Capitolo 81 - cinque ?

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"Gemendo siamo venuti al mondo. Quando si nasce si piange perché ci si ritrova in questo palcoscenico di matti." (William Shakespeare)

Perché Alessandra ha detto "no"? No a cosa? Non riesco a domandarlo a Claudio, perché ho troppo male, non ho più nemmeno la voce per urlare. Devo avere esaurito le corde vocali, è più di un'ora che urlo come un'ossessa.

Perché un parto così lungo? Quando è nata Claudia ho fatto un travaglio normale, di circa 12 ore, ma il parto è durato dieci minuti.

Ora si sono invertite le cose? Perché non escono i miei bambini?

"Cla..Claudio..." sussurro, non ho davvero più le corde vocali, e poi urlo ancora con il filo di voce che mi resta "aiutatemi, cosa succede?"

"Alice tesoro prova a respirare, tranquillizzati, ho chiesto ad Alessandra se era il caso di fare un cesareo di urgenza, ma mi ha risposto che in questa fase non è possibile, i bambini hanno deciso da soli di nascere in modo naturale e per come sono messi adesso un cesareo potrebbe essere rischioso per loro. Ti hanno messo una flebo di ossitocina, che stimola le contrazioni uterine spontanee e dovrebbe aiutarti a fare meno fatica nelle spinte" poi cerca di farmi ridere "Questa situazione è tutta colpa tua sai? Se non mi avessi costretto a fare l'amore così spesso in queste ultime settimane forse sarebbero nati tra un mese, al loro tempo".

In effetti mi viene da ridere, salvo poi lanciare un altro urlo alla Tarzan. E riesco solo a dirgli sottovoce "Quindi ti avrei costretto? Cretino".

"Dai Alice, spingi ADESSO!" l'ostetrica torna alla carica... ma non ci riesco e ricomincio a piangere. Vedo Claudio con gli occhi lucidi, ha paura anche lui ma non lo ammetterà mai, per non preoccuparmi ancora di più.

In quel momento mi si avvicina Alessandra, calmissima.

"Alice ti propongo una cosa un po' strana, ma spesso funziona. Soprattutto in casi come questi, in cui la madre è troppo stanca dal travaglio fortissimo e rapido e non ha più le forze al momento della spinta. L'ossitocina aiuterà, ma... ti andrebbe di provare a metterti in piedi? Come se dovessi fare pipì su un gabinetto «alla turca». E' il modo con cui partoriscono in Africa, nelle tribù, ancora oggi. Si scava una buca in terra e la madre ci si accovaccia sopra, il bimbo esce aiutato dalla forza di gravità e sotto la mamma ci sono le mani di qualcuno che lo prende subito. In questa posizione la forza di gravità aiuta il bimbo a uscire"

Claudio la guarda sconvolto "Ma sei sicura che è una cosa permessa dall'Istituto Superiore di Sanità?"

Lei lo guarda storto "Conforti, non la voglio mettere sopra una buca in terra, ovviamente... Siamo in un ospedale, in Italia e non in Africa. Comunque, ogni cosa è possibile, se può salvare mamma e bambini, allora? Procediamo?"

Io con il capo accenno a un "si", Claudio si zittisce a mi aiuta a mettermi in piedi. In effetti sto meglio così, come mai ci mettono a partorire da semi sdraiate su quella sedia da parto assurda? Non appena sono in posizione semi-accovacciata arriva una contrazione più forte delle precedenti e l'ostetrica urla "ADESSO ALICE! SPINGI!"

Io provo a spingere più forte che posso e a un tratto mi sento più leggera e si sente un vagito "AUAAA". Alzo gli occhi e vedo un cosino pieno di sangue che si agita mentre l'ostetrica taglia il cordone, giro lo sguardo verso Claudio e vedo lacrime sul suo viso, insieme a un sorriso meraviglioso.

"ALICE ANCORA! ADESSO! UN'ULTIMA SPINTA!" urla questa volta Alessandra mentre l'ostetrica è impegnata a pulire Alessandro.

Le obbedisco e un secondo vagito è musica per le mie orecchie. «Benvenuta Agata» penso.

