Capitolo XIV- Confortite acuta.

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"Ti porterei a visitare una galleria d'arte ma ho paura che tutti guarderebbero te, che negli occhi hai girasoli di Van Gogh e sulle labbra i papaveri di Monet."

Buona lettura...

Siamo sicuri di quello che è appena successo?
Che non mi sia immaginata tutta e che non ero sotto effetto di qualche medicina strana che non mi ricordo di aver preso?

<Resta. Alice.>

Si, stavo sognando. È categoricamente impossibile.
È già tanto se la scorsa settimana sono riuscita a lasciare lo spazzolino da denti nel suo bagno.

<Quindi?> mi risveglia dalla trance CC.
<Qu-quindi cosa?>
<Ci sei o ci fai, Alice?> mi dice abbottonandosi la sua camicia color azzurro cielo. <Ti ho chiesto se vuoi venire ad abitare qui. Con me> mi richiede più esplicitamente.

E io sto andando in palla.
Allora i sogni possono diventare realtà!
E poi dicono di non montarsi la testa con i  film della Disney e quelli romantici.

<Sei vero?> gli domando ancora incerta.
Lui in risposta si tocca il petto e poi tira la pelle della guancia. <Mi pare di sì>

<Ma no, scemo, non in quel senso. Cioè solo la scorsa settimana è stato difficile portare qualcuno dei miei effetti personali qui e ora mi chiedi di venire a vivere qui con te.> gli dico mentre mi avvicino a lui.
<Ehi, sai come sono fatto. Bellissimo e imprevedibile.> dice ridacchiando mentre si infila il suo panciotto blu notte.
Rido anch'io. <Sei sicuro?> dico tornando seria.

In risposta lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia delicatamente le labbra.

Non riesco più a fare a meno di lui. Lo amo quando ride. Lo amo quando inizia a scherzare e a fare facce buffe. Lo amo quando prendo la rincorsa e lui mi solleva in aria. Lo amo quando in radio parte una canzone e iniziamo a stonare insieme. Lo amo quando mi bacia, e mi stringe a se più forte fino a sentire il battito del suo cuore. Lo amo quando è geloso di chiunque provi a guardarmi. Lo amo quando si comporta da bambino e dopo cinque minuti fa sentire me piccola. Lo amo quando guida e io non riesco a smettere di fissarlo. Lo amo quando ha l'allergia e starnutisce così tanto da riempire l'auto di fazzolettini. Lo amo quando giochiamo assieme. Lo amo quando si prende cura di me. Lo amo quando appena sveglio sono il suo primo pensiero. Lo amo quando mi dà la buonanotte con "a domani". Lo amo quando dopo aver fatto l'amore mi accarezza la schiena. Lo amo quando quando siamo stesi a letto in silenzio a guardarci e io mi perdo nei suoi occhi azzurri. Lo amo perché mi completa. Lo amo perché è lui. E quando si tratta di lui io sono felice.

Sono incondizionatamente, inevitabilmente, affettata dalla confortite acuta.
Sono dipendente da lui...ora l'ho capito. E mi piace, per questo sento che mi sto distruggendo con le mie stesse mani e da brava masochista che sono, non smetterò mai di farlo.
Perché se autodistruggersi significa stare con lui, allora lo farò, mi autodistruggerò fino a sparire. Basta essere felice e soprattutto con lui.

<Va bene. Iniziamo questa nuova avventura.> confermo guardando quell'oceano che si trova al posto dei suoi occhi.
<Insieme?> replica CC.
<Insieme.> affermo abbracciandolo.

Si, iniziamo questa nuova avventura.

In tutto questo mi sono ricordata che oggi dimettono mio fratello, che devo andare a Sacrofano per il weekend e che devo passare in Questura per dare una risposta a Calligaris, a proposito di andare in Corsica. Ovviamente a scopi puramente lavorativi.

Si, certo, Alice. Continua a crederci, che magari inizieranno anche a volare i porcellini.

