1. Pink Roses

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I petali rosa sono morbidi sotto i suoi piedi, piacevoli al tatto, e nemmeno una volta Afrodite abbassa gli occhi per controllare se vi è qualche spina.

Sa che nell'Olimpo è impossibile trovare qualcosa di non armonioso, e le spine delle rose non sono mai state un suo problema.

Il suo passo è sicuro ma non veloce, fiero e degno della dea quale è, e tutto attorno a sè ammira le decorazioni dorate che vede da sempre, osservandole però come se fosse la prima volta, scoprendole mano mano che avanza.

Il tessuto quasi impalpabile della sua veste crea un fruscio contro i petali, un suono così dolce che farebbe innamorare qualsiasi musicista se ancora non fosse successo solo guardandola.

I boccoli biondi le ricadono lungo la schiena, muovendosi ad ogni suo passo mentre gli occhi, azzurri come il cielo d'estate, si guardano attorno con quel misto d'innocenza e seduzione che la rendono la dea della bellezza e dell'amore, in grado di portare ogni uomo e anche molti dei ai suoi piedi.

Un rumore improvviso la fa fermare sui suoi passi, le mani lasciano la veste, e infastidita dall'interruzione Afrodite si sporge dalla sua terrazza di marmo bianco.

Ogni dio e ogni dea ha a disposizione per sè una terrazza da dove ammirare le vicissitudini umane e, talvolta, intervenire, ma Afrodite non ha mai provato particolare piacere nell'immischiarsi con i mortali, banali e noiosi ai suoi occhi, ma viene costretta a ricredersi quando vede una ragazza su un marciapiede sfuriare contro qualcuno, e ci mette pochi istanti a rendersi conto di chi sia l'oggetto della sua ira.

Incuriosita, Afrodite agita piano la mano, e in un secondo si trova su quello stesso marciapiede, la veste rosa lasciata sull'Olimpo mentre un tubino blu la stringe e le sottolinea le forme.

"Possibile che tu debba sempre essere così... Così... Così stronzo?!" Strilla la ragazza, la sua treccia di capelli scuri scombinata dal vento mentre segue un ragazzo dai capelli mossi color miele che si allontana a passo veloce, facendo attenzione a evitare i passanti.

"Io sono uno stronzo, Celeste? Io?" Domanda lui, girandosi verso la ragazza, permettendo ad Afrodite di guardarlo per la prima volta in viso.

Lei, che ha visto e sedotto Adone, ha incontrato molti uomini notevoli, e le basta una rapida occhiata per riconoscere la bellezza dello sconosciuto.

"Non sono io quello che si ficca sempre nei casini. Sei tu, sempre e soltanto tu! Fumare erba nei bagni della scuola? Ma ti è dato di volta il cervello?" Continua lui, girandosi poi di scatto e affrontando la ragazza - Celeste.

Afrodite non riesce a vederla in viso, ma non riesce a staccare gli occhi dalla discussione che sta avendo luogo davanti a lei così, cercando di passare inosservata, si sposta leggermente per vedere entrambi, e un sorriso appena percettibile fa la sua comparsa sulle sue labbra a forma di cuore.

La sua pelle è pallida come la prima neve d'inverno, ben diversa dall'abbronzatura naturale del ragazzo ancora senza nome, ma mette in risalto i suoi occhi di un colore indefinibile. Gli zigomi sono alti ma delicati, un tratto in comune tra i due insieme al colore roseo delle labbra, ma è solo quando parla nuovamente che Afrodite si rende conto di un'altra cosa che li accomuna.

Le fossette sulle guance.

"Giusto, a volte dimentico che tu sei il figlio prediletto, il ragazzo d'oro, quello perfetto" ribatte lei, sarcastica, e il veleno cade a ogni sua singola parola, "grazie per avermelo ricordato, Ashton. Come se potessi dimenticarlo! Ogni singolo giorno mi viene ricordato che dovrei essere un po' più come mio fratello. Ashton che ha una media impeccabile, Ashton che è responsabile, Ashton, Ashton, Ashton. Beh, sai che ti dico? Vaffanculo. Vaffanculo te e la perfezione".

Celeste supera con una spallata il fratello, e Afrodite lo sente sospira prima che si passi una mano sul viso, seguendola, ma prima che lei possa fare lo stesso, una voce la richiama, facendola gelare sui suoi passi.

"Cosa ci fa la dea della bellezza tra le strade di Miami?".

Afrodite chiude piano gli occhi, intuendo perfettamente a chi appartenga questa voce, e non appena si gira, trova davanti a sè l'unica persona che l'abbia mai rifiutata.

"Ciao anche a te, Luke".

Luke Hemmings sorride piano, mostrando quell'unica fossetta sulla guancia, un segno di perfezione donatagli dal padre, uno dei pochi regali che è stato in grado di fargli.

"Ti sono mancato?" Domanda, avvicinandosi, e immediatamente l'odore di pioggia invade le narici di Afrodite, abituate al dolce odore dei fiori e dello zucchero, ma lei riesce a mantenere la calma, limitandosi a un'espressione di sufficienza.

"No, non più di tanto. Ho molte cose da fare".

"Oh, immagino. Le dee della bellezza devono preoccuparsi di molte cose... Di essere sempre perfette, ad esempio".

"Sembra sempre sfuggirti un piccolo particolare" lo interrompe lei, avvicinandosi di un passo, tanto che riesce addirittura a sentire l'odore di dentifricio alla menta, "io sono anche la dea dell'amore".

"Giusto!" Esclama Luke, lasciandosi poi sfuggire una risata, "la dea dell'amore... Peccato che io sia il tuo unico fallimento, non trovi?".

Afrodite stringe le labbra in una linea sottile a quelle parole, sentendo le mani fremere dal desiderio di tirare uno schiaffo al figlio di Ade, ma si trattiene non volendo fargli capire che il suo tentativo di farle perdere la pazienza sta andando a buon fine.

"Hai finito, Luke? Torna a strisciare nell'oltretomba con tuo padre, è l'unica cosa che sarai mai in grado di fare" sibila a denti stretti, e sta per girarsi e tornare ai due fratelli quando una mano la afferra per il polso, costringendola a girarsi.

"Ma come, te ne vai senza prima darmi un bacio?" Domanda Luke, quasi divertito, "l'ultima volta sembravi non vedere l'ora di baciarmi".

La sfida a viso aperto, e Afrodite, che è pur sempre una dea, non può accettare di farsi trattare in questo modo da qualcuno, così senza aggiungere niente prende Luke di contropiede, afferrandolo per il colletto della giacca di pelle e facendo scontrare le loro labbra in un bacio che non ha nulla di dolce, di delicato, di bello.

Semplice lussuria, semplice sfida.

E non appena si allontana, Afrodite sa cosa fare.

Chiude piano gli occhi, concentrandosi su Celeste e Ashton, sulla loro sfida, e tre parole lasciano le sue labbra in un sussurro che si confonde con una bava di vento.

'Veni, Vidi, Amavi'.

La maledizione è cominciata.

Prima che qualcuno me lo faccia notare: lo so che è latino e sto usando la mitologia greca, ma mi piace molto la formula, quindi intendo mantenerla.

Spero che questo primo capitolo vi intrighi, la storia (e lo capirete più avanti) è molto complessa e abbraccia più dimensioni temporali e spaziali, oltre ad avere un intreccio piuttosto fitto.

Fatemi sapere che ne pensate!

Come sempre, amore e biscotti per tutte,

Chiara.

A Little Curse || Ashton IrwinDove le storie prendono vita. Scoprilo ora