3. La Gabbia Di Vetro

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«Sul serio? Alex l'anno prossimo si iscriverà nella nostra scuola? Ma è fantastico!» Esclamò Maddy, addentando la sua brioche.
Erika sorrise. Sapeva che la sua migliore amica aveva una cotta per suo fratello da tempo, nonostante fosse più piccolo, c'era da dire che per essere un idiota restava ugualmente un bel ragazzo alla fine.
«Dovresti dirglielo che ti piace.» Suggerì la rossa, appoggiando i gomiti sul tavolo da cucina, mentre sul suo viso si faceva largo un sorrisetto malizioso.
«Scherzi? Non posso mica presentarmi da lui e dirgli "Ehi, ciao, sono la tizia che ti stalkera su Instagram e che ha una cotta per te da quasi due anni." Mi prenderebbe per pazza!» Esclamò, con fare menodrammatico.
Erika alzò un sopracciglio, per poi scoppiare a ridere.
Non avendo mai avuto una vera cotta, non sapeva esattamente cosa si provava a sentire le farfalle nello stomaco, o sentire la propria temperatura alzarsi quando si incontrava la persona per il quale si era innamorati, o doversi stringere le mani al petto per cercare di frenare il battito cardiaco che non accennava a fermarsi... Non conosceva niente di tutto ciò, ma non se ne preoccupava molto, ogni tanto le piaceva dare consigli di cuore a chi era in questo tipo di situazioni, nonostante non avesse mai fatto esperienza sul campo.

Per la sua giovane età, è sempre stata una ragazza molto matura e fin da bambina si era ripromessa che sarebbe stata solo ed unicamente con la persona che avrebbe amato.

«Ehi, ti va di andare un po' per negozi?» Propose Maddy, con lo stesso tono di uno che programmava un crimine.
«Ma da qui al centro commerciale è tanta strada.» Constatò la rossa.
«I miei sono usciti con l'auto di mio padre, quindi quella di mamma è a nostra disposizione.» Rispose la mora, sorridendo maliziosamente.
Erika ricambiò lo sguardo, inclinando la testa al lato.
Si prospettava una fantastica giornata.

...

«Maddy! Datti una mossa! Ci sono un sacco di ragazzi carini!» Esclamò la giovane, tenendo a tracolla le sue buste piene di roba.
«Ery, lo sai che non mi interessano gli altri.» Rispose l'amica, nelle stesse condizioni, ribadendo per l'ennesima volta la sua cotta per Alex.
La rossa alzò gli occhi al cielo, mentre, facendo un grande respiro, si accinse ad abbandonare la vista di quelle meraviglie.
«Che ore sono?» Chiese Maddy, poggiandosi una mano sul fianco.
«Credo le 11:45, dobbiamo tornare a casa.» Disse in risposta Erika, scrollando le spalle.
La mora annuì con convinzione, così, le due ragazze decisero di tornare nel parcheggio del centro commerciale, dove vi era la macchina con cui erano venute.
«Aspetta, dove sono le chiavi?» Chiese la giovane dai capelli color cremisi, guardandosi le tasche.
«Non lo so, le avevo date a te, ricordi?» Rispose Madison, ora seria in volto.
«Merda, dove le ho messe?!» Si chiese la ragazza, cominciando ad agitarsi.
«Proviamo a tornare dentro, probabilmente ti sono cadute mentre facevano acquisti.» Suggerì la mora.

Le due adolescenti, quindi, tornarono dentro. Cercarono per tutto l'edificio, delle chiavi della macchina non c'era traccia.
Se qualcuno le ha prese è la fine, non ci metterà un secondo a rubare l'auto, se non le trovo mia madre e quella di Maddy mi ammazzano!
Oh, povera Erika, era disperata.
Si continuava a dare della stupida da sola, mentre la sua amica continuava a ripeterle che sarebbero saltate fuori prima o poi.

