XVII-Oblium

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Buio
Buio e mal di testa
Un mal di testa lacerante, che continuava insistentemente a martellare all'interno del cervello.
Non voleva alzarsi, si sentiva bene lì, distesa nel vuoto, senza sapere nè dove fosse, né se fosse viva o morta. Magari era morta, colpita in maniera definitiva dallo stesso buio e dalla stessa angoscia che fino ad ora l'avevano perseguitata. Voleva rimanere lì a farsi cullare dall'oblio per sempre, in pace, in tranquillità.
Perché alzarsi in fondo, perché ritornare in quell'incubo dove non aveva mai tregua, in quella eterna ansia, a combattere per uscire viva. Ma in fondo cosa aveva da perdere?
-Nora!-
Un rumore. Aveva appena sentito qualcosa. Una crepa in quel silenzio, una rottura in quella finta armonia di pace.
-Nora!-
Di nuovo, però ora era più chiaro sembrava una voce, dal timbro femminile, molto marcato. Turbava il suo sogno, le sue speranza effimere di tranquillità. I suoi occhi già faticavano a rimanere chiusi, non riusciva più a farsi cullare dalla melodia dell'oscurità. Cominciava a sentirsi a disagio, nel posto sbagliato, perché si trovava lì, come ci era venuta.
-NORA!-
Un sussulto, un boato. L'intera oscurità si contorse in sé stessa. Piccole crepe si formavano tutto intorno, divenendo via via più grandi e numerose. Schegge luccicanti cadevano e rimanevano a liberare a mezz'aria. Uno spettacolo magnifico, ma per Nora era la fine.
Un occhio enorme, completamente rosso, luccicava da dietro una delle crepe formatasi dal boato. Osservava la fanciulla, che era lì sdraiata in quella finta prigione di tranquillità e calma. La pupilla si muoveva all'interno dell'orbita, scendendo fino a incrociare quel piccolo corpicino.
Un altro sussulto e la parete d'ombra di fronte a lei si ruppe completamente in mille pezzi che rimasero a galleggiare, volteggiando nello spazio. Al suo posto comparve una bocca enorme, che agguzzava un gigantesco sorriso, mostrando tutti e trentadue i denti. Un sorriso paonazzo, malato, che in qualche modo le trasmetteva ansia, paura e una vena di follia.
Stavolta il sussulto era nel cuore di Nora: lei si ricordava molto bene di quella sensazione, la stessa che aveva provato prima di risvegliarsi nell'infermeria. Non voleva aprire quegli occhi, non ora, non voleva sapere cosa c'era davanti a lei.
Il suo alito puzzolente e pesante copriva l'aria tutto intorno e il suo respiro scompigliava i suoi disordinati capelli. Nora d'altro canto non riusciva nemmeno più a respirare, sentiva solo il suo corpo gelido. Tentò di rimanere impassibile mentre una piccola goccia di sudore stava lentamente scendendo dalla fronte, facendole solletico. Trattenne tutte le espressioni possibili, intanto quella passava in mezzo agli occhi, poi per il naso e infine per la guancia destra, ora doveva solo cadere.
Però chissà cosa avrebbe fatto quella cosa davanti a lei, una volta che la goccia fosse caduta. Nora si pietrificò, non ci aveva minimamente pensato.
La creatura cominciò a muoversi, il suo enorme corpo completamente nero pece e rotondo si trascinava nell'aria, sembrava colossale, la parte si sfracellava appena entrò in contatto con lui. Il suo sorriso immutabile si avvicinava sempre di più lentamente, gustandosi ogni momento, ogni secondo. In concomitanza la goccia scendeva sulla guancia di Nora, avvicinandosi all'inevitabile esito.
PLIC!
La goccia cadde sul pavimento invisibile, il suono ribombò per tutta l'oscurità, giungendo alle orecchie della creatura.
Tutto sembrava essersi fermato, le crepe erano sparite, i frammenti avevano smesso di volteggiare, rimanendo immobili nel vuoto e lui era lì che la fissava senza muovere un muscolo. Sentiva il suo respiro, quando inspirava ed espirava. Poi tutto d'un tratto si mosse. Fece soli tre passi. L'occhio di fuoco la osservava a cinque centimetri di distanza, il suo alito ora era ancora più pressante e quel sorriso, quel folle inquietante sorriso, che non se ne andava.
"Sei sveglia, fanciulla?"
Nora rimase sbigottita, la sua voce le era appena entrata in testa, la sentiva in mezzo ai suoi pensieri. La sua voce era flebile, molto sottile.
"Riesco a sentirti"
Nora non aveva intenzione di muoversi. Tentava anche di non pensare a nulla, evitando con ogni mezzo di venire scoperta.
Ma era troppo tardi.
"Stavolta non sbaglierò"
Stavolta? Cosa voleva dire con quella frase, lei non ricordava di averlo mai incontrato prima.
"Non ti ricordi di me? Io sono Smiley"
Un flash, una luce si accese nei ricordi di Nora.

