Capitolo 54 - un postmortem... doloroso

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"La prima e più saliente contrapposizione è tra uomini e donne; la seconda, fra i vivi e i morti; la terza, fra amici e nemici" (Elias Canetti)

Sono le 8:30AM, siamo solo noi quattro attorno al tavolo autoptico. Luke e Roberto sono presenti ma stanno in un angolo per non disturbare le nostre azioni e la nostra concentrazione.

Ascoltiamo Mozart, le stiamo dando un addio decoroso con la parte più coinvolgente della Messa da Requiem.

Beatrice è ancora parzialmente coperta dal lenzuolo, non ce la faccio, non posso guardarla, senza vita, pronta per essere dissezionata... da noi.
Anche Claudio e Leo hanno lo sguardo assente, Claudio l'ha amata, e anche Leo l'ha conosciuta bene, quando ha iniziato a frequentare casa Conforti, a Roma.

Erano amici, tutti e tre.

Sebbene Claudio ora la disprezzasse, e avrebbe  voluto che sparisse del tutto dalla sua vita per quello che ci aveva combinato, è evidente che è sconvolto

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Sebbene Claudio ora la disprezzasse, e avrebbe  voluto che sparisse del tutto dalla sua vita per quello che ci aveva combinato, è evidente che è sconvolto. Nessuno di noi tre avrebbe voluto che le cose finissero in questo modo.

La "pantera della Calabria" come la chiamava Lara, adesso è solamente un ammasso di carne e ossa senza vita.
Niente più risate sguaiate, o sguardi ammiccanti verso Claudio, o spiegazioni professionali e pazienti agli specializzandi. Niente più... niente.

Ci guardiamo a turno, il bisturi è lì, pronto nella vaschetta. L'esame esterno è durato poco, solo mezz'ora, in cui siamo riusciti ad esaminare il corpo con la consueta professionalità, mezz'ora in cui abbiamo notato di strano che era molto dimagrita negli ultimi cinque anni, e che aveva parecchi segni di iniezioni su braccia e caviglie. Non molto recenti, ma comunque sospetti. E gli occhi... le cornee annebbiate in modo strano, non come quelle di un normale cadavere, e le orbite giallastre, come se fosse affetta da itterizia.

Abbiamo prelevato campioni di tessuto e di sangue ma ora... ora è il momento di aprirla come deve essere fatto per un'autopsia completa e per chi muore di morte violenta. Anche se tutti sappiamo già la causa della morte, un colpo preciso, di un cecchino FBI, al cuore.

Passano almeno dieci minuti di silenzio tra noi, nessuno ha il coraggio di mettere mano al bisturi. Io quasi mi sento mancare, manco fosse la mia prima autopsia.

 Io quasi mi sento mancare, manco fosse la mia prima autopsia

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Ore 8:45AM. "Ok ragazzi ci penso io, voi siete troppo coinvolti" sento esclamare Kathy.

Prende in mano il bisturi e incide la Y.

A questo punto ci svegliamo dal trance, e torniamo ad essere i tre medici legali professionali che sappiamo essere. Torniamo "distanti" e a vedere il corpo di Beatrice come se non la conoscessimo, solo come un corpo che deve dare risposte.

E' bastato l'attimo di decisione di Kathy, grazie al cielo, l'attimo in cui lei, e solo lei, è intervenuta a iniziare la distruzione del corpo di Beatrice.

Ognuno di noi ha ora il suo compito, io mi preoccupo di prendere appunti, Claudio di fotografare e riprendere, e Leo fa tutto il resto, pesare gli organi, prenderne campioni, etichettarli e prepararli per le analisi di laboratorio.

Io e Claudio non possiamo farcela, nemmeno a toccarlo quel corpo...

Fino a che, mentre osservo Leo che estrae il cervello per pesarlo, noto qualcosa di anomalo. Sembra troppo grande per essere un cervello femminile ospitato nelle dimensioni della scatola cranica di Beatrice. Lo faccio notare e allora tutti e quattro iniziamo un'osservazione più attenta.

Leo inizia a dissezionare e troviamo una massa anomala nel lobo frontale, massa che si estende fino al corpo calloso. E' decisamente enorme, per essere ospitata in un encefalo di quelle dimensioni.

Ci guardiamo e immediatamente comprendiamo, tutto quanto.

Un tumore, un tumore che ha influenzato probabilmente il comportamento emozionale e logico di Beatrice, un tumore che, unitamente alla disperazione per le delusioni da parte degli uomini che ha amato, ne ha causata la follia.

Il lobo frontale, infatti, controlla la personalità, ha la gestione dei comportamenti e delle emozioni, nonché delle capacità intellettive, l'autocontrollo e la percezione di sé. E questo spiegherebbe da sé le modifiche comportamentali di Beatrice. Ma da quanto tempo aveva questo tumore? Non se ne era mai accorta? Con questa massa abnorme nel cranio avrebbe dovuto soffrire di emicranie fortissime e devastanti.

Immediatamente andiamo a verificare gli altri organi interni, e troviamo metastasi ovunque, non c'era una parte di Beatrice che fosse stata sottratta al tumore. Anche la spina dorsale, era come "rosicchiata" dal male.

Doveva soffrire le pene dell'inferno e ci rendiamo conto che stava morendo, che avrebbe avuto non più di uno, forse due mesi di vita. Lo sapeva anche lei? Per questo motivo aveva accelerato il piano della sua vendetta?

Ma perché non si era curata? Il tumore al cervello era operabile, si sarebbe potuto intervenire in tempo, non sarebbe impazzita e, soprattutto, non sarebbe morta. Non in questo modo terribile.

Facciamo immediatamente, da soli, senza attendere il laboratorio, l'esame dei tessuti e del sangue.

Li troviamo pieni di morfina. E così ci spieghiamo i segni di iniezione. Ma... se si iniettava la morfina allora sapeva, sapeva di stare per morire, sapeva della sua condizione.

E non era intervenuta. Voleva morire. La sua vita di dolore l'aveva portata al desiderio di morire, e immagino che quando aveva scoperto il male ci si fosse abbandonata.

Penosamente la richiudiamo. Ormai non c'è più niente da scoprire, tranne il quando. Quando aveva scoperto di essere malata. Per questo chiediamo a Luke e Roberto di attivare una ricerca presso gli ospedali di Arles, ma anche presso i centri tumori italiani. Vogliamo capire se già cinque anni fa le sue modifiche comportamentali fossero dovute all'evolvere del male. Solo così la potremo salutare definitivamente, senza più odio né disprezzo, ma con tanta, tanta tristezza nel cuore per non averla potuta aiutare.

Scriviamo in silenzio la nostra relazione e ne consegniamo copia a Luke e Roberto, ce ne andiamo sempre silenziosamente a cambiarci e poi saliamo tutti e quattro sull'auto di Leo, e ci rechiamo alla sua residenza a Cape Cod.

Dove ci sediamo nella terrazza sull'oceano, e con calma la salutiamo. Ciao Beatrice. Finalmente ritrovi i tuoi bambini.

***Fine Capitolo 54

Non me l'aspettavo questa rivelazione. Allora poi Beatrice non era poi così cattiva.

Ne sono lieta, non mi piaceva l'idea che si fosse semplicemente trasformata in mostro per un amore non corrisposto.

Ma mi fermo qui nei commenti. Troppo triste questa scoperta.

Alice Allevi, Medico Legale. Boston, MA [#Wattys2019]Leggi questa storia gratuitamente!