«Senti, dividiamoci, sarà più facile trovarle.» Propose quest'ultima, allontanandosi dalla rossa.
Lei si guardò intorno, continuando a visitare i posti in cui con la sua amica era stata in precedenza, chiedendo informazioni alle cassiere e agli altri dipendenti, ma purtroppo non ne ricavò nulla.
Così, decise di rassegnarsi, iniziando a camminare per il centro commerciale come un anima in pena, ormai consapevole dell'inevitabile punizione di sua madre non appena avrebbe saputo della sua ignobile distrazione nel perdere le chiavi della macchina, per di più neanche sua!
Quindi, sospirando, iniziò a guardare le persone intorno a se.
Ragazze che urlavano e ridevano come papere, fidanzati che si sbaciucchiavano, mamme che cercavano di tirare via i loro bambini piangenti dal negozio di giocattoli, papà che sembravano degli zombie per tutto quel tempo che avevano trascorso a fare shopping con le loro mogli.

A volte si chiedeva il motivo per cui gli esseri umani esistessero, si chiedeva che cosa sarebbe successo se non si fossero mai creati e si domandava che cosa ci fosse veramente dietro la gabbia.
Perché sì, a volte si sentiva come in una prigione; piena di privilegi, lussurie, ego. Una gabbia di vetro, fatta interamente per non mostrarci cosa ci sia veramente aldilà di tutto quello che noi definiamo reale.
Certe volte, si riteneva strana da sola per quanto potessero essere folli i suoi pensieri così contorti.
Chissà se c'era qualcun'altro che, da qualche parte, come lei,  si domandava certe cose.
Stupida.
Si disse. No, non c'era nessun'altro. Le altre persone non avevano tempo di farsi queste assurde domande esistenziali, allargando la propria mente, erano tutti troppo impegnati dalle nuove hit del momento, dallo sport, dalla famiglia e dal lavoro, e spesso nessuno si rendeva conto di cosa veramente fosse importante, a volte anche ignorandolo completamente.

Ah, basta! Si disse, camminando nervosamente. Scosse leggermente la testa per scacciare via quelle sue strane teorie e decise di fare un ultimo tentativo per ritrovare quelle maledette chiavi.
Lei e Maddy erano passate dall'entrata posteriore, poiché quello principale a quell'ora era ancora chiuso, forse le erano cadute da quelle parti.
Velocemente, si avviò nel retro dell'edificio, guardandosi intorno.
Anche quello aveva un parcheggio, leggermente meno ampio, e a differenza dell'altro era decisamente più spaccato e sporco per farci entrare le auto.
Un posto completamente isolato dietro ad un centro così tanto famoso nel quartiere.
La rossa girò intorno per un po', fino a quando non si accorse di un vecchio magazzino poco distante dalla sua posizione.
Stava per raggiungerlo e controllare anche lì quando, all'improvviso, il suo cellulare squillò, facendole quasi prendere un colpo.

"Pronto? Maddy?" Rispose Erika, ancora scossa per lo spavento.
"Ery, ma dove cazzo sei?! Ti sto cercando dappertutto!" Urlò la mora dall'altro capo del telefono.
"Sì, sì, stavo controllando sul retro del centro commerciale, purtroppo non le ho ancora ritrovate. Se non sono neanche qui giuro che c'è ne andiamo a piedi." Disse risoluta la ragazza.
"Come a piedi?! Erika, l'hai detto anche tu, è almeno mezz'ora di macchina."
"Ora devo andare, a dopo."
"Ma, Eri-"
E riattaccò. La rossa sospirò esausta, tornando poi a guardare il magazzino. Era così malconcio che le sembrava quasi lo stesso di un film horror anni 90'. Metteva i brividi, ma la giovane decise ugualmente di dare un'occhiata.
Entrò riluttante al suo interno, non era molto grande, ma vi erano parecchie cose, tra cui giornali, polvere e attrezzi.
La ragazza si guardò intorno, fino a che non vide qualcosa di luccicante sotto l'armadietto nell'angolo della stanza. Erano le chiavi!
Felice come una scolaretta alla fine dell'anno, si abbassò per raggiungerle, allungando la mano, ma un odore disgustoso la fece allontanare immediatamente, proveniva dall'armadio.

 Con il cuore in gola, allora, aprì lentamente l'anta, sentendo la puzza farsi sempre più forte, fino a che qualcosa non cadde rovinosamente al suolo, per poco non urlò.

Era...un cadavere.

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