Una tenera bambina e sua madre era accanto a lei, erano entrambe sdraiate sul comodo letto matrimoniale. Sua madre le sorrideva, la guardava con i suoi occhi neri e profondi, con le sue mani calde e morbide le accarezzava i suoi capelli rossi, che aveva ereditato dal padre. Rimasero un po' di minuti a fissarsi, lei adorava farsi cullare dalle mani dolci di sua madre, ma ancora di più amava la sua voce sottile e leggera, con la quale riusciva sempre ad addormentarsi. Si scostò dalle sue amorevoli carezze e disse con la voce più innocente del mondo -per favore, mami, mi racconti di nuovo quella storia?-.
La madre osservava la piccola bambina, abbozzò un'ulteriore sorriso, vedendo gli occhi dolci di quella piccola peste.
-Va bene, tesoro-
A quelle parola, la piccola cominciò a saltellare nel letto piena di gioia.
-Dai ora calmati, sennò cambio idea- disse con un tono severo che però non nascose del tutto la dolcezza che provava.
-Va bene, mani- e si distese sul letto, appoggiando la testa, sul suo morbido seno. La madre prese un libro da uno dei comodini in legno accanto al letto, era un libro molto vecchio che sua madre aveva scritto quando era giovane. Forse non era adatto a una bambina della sua età, ma a lei piaceva comunque, riusciva facilmente ad immergersi nella storia, in quel mondo degradato, con quella povera ragazza come protagonista, con la sua vita difficile, la famiglia da mantenere, un'indagine da completare, pericoli, misteri e....
-Eccolo lì nell' ombra, la osservava, mentre si fumava una sigaretta, avvolto in un cappuccio nero. Lei sapeva chi era, quell'uomo, in fondo glielo aveva affibbiato lei quel soprannome, Strozzatore-
-Siiii- la bambina urlò di gioia a sentire il nome del suo personaggio preferito. Mentre il genitore la osservava divertita.
-Rileggilo ti prego- tentò di supplicare la madre, ma quest'ultima sbuffò e chiuse il libro.
-Domani, tesoro, ora mamma è stanca-
-Uffa- e sbuffando si mise sotto le coperte, tirandosele fino a coprirsi il mento. La madre si alzò dal letto e le accarezzò con la punta delle dita la sua tenera testolina.
-Ora dormi, o Smiley verrà a prenderti- disse con un leggero tono ironico.
-Chiii?-
Si lasciò sfuggire una piccola risata di fronte alla perplessità della figlia, si sedette accanto a lei e cominciò: -Si dice che sia un essere mostruoso, che vive negli incubi dei bambini cattivi che dormono dopo non aver dato retta ai loro genitori, o dormono sbuffando- lanciò un'occhiata alla bambina. -Si dice compaia nell'ombra, nessuno sa come è fatto. C'è solo una cosa che si nota, ovvero il suo enorme sorriso. Dicono sia inquietante e appena raggiunge la preda, quel sorriso si apre- fece il gesto con le braccia, aprendole come fossero delle mascelle -e GNAM!- chiuse le braccia di colpo, accompagnate dall'urletto della figlia. -Se la divora in un boccone. Infine il bambino mangiato non farà più ritorno dal suo sogno-.
Finita la storiella la bambina alzò la competenza fino alla fronte.
-Brava, tesoro- le diede un bacio sulla nuca
-Fai bei sogni, mia piccola Alice-.

Smiley cominciò ad aprire la bocca. Le due immense mascelle si aprivano lentamente, sempre di più. Il buco in cui sarebbe stata risucchiata cominciava ad apparirle davanti.
Nora non sapeva cosa fare, se muoversi e magari  scatenare  l'ira della  creatura  oppure rimanere ferma immobile, aspettando il suo inevitabile destino. D'istinto pensò a Cherry, che aveva sempre aiutata in queste situazioni, "il suo compito" come avrebbe detto lui, e ad Alice, quest'ultima avrebbe visto questa situazione come una divertente avventura e per istinto, o puro caso, sarebbe riuscita a uscirne. Lei, invece, non sapeva che fare, era sola, bloccata e inutile.
Le due mandibole avevano ormai raggiunto la massima apertura, ora bastava un istante e con un semplice schiocco, si sarebbero chiuse su di lei.
Forse se avesse cominciato a correre ora, avrebbe anche potuto salvarsi, ma correre in quella oscurità, equivaleva a scappare senza meta, e per cui inevitabilmente morire. Non ci penso ulteriormente, le dita delle mani cominciarono a muoversi a scatti, ancora un secondo e sarebbe partita, ma si fermò. Una voce proveniente da un posto ignoto della sua memoria, oppure da un'altra dimensione irruppe nei suoi pensieri.
-SVEGLIA NORA!-
Aprì gli occhi.
Non era più nell'oscurità, si trovava in una piccola stanza, anzi, in un lungo corridoio.
I suoi  occhi piano cominciarono a mettere a fuoco l'ambiente intorno a lei.
Un sussulto al cuore, lei sapeva dove si trovava, se lo ricordava molto bene. Quelle porte laterali e la scalinata infernale, i suoi occhi non mentivano: quello era corridoio del primo piano.

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