Vita quotidiana

204 2 0

Mi avviavo verso scuola come ogni maledetta mattina. Il cielo sulla mia testa era scuro e le nuvole sembravano voler scaricare, da un momento all'altro, un nuovo diluvio universale sulle nostre teste.

Odiavo la pioggia. Fredda e bagnata come solo l'acqua piovana sa essere. Camminai svelto lungo l'ampio sentiero che portava al grosso cancello in ferro battuto di casa mia; là fuori mi attendeva una macchina nera dai vetri oscurati.

Abitavo in una piccola città di provincia, non vi erano tantissimi abitanti, ma non potevamo essere certo considerati come paese.

Casa mia era la villa più grande e bella della zona, provenivo da una famiglia ricca e potente e, alla morte di mio padre, ero subentrato brillantemente nel suo lavoro. Ero divenuto capo di una temuta organizzazione; molti ci consideravano come bande mafiose, ma noi eravamo molto più di questo.

Per frequentare il liceo dovevo necessariamente recarmi nella "metropoli", ovvero la città adiacente, molto più popolata e grande della mia, cosa che mi sarei volentieri evitato poiché non vi era solo la mia di organizzazione, e i figli degli altri capi frequentavano la scuola più prestigiosa e costosa dell'intera città, ovvero il mio stesso istituto.

Salì veloce sulla macchina e ordinai al mio autista di partire. Avevo già la patente, ma non riuscivo a rinunciare al comfort di potermi svagare nei venti minuti abbondanti di viaggio; estrassi dal mio taschino una piccola agendina in pelle nera e cominciai a sfogliarla pigramente.

<<Oggi avete impegni... Particolari signorino?>> mi chiese l'autista dal suo posto di guida, avendo notato nello specchietto retrovisore che esaminavo il piccolo libricino.

Sorrisi lievemente all'uomo e risposi, <<Nulla di esagerato Adam, giusto qualche negozio al quale far visita per comprare alcune cose... Oh e poi ho quell'incontro stabilito da mia madre per dopo domani, ancora si ostina a non dirmi di cosa si tratta>>.

<<Sono sicuro che la signora abbia le sue buone ragioni, signorino. Cerchi di comprenderla>>. Detto questo mi sorrise fissando i suoi occhi chiari nei miei nocciola.

Adam era una sorta di tutto fare: era il primo uomo di mio padre, fedele e capace, lo aveva difeso e sostenuto in più occasioni. Alla morte di mio padre giurò di dedicarsi completamente a me e così fu. Lo reputo un caro amico e, nonostante la differenza di età, lo tratto come fosse un fratello.

Tornai, ancora sorridente, ad esaminare la mia agenda.

Arrivammo a scuola con qualche minuto di anticipo al suono della campanella; scesi con grazia dall'auto e feci un cenno di saluto ad Adam, il quale ricambiò con un lieve movimento del capo. Non servivano smancerie tra noi due, sapevamo in fretta cosa pensava l'altro, ed avevamo due caratteri riservati ma allo stesso tempo molto compatibili.

Non appena la macchina si allontanò dal viale e sparì dietro l'angolo, un capannello di gente si radunò intorno a me. Solo pochi conoscevano la mia reale identità, come io la loro, il tutto per scopi strettamente lavorativi. Non eri spesso amico di altre organizzazioni, poichè eravamo soliti tradirci...

<<Nicholas!>> mi salutò una ragazza stringendomi forte il braccio al suo petto formoso, <<Come stai questa mattina?>> chiese sbattendo le lunghe ciglia nella mia direzione, ma, prima che potessi rispondere, una nuova voce femminile mi chiese con insistenza <<Allora questo pomeriggio sei libero? Dai esci con me!>>.

Dio mio, non me lo avesse mai chiesto.

Una piccola lite scoppiò al centro del pollaio, ed il gallo fortunello, oggetto di contesa, ero proprio io.

<<Nicholas uscirà con me!>>, urlò una ragazza dai riccioli rossi, <<No, come me!>> ribadì quella formosa di prima; qualcuna le tirò una ciocca di capelli e la cosa degenerò.

In un secondoLeggi questa storia gratuitamente!