Il ginepro

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Mia madre mi ammazzò.
Mio padre mi mangiò.
Mia sorella Milena le mie ossa tutte raduna.
Nella seta le ha legate,
sotto il ginepro le ha celate.

La teiera borbotta senza pace sulla stufa, l'acqua ribolle al suo interno producendo suoni sordi che però rimbombano nella stanza. Piccole volute di vapore bianco escono dal beccuccio, sembrano fantasmi nella penombra delle cinque del pomeriggio. Oggi la sera è arrivata prima e mi fa sempre più paura.
Sono entrata in punta di piedi, la stanza era deserta e immediatamente uno stato d'ansia mi ha assalita. Cammino piano, come se dovessi passeggiare su dei gusci di uova rotte e non dovessi fare il minimo rumore, ma la realtà è che qualcosa mi fissa e io non so cosa, perché la cucina è vuota. Ci sono solo io.
Ci sono solo io e l'unica cosa razionale che riesco a pensare è che devo nascondermi a tutti i costi, così mi accuccio sotto a un tavolinetto basso posto vicino alla credenza. Qui nessuno mi troverà.
Qualcosa si muove sopra la mia testa, lo sento nelle ossa. Qualunque cosa sia si muove sulle mensole e mi rendo conto che non è uno solo, sono più di uno. Spiriti.
Quei fantasmi mi guardano, vagano fra i barattoli impolverati di marmellata e fanno un giro fra quelli delle spezie. Sembrano voltarsi verso di me e deridermi, provocando in me la paura di essere scoperta dalla governante e tirata fuori di peso dal mio nascondiglio. Però l'aroma dei biscotti infornati era troppo forte per resistervi.
Non sono mai scesa in cucina. Non dovrei essere qui per nessuna ragione al mondo. Continuò a ripetermelo come un mantra mentre mi stringo le ginocchia al petto e ci strofino sopra il naso. Le trecce mi cadono davanti e so di assomigliare sempre di più a una bambola di pezza con le ginocchia sbucciate; ho giocato nel giardino che costeggia il cimitero di famiglia. Un taglio me lo sono fatto giocando su una tomba.
Otto tentacoli viscidi e un po' grassocci scivolano sul pavimento in pietra della stanza, appartengono proprio alla signorina Rottingale, governante, mai stata sposata ma con una grande conoscenza del mondo infantile e una sottile predisposizione a usare il frustino sui piccoli abitanti delle case in cui lavorava e questa non sfugge certo alla regola. Ho avuto più volte modo di assaggiare sulle mani e sulle natiche le sferzate punitive con la quale mi impone di rigare dritto.
La odio.
La ascolto mentre sussurra a una cameriera qualcosa in merito alla "notte dei morti", che si terrà proprio questa sera. Ha sentito dire giù in paese che quei nuovi signori provenienti dall'America, quelli che si sono sistemati nella decrepita tenuta dei vecchi Reeds, morti da un paio d'anni senza eredi, abbiano circondato lo steccato di enormi zucche intagliate con facce orrende. Secondo la cameriera sono tutte mostruosità e stregonerie, ma la signorina Rottingale ribatte che alcune voci dicano che tengano lontano i morti, anche se sono orribili. Lo dice con quell'aria arcigna e saccente, mentre i tentacoli che spuntano da sotto la gonna fremono mentre pensa chissà cosa. Proprio lei che è una mutante parla di orrori?
Io le ho viste quelle zucche, gli occhi cattivi ti scrutano da distante, mentre dalle bocche ghignanti ti aspetti che spunti fuori un fantasma e che ti passi attraverso. Anche in quel caso non sarei dovuta essere lì, ma l'arancione vivido mi aveva attirata come una falena alla luce.
La governante si domanda se non sia il caso di far intagliare qualche zucca anche per noi, ma la serva sembra più terrorizzata alla sola idea, si fa il segno della croce e la Rottingale la rispedisce ai suoi doveri. La donna fugge afferrando un vassoio e risalendo le scale in tutta fretta. Sono più che certa che quando parlava di mostruosità si riferiva proprio alla signorina Rottingale e alle sue oscene estremità viscide e mollicce.
A questo punto dovrei uscire, ma qualcosa, una mano fredda e impalpabile, si posa su uno delle mie braccia e stringe, e una voce mi sussurra all'orecchio "Stasera."
Urlo spaventata e rotolo fuori dal mio nascondiglio, proprio davanti ai viscidi, grassi e disgustosi tentacoli della donna che detesto e che non vede l'ora di trovare qualcosa per cui punirmi.
Un ghigno si dipinge sul suo volto pallido e il frustino rotea rapido nella sua mano. Non posso nemmeno giustificarmi e dire che c'era qualcosa là dietro con me, perché so già che con me non c'era nessuno.
Lo sapevo che non sarei dovuta scendere in cucina.

Fiabe nere - (COMPLETO)Leggi questa storia gratuitamente!