Prefazione

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La storia che vi apprestate a leggere è un urban fantasy, nonché primo libro di una trilogia. Ho cominciato a scriverlo ormai qualche anno fa, ma sono dovuta passare attraverso una serie di revisioni prima di capire quale fosse la strada giusta per questa storia. In tutto questo tempo sono nati e morti personaggi, sono spuntati parenti dove prima non ce n'erano e ne sono scomparsi altrove, alcuni personaggi si sono fusi tra loro e altri hanno cambiato orientamento sessuale; per non parlare della trama, che ha continuato a prendere direzioni diverse come una banderuola al vento. Alla fine ho più materiale di scene tagliate che del libro, chissà che prima o poi non decida di farne una raccolta a parte. Mi consola, però, pensare che questo non sia stato tempo sprecato, visto che mi ha consentito di giungere all'attuale versione definitiva (oltre che fornirmi un sacco di materiale anche per il secondo libro).

Nelle mie intenzioni iniziali avrei dovuto...

«No, no, no, non ci siamo.» Amelia si alza dalla sedia imbottita in un tintinnio di perline.

Cosa c'è di sbagliato?

«Cosa c'è di giusto, vorrai dire.» Amelia mi guarda con sufficienza mentre si sistema lo scialle bordeaux sulle spalle. «Una storia ha bisogno di mistero e un pizzico di misticismo. Non c'è bisogno di inventarsi chissà che, puoi cominciare anche con qualcosa di classico.»

C'era una volta una ragazza che sognava di diventare una scrittrice...

«Sul serio?» Sonia si sta intrecciando i capelli su una spalla e mi guarda con le sopracciglia sollevate. «"C'era una volta"? Non sai fare niente di meglio?»

Amo le storie da prima ancora di imparare a leggere, quando sfogliavo i fumetti di Bambi, guardavo i cartoni della Disney e...

«Ehm...» Sara ha un'aria imbarazzata mentre si sporge dal bordo della seggiola verso di me.

Cosa c'è che non va, adesso?

Sara scuote la testa, la coda di capelli neri che le frusta i lati del viso. «Niente, davvero, è tutto perfetto, è solo che...»

Cosa? Che stai cercando di dirmi?

Alex sbuffa mentre cambia posizione sulla seggiola. «Sta cercando di dirti che a nessuno importa un accidente dei fumetti di Bambi o del tuo cartone Disney preferito.»

Riccardo annuisce, la schiena dritta e le braccia incrociate sul petto. «Odio ammetterlo, ma sono d'accordo con lui. Se senti il bisogno di parlare di te, che siano almeno informazioni utili. Potresti elencare gli stili di combattimento in cui sei competente o dire il numero di armi consacrate che possiedi.»

E questo invece importerebbe a qualcuno? E, per la cronaca, la risposta sarebbe in entrambi i casi zero.

«Ragazzi, ora basta!» Cris si sistema gli occhiali sul naso e lascia scorrere lo sguardo su tutti i presenti seduti in cerchio.

Cris, per fortuna ci sei tu! Sapevo di poter contare sul tuo appoggio.

Lui mi rivolge un cenno d'assenso prima di tornare a spostare la sua attenzione sugli altri. «Insomma, è evidente che non ha idea di quello che sta facendo, quindi, per favore, non infierite.»

Ehi! È questo il tuo modo di sostenermi?

«Magari potresti cominciare parlando di come ti è venuta l'idea per questo libro» suggerisce Valerio. «O magari di quando hai scritto la tua prima storia.»

«Io credo che prima dovrebbe almeno presentarsi» interviene Sara.

Amelia annuisce in un nuovo tintinnio di perline. «Giusto. Ogni veggente dovrebbe prima sapersi presentare al pubblico nel modo giusto per convincerlo a mettere il proprio futuro nelle sue mani.»

«Cosa c'entrano adesso i veggenti?» chiede Riccardo.

Alex scuote la testa. «Ragazzi, questo si chiama essere egocentrici. A nessuno importa un accidente del suo curriculum, questo dovrebbe essere un romanzo, non un'autobiografia.»

Nardi sbuffa d'impazienza, le braccia incrociate sul petto che mettono in evidenza i muscoli. «Ne abbiamo ancora per molto?»

Ora basta! Mi sono stufata. Se siete tanto più bravi, allora raccontatela voi la storia.

Alex sorride compiaciuto. «Era proprio quello che speravo.»

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