Tate una volta terminato il suo rituale, pulì il bagno da tutto quel sangue e con non curanza tirò giù la manica della felpa nonostante ancora un po' di quel liquido rosso stesse uscendo dalle ferite profonde, ma poco gli importava dato che non poteva morire una seconda volta.

Violet come sempre si nascose nella stanza alle sue spalle e si accasciò al muro sentendo la porta del bagno aprirsi e sbattere con forza: segno che ora il ragazzo era passato dalla fase "tristezza" dovuta ai ricordi, a quella "rabbia" dovuta ai rimorsi. Senza nemmeno rendersene conto, la piccola ragazzina stava piangendo anche lei, si sentiva tanto male perchè gli mancavano i suoi abbracci che la proteggevano da tutto, gli mancavano le sue carezze e quegli occhioni color nocciola che lasciavano trasparire tutto l'amore che provavano per lei.

Ora era una fontana e nessuno poteva fermarla, nessuno tranne lui. 

Tate entrò improvvisamente nella stanza e Violet tirò su a testa dalle gambe dove l'aveva appoggiata per non vedere le pareti bianche attorno a lei che le facevano girare la testa, troppo vuote come erano; subito smise di piangere e singhiozzare e fece finta di nulla, così anche il ragazzo.

Lei rimase lì dov'era con le gambe tirate su fino al petto, lui invece si girò di schiena e si tirò via la felpa sporca di sangue buttandola a terra e rimanendo a torso nudo; Tate teneva le braccia rigide lungo i fianchi per non fare vedere alla ragazza i numerosi tagli e si diresse all'armadio in fondo alla stanza dove tirò fuori una maglia nera e infine dopo averla indossata, uscì dalla stanza.

Violet era rimasta immobile a fissarlo e lui era come se non la vedesse nonostante lei si era resa visibile, l'aveva ignorata e questo le faceva ancora più male di ciò che aveva visto poco prima nell'enorme bagno ricoperto di sangue. Era rimasto indifferente alla sua presenza e sperava che non lo facesse perchè era arrabiato con lei, magari lo faceva solo per coprire il suo lato debole e non perchè non gliene importasse di lei.

Tate si appoggiò al muro della stanza dalla quale era appena uscito e si sentiva ancora peggio. Davvero Violet non aveva fatto nulla se non fissarlo male per quei due minuti in cui si era cambiato la maglia? A lei di lui non importava davvero più nulla? Tate stava riflettendo su queste cose e sperava davvero che lei in fondo da qualche parte del suo cuore da fantasma, lo amasse ancora...l'aveva vista piangere no? Magari piangeva per lui, forse perchè gli mancava, forse per tutti gli errori che aveva commesso rovinandole la vita....

L'indifferenza gli faceva più male che quelle parole pronunciate da lei più di un mese fa.

Violet dall'altra parte del muro si disse che avrebbe fatto anche lei come Tate, sarebbe rimasta indifferente ogni volta che lo avrebbe incontrato in quella casa, così se lui la odiava perchè non erano tornati insieme, gli avrebbe fatto credere che era un odio reciproco.

La ragazzina uscì dalla camera appena in tempo per vedere il fantasma, alzarsi di scatto da terra; lui le si avvicinò per dirle qualcosa, ma lei prontamente guardò avanti e camminò decisa giù per le scale. Si sentiva gli occhi pieni di lacrime che stavano per scenderle giù dalle guance per farla ricadere in quella terribile agonia in cui sembrava che mille lame le attraversassero la pancia più e più volte, ma si trattenne quando vide al piano inferiore suo padre e sua madre che sorridevano felici come un tempo, parlavano sul divano e ridevano.

Se li ricordava come erano felici prima che suo papà tradisse la mamma con quella sua studentessa, ogni tanto si divertivano tutti e tre sul divano, organizzavano le varie serate in modo da non annoiarsi mai, una sera si mettevano a raccontare barzellette, quella dopo guardavano film comici, poi si raccontavano storie di paura. Insomma erano una famiglia davvero felice prima del tradimento di Ben.

Rimpianse quei vecchi tempi, ma ora i suoi genitori erano lì felici che si divertivano e non potè fare a meno di sorridere.

Tate rimase a bocca spalancata quando Violet lo sorpassò senza nemmeno guardarlo, avrebbe voluto dirle solo che le mancava tanto e se era ancora arrabbiata con lui di dirglielo e basta, senza far finta di nulla, ma effettivamente lo stava davvero evitando come credeva.

Subito si rattristò, ma poi ci pensò bene :

"Cazzo ho fatto di tutto per farla star bene, ho tentato anche di salvarla e lei mi ripaga così! Con indifferenza verso i miei confronti! Tate ti rendi conto di come ti stai facendo trattare?! Ne vale la pena farsi male per lei? Dovrei reagire invece di cadere in depressione. Appena la troverò sola le parlerò, anche se non mi vorrà ascoltare."

Ora il ragazzo era davvero deciso a combattere contro l'indifferenza di Violet che nel frattempo si era messa a parlare con la sua famiglia dimenticandosi del tutto di Tate che li osservava dalla cima delle scale. Stava pensando a come incastrare la ragazza per costringerla a parlare con lui; appena lei sarebbe scesa da sola nel seminterrato, lui l'avrebbe seguita di nascosto spegnendo la luce una volta che si sarebbe trovata nell'angolo più buio della cantina, poi mentre lei cercava di tornare indietro, l'avrebbe spinta contro il muro e le avrebbe parlato.

Certo il rischio che si arrabbiasse ancora di più era molto alto, ma le avrebbe spiegato con calma perchè avrebbe fatto quel gesto.

Presto le avrebbe parlato una volta per tutte.

American Horror StoryLeggi questa storia gratuitamente!