3. Eliminazione Spiriti Ostili

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Quando tornarono in città, si stava ormai facendo buio e le strade erano deserte. La brezza serale stava già portando via il caldo di quella giornata estiva e il frinire delle cicale filtrava attraverso il finestrino aperto nell'abitacolo.

Alex, seduto sul sedile del passeggero, allungò il braccio fuori dall'auto per godersi il fresco sulla pelle. Era sempre grottesco osservare il modo in cui il polso si interrompeva, dove avrebbe dovuto trovarsi la mano. Gli ci erano voluti mesi per abituarsi all'idea dopo averla persa. Non si trattava solo di diventare mancino, ma anche di imparare da zero i gesti più semplici e che più aveva dato per scontati. A volte ancora gli capitava di allungare la destra per afferrare lo spazzolino o aprire una porta, solo per dover ricordare a se stesso che la sua mano non era più lì.

Quel pensiero lo riportò inevitabilmente a Invidia, al giorno in cui la lama della sua spada l'aveva tagliato all'altezza del polso. Ricordò lo shock, che per un attimo aveva perfino messo a tacere il dolore, poi il fiotto di sangue; lo stupore di fronte a quel torrente rosso che usciva dal suo corpo e a come fosse possibile essere ancora vivo dopo averne perso tanto. Il resto di quella notte nella sua testa si confondeva tra le urla di Cris e il buio. Quello che ricordava bene, invece, erano le settimane successive, quando credeva che sarebbe morto e si risvegliava ogni notte urlando al dolore di una mano che non aveva più.

Lo scoppio del motore lo fece sobbalzare e lo riscosse dai suoi pensieri.

L'auto di Cris emetteva sbuffi sinistri e Alex lanciò uno sguardo preoccupato alla scia di fumo alle loro spalle. «Qualcosa mi dice che è giunto il momento di portarla da un meccanico.»

Cris inserì la marcia con uno stridio. «Che dici? Funziona ancora a meraviglia!»

«Se non avessi speso tutti i soldi per quello stupido portatile, ora forse avremmo una macchina decente.»

«Ci serve più un computer che una macchina.»

Alex alzò gli occhi al cielo. «E questo chi lo ha stabilito?»

«La gerarchia del più anziano» rispose Cris senza distogliere lo sguardo dalla strada.

Alex sbuffò e si massaggiò il moncherino. Dopo aver preso le pozioni il dolore era passato, ma il polso era ancora indolenzito per aver portato la protesi troppo a lungo e le bende andavano cambiate.

Cris gettò un'occhiata nella sua direzione e sospirò. «Serra non sarà contenta» disse. «Sarà... cosa, la terza protesi che rompi questo mese?»

«La quarta» lo corresse lui. «Sono convinto che questo mese potrei riuscire a stabilire un nuovo record.» Quello che non espresse ad alta voce fu il sollievo che provava ora che non c'era più la protesi a premere sulla ferita al polso. Quella ferita che non si era mai richiusa dal giorno in cui gli era stata inferta e che forse non sarebbe mai guarita.

Si tastò il giubbotto di pelle in cerca del pacchetto di sigarette e ne estrasse una. Nella casa in cui lo spirito li aveva portati aveva ritrovato tutte le sue cose intatte e quello era stato l'unico successo di quella giornata altrimenti pessima.

Accese la sigaretta e soffiò una nuvola di fumo fuori dal finestrino. Si sentì addosso lo sguardo di disapprovazione di Cris, ma per una volta evitò di commentare. Alex lasciò che il vento gli strappasse dalle dita il mozzicone consumato.

«Come sta la nostra passeggera?» chiese Cris.

Alex gettò un'occhiata ad Anna attraverso lo specchietto retrovisore. Il suo corpo era steso sui sedili posteriori e sobbalzava a ogni buca. Aveva il viso pallido come un morto e striato di sangue, ma il suo petto continuava ad alzarsi e ad abbassarsi. Quella vista gli ricordò tante altre situazioni simili di fronte alle quali si era trovato prima di allora. Scacciò quei pensieri e si costrinse a dire quello che non pensava. «Sta ancora respirando, dovrebbe essere un buon segno.» O lo sarebbe stato, se non fosse già passato tanto tempo da quando lo spirito aveva lasciato il suo corpo.

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