Noi quattro

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Fu Dayton ad accompagnare Oliver all'aeroporto. Era l'unico a non avere vincoli di orario e la mattina libera e, nonostante le sue resistenze, volle portarcelo di persona. Leroy e Tristan lo avevano salutato prima di andare in ufficio: il primo con un lungo e affettuoso abbraccio, l'altro con semplici parole.

«Tris è così» gli disse Dayton, una volta in macchina verso l'aeroporto. «Non è molto fisico, non con noi, eccetto Leroy. Il che è buffo, se consideri che scopa come un dannato.»

«Credo che il sesso non sia intimo come un abbraccio. Per come conosco Tristan, non mi sorprende sia più resistente a mostrarsi affettuoso con persone vicine che interessato a una notte con uno sconosciuto.»

Dayton ci rifletté qualche momento. «Sì, forse. È coccoloso solo con Roy, che poi aspetta, si fa coccolare. Lui non fa niente. È egoista come un gatto, oltre che viziato.»

«A me piace così.»

«Ora, a casa, mi raccomando: vedi Jake, esci, parla con tuo padre. Fai cose.»

«Farò cose» promise, interpretando quell'espressione come un invito a non stare da solo.

«Hai paura di tornare lì, adesso?»

«No, paura no. In realtà mi sento sollevato. Spero solo di non dover rispondere a troppe domande, sono la cosa più brutta.»

Dayton parcheggiò e guardò il volante, pensieroso. «Io te ne ho fatte un sacco. Scusami.»

«Oh, no, cioè... no, va bene che se ne facciano. Insomma, avete ragione anche voi a voler capire e io lo apprezzo. Solo che a volte si vorrebbe non dover spiegare nulla.»

«Lo so.» Gli lanciò un'occhiata colpevole. «Spero che mi scuserai.»

«Non ce n'è bisogno. Da te non mi dà fastidio, non più. So che lo fai per capire davvero e non per morbosa curiosità come temo accada a casa mia.»

«Sai che devi fare, Tris te l'ha detto.»

«Fottermene, sì, sì» rise. «Ci proverò. Grazie di avermi accompagnato.»

«Piacere prima che dovere. Andiamo» e uscirono dall'auto per recuperare i bagagli. «Tanto ci sentiamo via chat, facci sapere se la sorellina gradisce. Se le piace, dille che ho consigliato io, altrimenti è colpa di Tris.»

«Siete stati pazienti entrambi nel consigliarmi. Grazie ancora. E tu tratta bene Nat, anche se non c'è bisogno che lo dica, tanto ti fa rigare dritto.»

«Per la miseria, è un caporale!» rise. «Mi fa filare meglio di mia madre.»

«Ti farà bene.»

«Tu cerca Jake.»

Oliver sorrise brevemente. Non l'avrebbe mai fatto. «Grazie ancora, Day. Di tutto.»

«Smetti di ripeterlo sempre» sbuffò, consegnando i bagagli all'imbarco.

«La gentilezza non è così scontata, ed è la cosa che apprezzo di più.»

Dayton lo guardò sorpreso. «Mi consideri gentile?»

«Molto.»

«Oh, beh» balbettò, compiaciuto e imbarazzato al tempo stesso. «Sto migliorando. Allora ciao, divertiti e ricaricati, e non ti scordare di noi. Scrivici.» Lo abbracciò, ignaro di stringere più forte di Leroy, e rimase lì anche dopo che Oliver ebbe superato il corridoio d'imbarco. Restò in sala d'attesa fino a decollo avvenuto, quando vide l'aereo levarsi; solo allora tornò alla macchina per rientrare a casa.

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