Capitolo 4

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"Signorina! Signorinaa!" Ero immersa nei pensieri, ma una voce acuta mi fece ritornare nella vita reale.

"L'aereo è atterrato, tutti i passeggeri sono già scesi. Cosa l'è preso? Vuole un po' d'acq..." Finalmente mi ero resa conto di quello che stava succedendo e prima che la hostess, una donna sulla trentina con la carnagione scura e gli occhi verdi, potesse finire la frase, mi scusai e scappai via.

All'uscita c'era un sacco di gente. Mi accorsi subito di una signora graziosa che teneva in mano un cartello con scritto: "Elizabeth, here!". 

D'un tratto diventai rossa. Non ero abituata ad essere trattata così, mi ignoravano tutti.

A passo lento ed insicuro mi avvicinai alla donna che mi porse la mano, presentandosi: "Oh, cara. Per me è un piacere conoscerti! Il mio nome è Serena, sono la tua nuova mamma." Mi sorrise gentilmente e mi invitò a presentarmi.

"S-salve...Io s-sono E-eli...Elizabeth Thomson." Cercai di ricambiare il sorriso, ma il risultato non fu un granchè.

Recuperammo la valigia e ci aviammo in quella che sarebbe stata la mia nuova casa.

Uscita dal taxi, iniziai ad osservare la casa. Era arancione pallido, a due piani con un piccolo giardino sul retro.

"È molto bella!" Dissi, indicando la casa.

"Mi dispiace per te, ma quella non è la nostra casa. Guarda, quella a sinistra, la penultima."

Indicò la casa più bella che avessi mai visto. Era bianca, non riuscivo a contare di quanti piani fosse formata. Il giardino era enorme, il prato era perfetto e c'era pure una piscina! 

Pensavo che stesse scherzando, ma subito dopo entrammo.

All'entrata c'erano due ragazzi con una telecamera in mano, stavano girando un video e da quel che avevo visto doveva essere proprio divertente.

Quando si accorsero della mia presenza assunsero uno sguardo attento e in segno di difesa disserò: "Okay. Puoi fare foto insieme a noi, puoi abbracciarci, ma ti prego...fallo con calma!"

Si trattava forse di uno scherzo? I due ragazzi, uno moro con un corpo mozzafiato e l'altro biondo con atteggiamenti divertenti, furono sorpresi della mia reazione, che fu più un segno di imbarazzo.

"Sei una di quelle che ci odia?" Domandò il moro avvicinandosi con cautela. Stranamente mi sentii a mio agio con loro e riuscii a parlare: "Perchè dovrei odiarvi? Mica vi conosco."

I due si guardarono, stupiti. Sembrava una novità per loro. Sembrava che non avessero mai sentito quelle parole. 

E, riuscivo a capirli. 

Riuscivo a capire dai loro volti e dal loro comportamento che nemmeno loro avessero una vita normale. Venivano trattati con troppa cura ed erano troppo sicuri di sè.

Nonostante nemmeno loro se ne accorgessero, vedevo nei loro occhi la disperata ricerca di normalità.

Vedevo gente che si avventava su di loro. Vedevo persone con fotocamere che li spiavano. Vedevo quello che loro non avrebbero mai potuto vedere, se qualcuno non avesse aperto bocca.

Rimanemmo in silenzio per qualche minuto. Poi, si presentarono.

"Piacere, io sono Matthew Espinosa." Disse il ragazzo biondo con tono allegro e con un sorriso.

"Lui è Cameron Dallas." Indicò il bel moro.

Qualcosa di nuovo ed inaspettatoLeggi questa storia gratuitamente!