Il Natale di Tristan

1.4K 94 21

Tristan aprì le labbra ancora prima degli occhi, sentendo subito la pelle di Leroy. Il sapore lievemente salato, il loro odore mescolato, il calore dei loro corpi insieme saturavano i suoi sensi. Richiamò alla mente i fatti della sera prima: si erano consumati fino quasi a farsi male dopo che Donna era andata via, per crollare e svegliarsi con i botti della mezzanotte ormai imminente. Si erano baciati ancor prima di essere del tutto coscienti, e avevano cenato con latte e biscotti godendosi i fuochi dalla finestra. Ricordava la mano di Leroy sulla schiena, nella parte bassa dei lombi, che lo aveva accarezzato continuamente; la dolcezza dei biscotti di Donna, il loro sapore dalla bocca di lui, il crescendo di botti che c'era stato mentre loro si erano rotolati davanti al camino per ricominciare a fare l'amore. Erano poi tornati in camera per scambiarsi ancora qualche carezza, ignorando, per la prima volta nelle loro vite, cosa succedesse fuori nella notte di Capodanno; e, tuttavia, sarebbe rimasto nelle loro memorie il migliore di sempre. Sporse le labbra per baciare la pelle di Leroy, e aprì piano gli occhi, accarezzandolo con le ciglia. Lui dormiva, e Tristan poteva sentire il suo torace gonfiarsi lentamente, il crocifisso che teneva al collo premere fra loro. Quante volte era stato su quel letto? Centinaia. Avevano studiato insieme, letto fumetti, guardato film, mangiato le merende che Donna preparava per loro; avevano giocato, si erano confidati, avevano dormito avvinghiati e incastrati in qualche posizione strana nelle notti d'estate, perché il caldo rendeva irrequieto Tristan e lo faceva spostare di continuo, e Leroy aveva sempre sopportato ogni movimento e ogni posizione; avevano bisticciato, guardato la televisione, fatto pace e ancora bisticciato; Tristan lo aveva baciato per gioco, gli era salito sopra di continuo, ignaro di scatenare ogni volta un uragano. Aveva pianto, qualche volta, fra le sue braccia, per colpa di Giustino; si era fatto accarezzare dopo gli schiaffi, le punizioni, le imposizioni. Aveva confessato, su quel letto e a Leroy soltanto, quanto odiasse quell'uomo tradendo tuttavia il bisogno di esserne amato. E Leroy c'era stato ogni giorno, anche quando, la volta precedente, avevano litigato.

Lo accarezzò dal petto fin giù al ventre, sentendo le forme di quel corpo che aveva visto crescere, maturare, e che, giorno dopo giorno, aveva iniziato a desiderare. Era ancora troppo stordito dopo quella notte. Faticava a crederla reale. Faticava a riconoscere Leroy nell'uomo con cui era stato. Lo aveva sempre visto controllato e imperturbabile; ma quella notte era stato tutt'altro: appassionato, istintivo, insaziabile. Senza più nessun freno. Era stato quasi difficile tenergli testa e accontentarlo, e Tristan era scoppiato di piacere e felicità come mai gli era successo. Nessuno lo aveva baciato, morso, stretto, accarezzato come se fosse la cosa più preziosa esistente e, al contempo, la più eccitante. Non lo avrebbe mai immaginato possibile, non da lui. Leroy era sempre così o lo era stato in quell'occasione? Solo con lui o con chiunque andasse a letto? Non sopportava non saperlo. Era come rendersi conto, in quei giorni, di aver conosciuto solo una punta di iceberg, di sapere troppo poco di Leroy, di non avere quasi capito niente. Come aveva fatto a non accorgersi di quel sentimento in tutti quegli anni, come aveva potuto essere così cieco e stupido da non coglierlo e goderlo, quante di quelle notti si era perso? Lo accarezzò ancora, lo baciò e lo morse piano, con l'intenzione di svegliarlo. Capì di aver sortito l'effetto sperato quando una mano di Leroy lo accarezzò lungo un braccio, fino ad affondargli fra i capelli.

«Buon Anno» mormorò Leroy.

«Sembra promettere bene. Anche a te» e si tirò su, per strofinare il viso al suo. «Ho dormito con te o con qualcosa che ha preso il tuo possesso?»

«Solo con un uomo che aspettava da un po'.»

«Ma io spero tanto che resti così. Devo tenerti a digiuno altri tredici anni per fare di nuovo l'amore così?»

L'amore. L'aveva detto? Aveva usato quel termine a cui era allergico, di cui rideva, per il quale prendeva in giro gli altri? Se l'aveva fatto, era fottuto.

Lexington AvenueDove le storie prendono vita. Scoprilo ora