Poi mi mancano i sensi e mi risveglio su un lettino, ancora in sala parto e coperta all'inverosimile, ma sto battendo i denti. Ti viene freddo dopo avere perso energie e tanto sangue. Mi hanno ricucita le lacerazioni e hanno estratto la placenta senza la mia contribuzione perché ero senza conoscenza. Claudio non c'è. Immagino che lo abbiano portato in neonatologia per le prime misurazioni dei bambini e per assistere al loro primo bagnetto e vestizione. A Boston il compito se l'era assunto Leo.

Eccolo, sta tornando verso di me. Che sorriso, che espressione beata, nonostante l'aria stanchissima. Quanto è bello. Ed è solo mio.

"Alice, amore sei sveglia. Grazie. Mi hai regalato le tre ore più devastanti della mia vita, in senso positivo e negativo allo stesso tempo. E' stato incredibile assistere alla nascita dei miei bambini,  ma ho avuto più paura durante il parto di quando mi stava minacciando Beatrice. Paura per te, non sapevo che fare, urlavi talmente e mi hai anche quasi distrutto una mano" mi mostra la mano rossa e piena di unghiate "e paura per i bambini perché non sapevo come aiutarti a farli uscire e mi sono reso conto che il dolore più grande che sentivi non era il male delle contrazioni, ma la tua sensazione di impotenza. Ma è andata no? E sono bellissimi, tutti e due. Tu, come ti senti?"

Mi bacia dolcemente, mentre gli dico "Ho ancora freddo, e... comunque ho deciso che il sesso è sopravvalutato, si anche quello con te. Non ti avvicinare più a me, non voglio rischiare di restare di nuovo incinta e di passare un'altra volta per queste forche caudine" ma è quello che ho pensato anche dopo la nascita di Claudia, e dopo mezz'ora i dolori del parto erano già spariti dalla mia memoria. Penso che sia mamma natura che ci ha giocato questo scherzetto. Se tutte le donne si ricordassero, per sempre, di quanto hanno patito, tutto il mondo si ridurrebbe a non più di un figlio a coppia, e  con l'andar del tempo si spopolerebbe no? Poi sento un languorino e mi ricordo delle vettovaglie preparate da Claudio "Claudio ho freddo e sonno, ma ho anche una fame da lupi... dove è il sacchetto con i biscotti?"

Lui mi guarda come se non capisse di che sto parlando e poi si picchia una mano in fronte "Cazzo! Dalla fretta me lo sono dimenticato in macchina, che ho parcheggiato fuori  dall'ospedale, vado a prenderlo"

"No lascia stare, mangerò domattina a colazione, adesso voglio dormire. Ti amo Claudio"

"Ti amo Alice Allevi, sei la mia allieva più in gamba" e ancora mi accarezza il viso e mi dà un tenero bacio mentre mi accompagna lui in camera, mi fa alzare, sì ce la faccio a camminare già da subito nonostante i punti che mi tirano, o almeno ci provo. Con calma a piccoli passi mi conduce verso la mia stanza. Dove ci sono già Maria e Antonio, che abbracciandomi mi avvisano  che stanno arrivando anche i miei genitori.

Marco è a casa con Yuki, il loro bimbo è nato due mesi e mezzo fa e ha sempre problemi di mal di pancia, quindi devono approfittare per dormire nei pochi, pochissimi, momenti di calma che gli restano.

Io mi stendo e non faccio tempo a essere sommersa dalle coccole dei miei suoceri che mi addormento tenendo Claudio ancora per mano.

Siamo in cinque adesso.

Mi risveglio la mattina dopo, quando mi portano i miei bambini, Claudio è con me, li guardiamo insieme, li stringo... e li amo. Immensamente.

***Fine Capitolo 81

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***Fine Capitolo 81

Ecco qui. Alice ce l'ha fatta, ce l'hanno fatta. In meno di un anno gliene sono successe di tutti i colori, ce la faranno ad avere un periodo di tranquillità adesso?

Claudia come prenderà l'arrivo dei due nuovi ospiti? sarà gelosa? li considererà bambolotti? e... Leo e Kathy ? come procede a casa loro? Saranno passate la paturnie di Kathy? vediamo che succede a Boston, qui per ora abbiamo finito le fatiche. Lasciamo riposare Alice.

Alice Allevi, Medico Legale. Boston, MA [#Wattys2019]Leggi questa storia gratuitamente!