one: not enough

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CHAPTER ONE:

| michael's pov |

"Non sei uscito ultimamente, Michael" commentò mia mamma, spingendo in alto i suoi occhiali dalla punta del naso. Aveva un'espressione neutrale, facendomi capire che non era così seccata come avrebbe dovuto essere.

Annuii, mangiando l'ultimo pezzo del mio hamburger. "Sono solo stanco," replicai, tirando le maniche della felpa oltre le mie mani. Era dura mentire, ma era comunque parzialmente vero.

Ero stanco. Stanco di stare sempre dietro a qualcuno che non avrei mai incontrato.

Mia mamma annuì rassicurata, "è tutto a posto, ma forse dovresti uscire ogni tanto, prossimamente? Sono sicura che manchi ai tuoi amici." Continuò con quello che stava facendo, prendendo il mio piatto vuoto e spostandolo nel lavello.

"Uh, sì. Vedrò." Deglutii e mi diressi al piano superiore, ritornando nella mia stanzariempita di poster. Non c'era una sola foto che la raffigurasse, però. Non penso che avrei saputo gestirmi bene con una sua foto attaccata al muro. Solo pensarla mi faceva battere il cuore più veloce del normale.

Bighellonando sul mio letto, presi il mio laptop e lo aprii. La schermata mi mostrò il blog che portavo avanti da circa quattro mesi. Non era che mi fossi aspettato di avere qualcosa dedicato a lei; era semplicemente successo all'improvviso.

Un click può cambiare delle vite, dopotutto.

Feci quello che facevo sempre, che consisteva in guardare, sospirare, scrivere, e sospirare ancora. Non avrei mai pensato che qualcuno avrebbe avuto così tanto impatto su di me; era irreale. Non pensavo che avrei imparato questo 'linguaggio da fangirl', o persino che sarei diventato quello che ero in quel momento - un semplice fanboy.

I miei occhi erano lucidi, solo per quello. Non mi sarei mai immaginato di essere così facilmente influenzabile. Ero un ragazzo, dannazione. Ero sempre stato orgoglioso di me stesso per essere quello forte. Immaginavo di non esserlo più.

Era perché c'era sempre qualcosa che mi artigliava nel retro della mia mente; qualcosa di molto doloroso. Era un pensiero che riusciva sempre a prendere il sopravvento su di me. Non falliva mai nel demoralizzarmi.

"Non vali nulla" ricordai a me stesso.

Quelle erano le tre parole che mi pugnalavano in continuazione. Era l'unica verità di cui avevo bisogno per impedirmi di andare avanti. Era probabilmente la sola ragione del dolore che sentivo al petto.

Perché sapevo di non valere nulla; non ero abbastanza per qualcuno come lei.

fanboy ↦ michael clifford {italian translation}Leggi questa storia gratuitamente!