Sono arrivata ora in Questura e devo dire che non mi sarei mai aspettata di vederla così vuota. Strano.
Prima di varcare la soglia dell'ufficio di Calligaris devo chiamare Claudio, perché ovviamente una riposta certa non ce l'ho ancora e io sono qui proprio per questo: per dare una conferma o per declinare l'offerta.

<Pronto?> risponde Claudio.
<Claudio, ciao.> lo saluto.
<Alice? Che succede?> mi chiede con una voce un po' preoccupata.
<No, nulla. È solo che sono in Questura e dovrei dare una risposta a Calligaris. Perciò dovresti dirmi se ti va bene oppure no, andare in Corsica.>
<Ah, già. Beh, Alice non saprei. Sai che abbiamo molto lavoro da fare e...> non lo lascio finire.
<Lo so, lo so. Ma dai sarà solo per un weekend. Non staremo via molto e non appena torneremo ci immergeremo nel lavoro come non abbiamo mai fatto. Un totale full immersio, te lo prometto.>
<Si, certo. E a quel punto vedremo gli asini diventare viola.> dice sarcastico.
<Quindi?> domando.

Un silenzio assordante cala da entrambi i capi. Mi da quasi fastidio.

<Mmm...e va bene> accetta.
<Siii! Grazie, grazie, grazie!> dico entusiasta.
<Tu sei a conoscenza del fatto che mi sfinirai?> dice scherzando e sono quasi sicura che gli sia spuntato quel sorrisetto diabolico sul suo viso angelico.

A dirlo così si tratta di un'ossimoro. Ma lui è così, un angelo con le corna da diavolo o un diavolo con l'aureola da angelo...un casino, un bellissimo casino.

Riattaccato vado verso l'ufficio dell'ispettore Calligaris.
<Buongiorno ispettore!> lo saluto facendo il mio ingresso.
<Buongiorno dottoressa. Qual buon vento  la porta qui?> mi domanda curioso.
<Devo darle la risposta a quell'idea che c'era venuta la scorsa volta, sul viaggio in Corsica.> affermo stando ferma davanti alla sua scrivania, dove lui mi sta guardando con le mani cinte a mo' di preghiera.
<Oh, giusto! Che sbadato. Quindi che avete deciso?>
<Abbiamo deciso di accettare l'offerta.> dico entusiasta dondolandomi sulle punte.
<Bene! Allora dato che andate per me, vi cercherò io i biglietti aerei.>  si propone, ma declino l'offerta. So già che a Claudio non andranno bene qualunque essi siano se non sono stati comprati da lui stesso.

Saluto l'ispettore e mi dirigo verso l'ospedale dove mi aspetta un fratello impaziente di uscire da qual manicomio che lo trattiene da più di mese.

Come so che è impaziente? Beh la risposta è semplice: mi ha inviato ventisette messaggi e mi ha chiamata otto volte. Li ho contati tutti.

Arrivata in ospedale mi precipito nella stanza di Marco e lo abbraccio fortissimo. Come se non ci vedessimo da una vita.

<Marcooo!> lo saluto stretta ancora nel suo abbraccio.
<Ciao sorella> mi saluta a sua volta. <Sono contento di vederti ma sono ancora un po' ammaccato quindi non stringere troppo> dice ridacchiando e sciogliendo il nostro abbraccio.
<Si, hai ragione. Scusa> dico ricomponendomi. <Sei pronto?> domando guardandomi intorno per vedere se ha scordato qualcosa.
<Si, mi pare proprio di sì.> conferma. <Andiamo sorellina?>
<Andiamo>

{Spazio Autrice}

Buonasera a tutti!💫
Eccoci qui con il quattordicesimo capitolo de: "Il Mio Dolce Tormento".
Spero che vi piaccia❤️
Beh, che altro dire? Continuate a seguire la storia ☀️

Buonanotte💗

Lost__inmy__Books.

~Il Mio Dolce Tormento~//Lost__inmy__Books (#Wattys2019)Leggi questa storia gratuitamente!