successivo, e quella chiacchierata disastrosa era stato solo il primo passo verso quella direzione.

Anche se sapeva che difficilmente avrebbe parlato ancora con la sua famiglia, una parte di lui si sentiva sollevata. Era ovviamente devastato alla prospettiva di non poter più parlare con sua mamma al telefono tutte le settimane e di commentare con suo padre ogni partita vinta o persa, ma al contempo si rendeva conto che se lo giudicavano solo per chi amava, allora non lo amavano come avevano proclamato per tutta la sua vita.

Avendo l'esempio dei genitori di Zach, come faceva a non fare il confronto? Era impossibile non rendersi conto di quanto fosse sbagliato il comportamento dei suoi genitori.

Ci sarebbe voluto del tempo – probabilmente molto tempo – prima di riuscire ad accettarlo, ma era chiaro che ormai quella parte della sua vita si era conclusa. Solo gli anni avrebbero stabilito se ci sarebbe stato un futuro per loro, un riavvicinamento di qualunque tipo. Altrimenti, beh... Pazienza. Lo avevano messo di fronte a una scelta, e se proprio doveva scegliere, Zach avrebbe vinto di fronte a tutto e tutti.

Era l'amore assoluto della sua vita.

Non c'era niente che fosse altrettanto importante. Niente che valesse tanto. Nemmeno la famiglia, o il basket, o gli sponsor, o quel che era.

Sapeva che era una cosa folle, e forse avrebbe dovuto ridimensionarsi un poco, ma come faceva a dire al suo cuore di non amare così tanto? Era impossibile. Totalmente. Pertanto, alla fine lo aveva accettato e si era crogiolato nella consapevolezza che c'era qualcosa di innegabilmente folle nell'amore che provava per Zach. E che questi, che qualcuno li salvasse, provava lo stesso tipo di sentimento nei suoi confronti.

Sarebbe stato felice di poterlo condividere con la sua famiglia, ma... Era andata così.

Confidava in sua sorella Temp, nella sua parlantina e nella sua capacità di fare il lavaggio del cervello alla gente. Magari avrebbe convinto i loro genitori a dar loro una possibilità. In cuor suo lo sperava, ma non ci credeva molto.

«Sei sicuro che ti va di uscire?» gli domandò Zach come minimo per la decima volta. Erano passati cinque giorni da quella disastrosa confessione, e Zach ancora sembrava camminare sulle uova con lui.

Lo guardò attraverso lo specchio mentre si allacciava il colletto della camicia di jeans. «Tesoro, ti ho già detto che va bene. Smettila di preoccuparti.» Sorrise, osservando Zach corrugare la fronte e poi sospirare.

«D'accordo...» rispose questi mogio, continuando a infilarsi le scarpe seduto sul letto.

Erano nella stanza degli ospiti – quella che una volta era stata la cameretta di Zachary – a casa dei signori Raynolds. Quando avevano raccontato loro com'era andato il coming out, la signora Raynolds era stata pronta a partire e ad andare a dirgliene quattro ai suoi, ma erano riusciti a farla desistere. Non che questo non avesse comportato borbottii a mezza voce da cinque giorni a quella parte, nonché un quantitativo esagerato di dolci per consolarli, ma se non altro avevano evitato che compisse una strage e facesse fuori la famiglia Ferraro a suon di parole al vetriolo e sensi di colpa.

Amore è Amore - 10 Anni DopoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora